Curiosità storiche

Le amicizie galanti di Casanova a Lugano

Due secoli e mezzo fa il seduttore veneziano cercò un’oasi di pace sul Ceresio
Giacomo Casanova in un dipinto di Anton Raphael Mengs.
Léon Bertoletti
20.04.2019 06:00

«Restiamo amici». Furbetto di un Casanova! Il libertino veneziano giungeva sul Ceresio due secoli e mezzo fa, a rasserenare la mente. Era il 1769 e Giacomo, 44 anni, pretendeva (proprio lui: l’avventuriero, il seduttore) un posto tranquillo, un angolino quieto, un’oasi di pace che gli consentisse di completare e dare alle stampe la sua Confutazione alla Storia del Governo Veneto di Amelot de la Houssaye. L’aveva abbozzata durante i 42 giorni trascorsi nelle prigioni di Barcellona. Da Torino, dove ha raccolto numerose sottoscrizioni alla sua opera, Casanova arriva a Lugano agitato, preoccupato, tormentato: dal desiderio di poter finalmente fare ritorno nella sua Venezia e dalla speranza di ottenervi il desiderato perdono dagli Inquisitori dello Stato. È consapevole (e non manca di sottolinearlo nei primi due capitoli dell’ottavo volume delle sue Memorie) che da queste parti non si corre rischio di venire assillati, né biasimati, né sottoposti a censure. Prende alloggio all’albergo Taglioretti. Si accorda con lo stampatore Agnelli per la pubblicazione del lavoro. Si mette di buona lena a correggerlo, a terminarlo, a preparare la stesura definitiva. L’albergatore intanto lo consiglia con quel grammo di prudente saggezza che il mestiere gli ha insegnato: visto che si tratterrà, perché non presentarsi al Capitano governatore della città? Sarebbe conveniente, opportuno. Detto, fatto. Una sorpresa, per Casanova, scoprire che è «Mr de...». Anzi, meglio, «Mr de R...». L’uomo di mondo, il birbante galante, sa bene che nomi è meglio non farne su certe questioni. Nei suoi scritti si limita dunque ad accennarli, a lasciarli intendere, a proporli con quei puntini di sospensione in modo che esclusivamente chi può capire capisca. Ma insomma, ha conosciuto il reggente nove anni prima: nel 1760, a Soletta. È il marito di «Mad. de...»: la donna fascinosa, bellissima, dallo sguardo fatale che il veneziano ha incrociato per la prima volta a Zurigo, quando stava all’Albergo della Spada. Ah, quei suoi occhi nerissimi... Fulmini e saette, incanto a prima vista. Ne resta ammaliato, l’intraprendente Giacomo, e si traveste da cameriere per riuscire ad affiancare la signora. Inizia, manco a dirlo, una vicenda passionale. Lei è sposata, accidenti, e ha casa a Soletta. Là allora, supportato dall’ambasciatore francese de Chavigny (che s’interessa all’avventura e, chissà, forse perfino ne gode in cuor suo), il bricconcello riesce a diventare amico del marito. Affitta apposta una villa per ospitarlo con i dovuti onori, ovviamente insieme alla sua conturbante «madame». L’ingegnoso piano sembra approdare a un buon fine, lasciamo facilmente immaginare quale sia. Però, come spesso accade alle trame casanoviane tanto incredibili da non sembrare vere, quando il corteggiatore è sul punto di ottenere quello che vuole, quando il risultato sembra a portata di mano, ecco che il destino si mette di traverso e fa naufragare miseramente gli stratagemmi architettati. Alla giovane e avvenente tanto desiderata si sostituisce, nell’oscurità, una vedova brutta, gelosa, bisbetica. Povero Casanova. Non gli resta che partire subito, allontanarsi in fretta e furia da Soletta per non compromettere ulteriormente la già compromessa coniugata.

