La «diplomazia del ping pong» e il viaggio di Nixon in Cina

Dal «Giornale del Popolo» del 13 aprile 1971: «Hong-Kong, 12 – La squadra americana di tennis da tavola (ping-pong), invitata dalla Federazione di ping-pong cinese, ha varcato sabato la frontiera della Cina, per una visita che alcuni commentatori non esitano a definire “storica”. È infatti la prima volta che cittadini americani non comunisti o almeno non simpatizzanti per il regime di Mao mettono piedi in Cina, da quando nel lontano 1949 fu fondata la Repubblica popolare cinese. Gli osservatori sono dell’avviso che, rotto il ghiaccio, gli scambi di visite si faranno subito frequenti». Era il 10 di aprile, quel sabato in cui i pongisti a stelle e strisce, accompagnati da giornalisti loro connazionali, erano entrati in Cina. A Nagoya, in Giappone, si erano appena conclusi i Mondiali di tennistavolo, durante i quali il giocatore statunitense Glenn Cowan aveva fraternizzato con quello Zhuang Zedong, un asso della disciplina. La federazione cinese invitò allora in Cina i portacolori di quella americana per disputarvi alcune partite amichevoli e conoscere almeno un po’ le peculiarità del Paese guidato da Mao Tse-Tung (o Zedong, secondo la grafia più moderna). Quella prima e straordinaria apertura della Cina nei confronti di cittadini degli USA è passata alla storia come la «diplomazia del ping pong», che spalancò le porte a un avvenimento di portata ancora più grande e significativa. Ossia la visita di Stato che il presidente americano Richard Nixon fece nella Cina comunista dal 21 al 28 febbraio del 1972.
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