Il libro come luogo d’incontro: a Lugano nasce un nuovo salotto itinerante

Leggere è probabilmente uno degli atti più solitari che esistano. Un libro richiede silenzio, tempo, una certa disponibilità a isolarsi dal resto. Eppure, da secoli, proprio i libri rappresentano anche un pretesto formidabile per fare l’esatto contrario: incontrarsi, discutere, conoscere persone che altrimenti difficilmente si sarebbero sedute allo stesso tavolo.
È attorno a questa idea che nasce a Lugano Libri & Social Book Club, presentato martedì sera alla Villa Principe Leopoldo. A idearlo è Malou Hallberg-Merz, che dopo una lunga esperienza di condivisione letteraria anche online ha deciso di riportare libri e conversazioni dentro uno spazio fisico. «Una storia, per me, prende davvero vita quando si condivide uno spazio», ha spiegato davanti agli ospiti. «Online è facile condividere, ma niente può sostituire la presenza, lo stare insieme, il dare qualcosa agli altri».
Il progetto avrà cadenza mensile e soprattutto carattere itinerante: nessuna sede permanente, ma luoghi diversi della città e del territorio. «L’ho chiamato Libri & Social proprio perché l’idea è quella di un club itinerante. Non vogliamo incontrarci semplicemente per stare insieme e fare “bla bla bla”. Vogliamo condividere qualcosa di positivo: un libro, una lettura, un’idea». Agli appuntamenti potranno essere invitati anche autori, giornalisti e ospiti provenienti da mondi differenti.

L’ambizione è costruire una comunità aperta, evitando l’immagine del circolo letterario riservato a pochi. Non è prevista una quota associativa né l’obbligo di partecipare a ogni appuntamento, mentre libri e temi saranno progressivamente scelti anche attraverso le votazioni dei membri. «Voglio democratizzare il book club», sottolinea Hallberg-Merz. «Lo faccio per amore della letteratura, delle persone e per portare qualcosa alla mia comunità. Lugano è casa mia da dodici anni».
Anche la lingua rifletterà la realtà cosmopolita della città. L’italiano resterà il terreno comune della discussione, ma il club sarà aperto a francofoni, germanofoni e anglofoni che possano seguire la conversazione, mentre ciascuno potrà leggere le opere nella lingua che preferisce.
La formula rimarrà volutamente semplice: si legge a casa, ci si incontra per discutere e poi la serata prosegue con un momento più informale, che potrà essere un tè, un aperitivo, un cocktail o una cena. Anche gli spazi potranno essere proposti dai partecipanti e chi possiede libri già letti potrà portarli per scambiarli con gli altri.

Una formula contemporanea che, in realtà, ha antenati lontani. A ricordarlo è stato Francesco Cerea, storico dell’età moderna e direttore culturale dell’associazione dei Borghi più belli della Svizzera, ospite d’onore della serata. Il riferimento è ai grandi salotti letterari europei del Settecento, nei quali letteratura, arte, musica e filosofia si intrecciavano alla vita sociale.
«Quando Malou mi ha invitato ho pensato subito che fosse una bella idea. “Bella” può sembrare un aggettivo banale, ma la bellezza sta anche nel rendere viva una comunità parlando di qualcosa di un po’ più profondo». E proprio la dimensione sociale, secondo Cerea, non deve essere considerata in contrapposizione a quella culturale: «Se alla mondanità si può unire una profondità culturale, uno scambio reciproco, allora il risultato diventa stimolante».
Rispetto ai salotti settecenteschi cambia però la struttura. Allora il centro era generalmente la dimora della salonnière, spesso una donna dell’aristocrazia o dell’alta borghesia capace di raccogliere attorno a sé intellettuali, artisti e filosofi. Lugano Libri & Social rovescia in parte quel modello: «Nel Settecento il luogo era fisso, qui invece abbiamo un circuito itinerante». E viene meno anche l’idea di una regia culturale imposta dall’alto, perché proposte e letture dovranno progressivamente arrivare dagli stessi partecipanti.
Per cominciare, tuttavia, un libro serviva. Cerea ha proposto Il nero Schumacher di Josef Spillmann, romanzo storico ambientato nella Svizzera centrale del Settecento e da lui curato nell’edizione italiana: una vicenda nella quale si intrecciano potere, democrazia diretta, giustizia, religione e amori contrastati. Dal prossimo incontro toccherà poi alla comunità contribuire a indicare nuove letture e nuove strade.
Un libro, dunque, come punto di partenza più che come destinazione: qualcosa da leggere individualmente per avere poi una ragione per ritrovarsi. E Cerea, guardando anche al presente, riassume così lo spirito dell’iniziativa: «Di questi tempi abbiamo sempre più bisogno di leggerezza. Ma avere momenti di leggerezza nei quali ci siano anche cultura e letteratura credo sia qualcosa di molto bello».
