L'approfondimento

La lunga estate degli Squishy, gli strani ravioli che hanno sostituito i Labubu

Un fenomeno difficile da spiegare, perché se fosse facile saremmo tutti miliardari, ma facile da raccontare visto quanto è diffuso e quanto stia diventando importante nel mercato che conta
Stefano Olivari
05.09.2026 23:55

Quella del 2026 è stata l’estate degli Squishy, come ben sanno tutti i genitori di bambini e anche adolescenti. Questi strani ravioli (sì, ravioli) hanno in pratica sostituito i Labubu su TikTok e sulle spiagge, apprestandosi a farlo anche sui banchi di scuola. Un fenomeno difficile da spiegare, perché se fosse facile saremmo tutti miliardari, ma facile da raccontare visto quanto è diffuso e quanto stia diventando importante nel mercato che conta, quello del collezionismo.

I ravioli

Cosa sono in pratica gli Squishy? I ravioli squishy, o dumpling squishy, sono piccoli giocattoli sensoriali a forma di raviolo asiatico (bao, gyoza o jiaozi) pensati per essere schiacciati e deformati. Tornano lentamente alla forma originale grazie a materiali come la schiuma poliuretanica cosiddetta ‘slow-rise’, il gel o il silicone morbido. E di solito sono venduti in una confezione che imita il cestello di bambù tipico della cottura a vapore. Non esiste uno Squishy unico, perché una delle basi del suo successo è la blind box: non sai mai quale variante uscirà, dalla glitter alla holographic a tante altre, meccanismo che alimenta l’ossessione in piccoli e meno piccoli. Lo Squishy per così dire originale è prodotto dalla RMS International, azienda con sede nel Regno Unito specializzata in giocattoli di piccole dimensioni e basso prezzo, che negli Stati Uniti opera come RMS USA, con la linea Crazy Fun. Precisazione obbligatoria, perché nelle affannose e affannate ricerche sul web alla ricerca dell’ultimo modello si arriva a un punto in cui lo stesso Squishy è venduto da tante entità diverse: ecco, RMS è come dire Crazy Fun, queste sono le due sigle di riferimento. Va detto che i primi ravioli squishy sono comparsi sul mercato nel 2020, ma inizialmente le vendite furono modeste, intorno ai centomila pezzi all’anno. La vera svolta è arrivata nel 2023, quando l'azienda ha iniziato a venderli nelle già citate in confezioni blind box, scatole che non rivelano il colore né la rarità del pezzo contenuto, distribuite in serie limitate che una volta esaurite non vengono più riprodotte. È lo stesso meccanismo che ha reso celebri i Labubu, i Sonny Angel, le bustine di figurine e i gachapon giapponesi e che nel giro di pochi mesi ha trasformato un semplice gadget da cartoleria o edicola in un oggetto da collezione inseguito in tutto il mondo. Nei primi 6 mesi del 2026, nei soli Stati Uniti, sono stati venduti 58,7 milioni di Squishy e si stima che quest’anno nel mondo si chiuderà con circa 200 milioni di pezzi originali, a cui aggiungere il numero incalcolabile di quelli contraffatti. Il prezzo cambia a seconda delle versioni, dall’equivalente di 6 franchi fino alla zona 20, una fascia che non consente di dire di no alle pressanti richieste dei figli. Sia a quelle di impulso, quando si è insieme in un’edicola (evento purtroppo improbabile), sia a quelle più ragionate, con confronti e discussioni sul web a soppesare i pro e i contro dell’acquisto di un raviolo-giocattolo.

