La riflessione

La terra di mezzo e il modello delle mere regole commerciali

Nel decennale dalla morte di Umberto Eco si torna a dibattere di cultura «alta e di cultura «bassa», ma la vera questione è capire le complessità del presente
Umberto Eco era straordinariamente abile nel salire e scendere tra i livelli della sua sterminata biblioteca.
Roberto Cotroneo
27.03.2026 06:00

In questo decennale dalla morte di Umberto Eco la cosa che sento di più ripetere è questa: riuscì a occuparsi dell’alto e del basso, di Aristotele e di Mike Bongiorno, o dei fumetti. Per cui tutti a ragionare: cosa avrebbe detto Eco di Sal da Vinci, o di chissà quale trasmissione televisiva. Come avrebbe trattato la saga dei Florio, o i libri di quell’autrice che si chiama Stefania S., che vende decine di migliaia di copie. E via su questa strada.

In realtà, togliendo di mezzo ipotesi e ragionamenti che non si possono fare, l’unica cosa che mi sento di poter dire, è che oggi Umberto Eco non si sarebbe occupato del basso perché non c’è più l’alto. E l’alto è talmente alto da riguardare pochissime persone, ed è socialmente e culturalmente quasi irrilevante.

Proviamo a operare un taglio di montaggio. Abbiamo iniziato il film del 2026, ora facciamo un flashback, andiamo al 1965. La televisione esiste da meno di un decennio e ha perso il suo lato sperimentale. Nascono gli Oscar Mondadori, non la prima collana economica (la BUR venne prima), ma di certo quella con più ambizione di arrivare a un pubblico sterminato. I juke-box con le monetine per ascoltare il disco preferito ormai sono ovunque, nasce il mangiadischi prodotto da Irradio con il design di Mario Bellini, e si consolida il nuovo mercato della musica leggera. Siamo nell’epoca d’oro degli sceneggiati Rai, di quell’anno è proprio Resurrezione dal romanzo di Tolstoj. Esisteva l’alto da sempre, si affianca, senza alcun collegamento vero, il mercato popolare. Un mercato popolare che non interessa soltanto un ceto medio basso che da sempre si dilettava con i feuilleton e i romanzi rosa. Ma arriva a un ceto medio alto che non ha più tempo per studi severi e libri troppo impegnativi, ma vuole un prodotto accettabile. La musica si allontana dai modelli dei grandi compositori delle opere liriche dell’Ottocento, guarda al jazz con più convinzione, i ritmi sono diversi.

Sono diversi anche i libri. La terra di mezzo è un’isola fino a quel momento sconosciuta che promette molto. I romanzi aiutano a distrarsi, e si comincia a parlare di «industria culturale». Nascono le grandi librerie popolari. Finisce per sempre l’era del piccolo libraio che ti vende il libro che porterai del rilegatore per dargli un dorso simile a tutti quelli che hai già in biblioteca.

Non si tratta più di mescolare, di mettere assieme la cultura alta e quella bassa, come vorrebbero gli osservatori più distratti. Si tratta di creare un nuovo modello che non c’era e che ha perso per strada i suoi riferimenti iniziali. 

Questo processo dura circa un decennio. Poi la storia irrompe, il mondo cambia e quella terra di mezzo si fa l’unica terra possibile: non esiste più l’alto e il basso, quello che ha sempre osservato con attenzione Umberto Eco. C’è il medio. C’è il piano rialzato, che non è uno scantinato, ma neppure il piano nobile, che restano abbandonati.

Cosa avrebbe pensato Umberto Eco dell’alto e il basso? Esiste ancora un basso o invece viaggiamo tutti dentro quell’industria che ha interesse a incoraggiare una lingua culturale media, accettabile dai colti e dai meno colti? Che non cerca di sperimentare dal punto di vista musicale perché ha bisogno di melodie riconoscibili (non orecchiabili come si diceva un tempo)? Che ha sostituito il vecchio romanzo popolare con la serie tv. Dove la narrazione e la scelta delle immagini vanno nella direzione di un realismo irrealistico.

Conta l’immediatezza, e soprattutto conta un realismo che si fa valore, e non trasfigurazione, paradosso, persino vertigine. Ma conta soprattutto un marchio di realismo che è chiaramente falso ma da cui non si può prescindere. I commissari sembrano veri, ma non assomigliano affatto ai commissari che fanno il loro lavoro ogni giorno. Gli attori interpretano personaggi che non hanno avuto quello sguardo, perché per quanto li puoi truccare hanno in realtà un altro fisico e un altro viso. Il paradosso è questo: il basso riusciva a immaginare attraverso una cifra grottesca e caricaturale. Il medio toglie il grottesco non cade nella caricatura, attraversa la letteratura di genere ma non lo fa in modo spavaldo ed eccessivo: resta fedele a modelli che vengono da un passato colto, soltanto che è svuotato della sua essenza. Come la carne sintetica rispetto alla carne vera e propria.

Non si tratta più di mescolare, di mettere assieme l’alto e il basso, come vorrebbero gli osservatori più distratti. Si tratta di creare un nuovo modello che non c’era e che ha perso per strada i suoi riferimenti iniziali. Si parla di un prodotto sconosciuto che fa genere a sé e che, come la gramigna, si prende tutto: il piano nobile come lo scantinato. Si abbassa la nostra capacità di capire le complessità, e tutto ormai obbedisce troppo spesso a regole squisitamente commerciali.