Ma torniamo a Lugano e a qualche anno più tardi. Il Capitano governatore non mostra segni di risentimento, non porta rancore, magari non sa. Accoglie il viaggiatore a braccia aperte, si congratula con lui, è tutto sorrisi e gentilezze. Lo conduce addirittura dalla moglie, ancora straordinariamente attraente, che nel frattempo è divenuta mamma di un bambino. Diamine, anche lei si mostra felice della visita inattesa. Stringe calorosamente l’ospite a sé, gli tributa grandi feste. Il resoconto degli eventi successivi non è univoco. Nell’edizione Garnier delle Memorie (copiata sulla riduzione Laforgue), Casanova sostiene di non aver nemmeno cercato di riannodare gli antichi intrighi amorosi, figurarsi, accontentandosi del titolo di amico. Eppure secondo l’edizione Rozez i fatti si sarebbero svolti in maniera diversa, decisamente meno platonica. A pensar male... Sia come sia, Casanova non smarrisce eleganza, correttezza e riservatezza nell’affrontare, ricordare, riepilogare la liaison.

Altro che soggiorno placido, comunque, altro che pacifica serenità. Le giornate luganesi vengono spese alla scrivania, tra libri, oltre che tra ricevimenti e intrattenimenti. È un periodo prolungato. Gli serve a riallacciare vecchie amicizie e a procurasene di nuove, in ambienti laici come pure tra gli ecclesiastici. Gli procura qualche noia, alcune inevitabili inimicizie. Né mancano dissidi, scontri intellettuali, sfide verbali e vivaci polemiche letterarie, duelli non con il fioretto ma a colpi di sonetto (nella tradizione dell’Arcadia). Offendersi benevolmente senza esagerare, sdegnarsi senza calcare la mano, prendersela educatamente in rima senza scadere nell’insulto pare eccitante quanto ricoprire di attenzioni e di moine, di galateo cavalleresco e di cortesie sentimentali una signora. Dopo settimane di lavoro faticoso, Giacomo Casanova vede pubblicata la sua Confutazione e riprende la via per Torino. Da perfetto gentiluomo eviterà sempre di svelare chi siano i coniugi. Ci pensa Aldo Ravà nel 1911, sul Bollettino storico della Svizzera italiana, con l’articolo Casanova a Lugano a rivelare l’identità della coppia. Si stupisce lo studioso che a lungo nessuno ci abbia pensato, si meraviglia che nessuno abbia provato la curiosità o avvertito il bisogno di affrontare una questione semplice, una ricerca elementare: confrontare archivi e lettere, verificare eventi storici e date, per venire a capo della faccenda. Ecco: nel biennio 1768-1770 Capitano di Lugano è il barone Vittorio Roll. Questa figura e i racconti di Casanova s’incastrano alla perfezione. Figlio di Federico, Vittorio nasce proprio a Soletta nel 1711. A vent’anni, nel 1731, intraprende la carriera militare al servizio della Francia. Attivo e combattivo, partecipa a molte campagne (1735, 1741, 1742, 1743, 1744) con la carica di Comandante di compagnia. Il suo rimpatrio avviene nel 1751. Viene nominato Capitano della città natale. In seguito occupa altri ruoli di prestigio nell’amministrazione civile, commerciale, politica. Finché non diventa, appunto, Capitano governatore luganese. Muore il 6 aprile 1786. Quanto alla sua donna, negli inviti ufficiali dell’alta società dell’epoca è appellata così: Signora Baronessa di Roll d’Emmenholz, moglie dell’Illustrissimo Signor Capitano Reggente di Lugano. Casanova le si rivolgeva, con ogni probabilità, chiamandola con il nome di battesimo: Luisa. Nasce nel 1737, figlia di Lodovico Hugos, e muore nel 1825. Sottovoce si tramanda che fosse allegra, amasse divertirsi e spassarsela. Vatti a fidare. Fu dunque questa Luisa, trentenne dalle occhiate scure, a far girare il capo al veneto sbarazzino: farabutto, spia volgare, narratore sfacciato per i detrattori; eroe, enciclopedista geniale, scrittore efficace per gli estimatori. In ogni caso un bellimbusto che, di fronte alla bellezza, dimostrò di saper perdere la testa con sincera, ingenua, estrema facilità.