I social

Sottolineato che tutti siamo bravi a spiegare il successo ‘dopo’, bisogna dire che dopo i Labubu il pubblico era già abituato a oggetti da collezione in blind box e quindi in un certo senso gli Squishy hanno trovato la strada già spianata. Di loro questi ravioli hanno aggiunto l’elemento sensoriale: lo schiacciamento produce un effetto visivo e tattile perfetto per i video verticali, la cui condivisione è decisiva. Quindi i pregi degli Squishy sono evidenti: costano poco, sono fotogenici, si prestano a a sedute di unboxing (la serie Netflix di riferimento per questo fenomeno è la ipnotica ‘The King of Collectibles’), a challenge e confronti vari. Volendo volare alto, possiamo dire che soddisfino il bisogno di cose che ispirino gioia e serenità in un periodo di ansia diffusa, e infatti agli adulti possono ricordare quei vecchi oggetti antistress, fra cui spicca la Stressball degli anni Ottanta. La scarsità programmata e i video del genere ‘Gli Squishy non si trovano’ hanno poi fatto il resto. A differenza di quanto accaduto con i Labubu non esistono grandi star internazionali che li ostentano come accessorio di lusso, il fenomeno attuale è più orizzontale e guidato da creator i cui nomi dicono zero alla maggioranza delle persone. In Italia hanno fatto da traino youtuber e tiktoker con milioni di follower ma che non sono mai usciti dalla bolla social: Eleonora Olivieri, Laura e Giulia, Arienne Makeup, Stefano e Ilary, DinsiemE, Mamma Giulia e Figlia Chiara, LorenzIST, Maya Pura Vida, Iolanda Sweets, Corinne Mantineo. Non esattamente Chiara Ferragni, come si nota, ma un mondo che messo insieme sposta le preferenze degli adolescenti e dei loro fratelli minori (la speranza è che un bambino di sei anni non sia su TikTok).

I modelli

I due elementi principali che caratterizzano gli squishy dumpling sono la forma (cioè quale tipo di raviolo riproducono) e la finitura (cioè il colore e l'effetto). Secondo il parametro della forma i modelli più diffusi sono il Bao/baozi (il panino al vapore cinese: tondo, bianco, con superficie liscia in schiuma che gli dà un rimbalzo molto pronunciato), il Gyoza/jiaozi (mezzaluna con le pieghe sul dorso, è il modello considerato classico), lo Xiaolongbao (il raviolo con il brodo, riconoscibile dalle pieghe fitte e sottili: è il meno comune e il più costoso), Il Wonton (forma più allungata e sottile) e il Mandu/momo (tondeggiante). Secondo il parametro della finitura gli squishy più diffusi sono il Glitter (guscio semi-trasparente con paillette all'interno che si ridistribuiscono a ogni pressione: il più presente su TikTok), l’Oro-Gold (il più raro), il Rosa trasparente, l’Arcobaleno, l’Ice.

I pericoli

L’attenzione dovrebbe essere massima per un prodotto rivolto a giovanissimi, ma il fenomeno è così recente da essere ancora nella fase dell’entusiasmo acritico. Ha fatto notizia, lo scorso 26 agosto, il sequestro avvenuto a Rosignano Marittimo (Livorno) di 11.000 giocattoli, per la maggior parte simil-squishy, privi di qualsiasi etichetta o indicazione. Il controllo su Safety Gate, il sistema europeo di allerta rapida, ha confermato che quel lotto era già segnalato e che i rischi indicati erano meccanici (soffocamento da piccole parti staccabili) e chimici (migrazione di sostanze tossiche non autorizzate in caso di manipolazione o contatto orale). In ogni caso i prodotti originali RMS/Crazy Fun, se conformi, sono pensati per i 3 anni in su. Da ricordare i segnali di allarme: odore di solvente, perdite di gel, cuciture deboli, assenza di CE e di istruzioni nella lingua del paese. Consigli: non tagliare, non scaldare, non annusare se l’odore è strano.

E la Svizzera?

In Svizzera il quadro è diverso, per quanto riguarda la sicurezza, anche se il mercato del Canton Ticino è simile a quello italiano. Il prodotto è però presente e venduto dappertutto. I dati di Galaxus collocano i principali Squishy nei primi posti delle classifiche di vendita e la peculiarità svizzera è proprio quella di avere l’e-commerce trainante, mentre in Italia lo Squishy è visto più come un prodotto da edicola, da acquisto di impulso. Va da sé che in linea di massima comprare sul web, su un sito serio, un NoName o un Keycraft sia più sicuro che farlo su una bancarella. Discorsi che valgono anche per la Svizzera tedesca, mentre in Germania i meccanismi di acquisto dello Squishy sono più vicini a quelli italiani. Di sicuro è una moda che durerà almeno fino all’estate 2027, quando sarà sostituita da un’altra. E fra 40 anni i bambini di oggi, o per lo meno quelli diventati o rimasti ricchi, si contenderanno a colpi di milioni gli Squishy più rari.