Anniversari

Il talento infinito di Ed McBain, papà del poliziesco moderno

Cento anni fa nasceva a New York lo scrittore e sceneggiatore di origini italiane che con le storie gialle dell’87° Distretto ha letteralmente reinventato uno dei generi narrativi più diffusi e popolari - Assieme a Hitchcock scrisse «Gli uccelli»
Ed McBain (New York, 1926-Weston, 2005) era lo pseudonimo di Salvatore Albert Lombino.
Dario Campione
15.10.2026 06:00

Cento anni fa, il 15 ottobre 1926, nasceva a New York Ed McBain, il nipote di emigrati lucani che inventò il romanzo poliziesco moderno. Senza di lui, forse, non esisterebbe gran parte delle serie Tv che oggi inondano i palinsesti di tutto il mondo. Molti non sanno nemmeno chi sia, Ed McBain. Eppure, ne conoscono sicuramente il lavoro. Chi ha visto una fiction gialla degli ultimi quarant’anni ha già incontrato le sue idee: una squadra di detective in un commissariato scrostato, più indagini che si intrecciano, la città come personaggio. Quando morì, il 6 luglio 2005, il New York Times scrisse che aveva «praticamente inventato il police procedural americano».

Uno scrittore, molti nomi

Ed McBain era uno pseudonimo, e nemmeno l’unico. All’anagrafe si chiamava Salvatore Albert Lombino. Era figlio unico di un impiegato delle poste, Charles, e di Marie Coppola. Le radici erano italiane, in Basilicata: il nonno materno, Giuseppantonio Coppola, era partito alla fine dell’800 da Ruvo del Monte per cercare fortuna negli States.

Lombino cominciò a scrivere in Marina, durante la Seconda guerra mondiale. Poi si laureò all’Hunter College, l’università pubblica dell’Upper East Side di Manhattan, e insegnò per un periodo in una scuola di quartiere. Nel 1952 cambiò legalmente nome in Evan Hunter. Era convinto che gli editori respingessero gli scrittori con un cognome straniero. «Se sei italoamericano, non ci si aspetta che tu sia una persona colta», disse nel 1981 in un’intervista. Per firmare i suoi romanzi, oltre un centinaio, usò altri pseudonimi: Richard Marsten, Hunt Collins, Curt Cannon, Ezra Hannon e John Abbott.

Il seme della violenza

Nel 1954 pubblicò The Blackboard Jungle, uscito in italiano con il titolo Il seme della violenza. Era un romanzo in parte autobiografico su un giovane insegnante mandato in una scuola professionale difficile, dove i suoi ideali vanno in pezzi. L’anno dopo diventò un film di grande successo, diretto da Richard Brooks e interpretato da Glenn Ford, Anne Francis e Sidney Poitier.

Proprio quel successo gli aprì la strada del giallo. Un editore cercava un autore capace di scrivere una serie sul modello dei fortunati gialli di Perry Mason di Erle Stanley Gardner. Hunter accettò e scelse un nuovo nome, per non confondere i lettori dei suoi libri «seri». Come scrisse il New York Times, quei lettori potevano restare scioccati dal «pane quotidiano di McBain: caos, sangue e violenza».

La città che non dorme

Cop Hater, tradotto in italiano con il titolo Odio gli sbirri, fu il primo romanzo dell’87° Distretto. Uscì nel 1956. La critica lo considerò una rottura netta con la tradizione: fino ad allora, il giallo ruotava intorno al detective colto e spesso aristocratico, che lavora da solo e risolve il caso con calma. McBain, invece, mise al centro un’intera squadra.

Siamo a Isola, una metropoli inventata ma chiaramente modellata su New York. McBain fissa la formula del romanzo poliziesco urbano: la grande città cattiva come personaggio; più storie parallele e intrecciate tra loro; un ritmo da cinema; scene d’azione brutali; il lavoro metodico di gruppo; procedure scientifiche credibili. E poliziotti duri e cinici, ma simpatici, che parlano come se il dialogo fosse stato rubato in una tavola calda del Queens tra un turno e l’altro.

Poliziotti che restano nella storia del giallo. Steve Carella, detective italoamericano, «il cuore e la coscienza» della squadra. Sua moglie Teddy, sorda e muta. Meyer Meyer, il cui padre non volle dargli un nome di battesimo. Il giovane Bert Kling. E Fat Ollie Weeks, razzista con chiunque.

«Come avevo sottolineato a Herb Alexander, il mio editore, l’idea originale della serie era usare una sala agenti affollata di detective come un conglomerato, un tutt’uno, o se preferite un unico eroe - scrisse McBain nel 1980 - Era mia intenzione tratteggiare accuratamente il lavoro quotidiano di un poliziotto di metropoli, ma per farlo avrei usato una manciata di uomini le cui diverse personalità , caratteristiche ed elementi caratteriali, se combinati, avrebbero formato un singolo eroe: l’87ª Squadra. A quanto mi risultava, questo non era mai stato fatto, e io sentivo che la trovata era unica».

Il rifiuto delle etichette

McBain non amava le etichette. In Romance (1995), un suo personaggio protesta: i suoi libri non sono procedural, e nemmeno gialli. Sono «semplicemente romanzi sui poliziotti». Romanzi sulle loro mogli, sui figli, sui raffreddori, sui mal di pancia. Un uomo dalla prosa così dura si definiva un sentimentale: «Penso di essere un tenero», disse. «I romanzi dell’87° Distretto sono molto sentimentali, e i poliziotti sono idealisti».

Lo scrittore italoamericano fu anche un importante sceneggiatore. Il New York Times gli attribuisce circa 75 sceneggiature. La più celebre è Gli uccelli (The Birds, 1963), tratta da un racconto di Daphne du Maurier e scritta con Alfred Hitchcock. I romanzi di McBain sono poi stati portati sullo schermo, tra gli altri, anche da Akira Kurosawa (Anatomia di un rapimento, 1963), da Claude Chabrol (Rosso nel buio, 1978) e, lo scorso anno, da Spike Lee (Highest 2 Lowest, 2025).

Se una definizione dovessimo scegliere, potremmo parlare di precursore incompreso. I 30 episodi della serie Tv 87th Precinct, in onda sulla NBC nella stagione televisiva 1961-1962, non ebbero successo. Vent’anni dopo, Hill Street giorno e notte rivoluzionò il poliziesco televisivo. McBain non c’entrava nulla, ma rimase convinto, e lo confessò al New York Times, che quella serie avesse tratto dai suoi romanzi l’idea, i personaggi e lo stile.

Fino all’ultima pagina

Nel 1986, la Mystery Writers of America gli assegnò il Grand Master Award alla carriera. Nel 1998 fu anche il primo americano a ricevere il Cartier Diamond Dagger, il premio dell’associazione britannica degli scrittori di gialli.

Morì a 78 anni nella sua casa di Weston, nel Connecticut, per un tumore alla laringe. Fino alla fine aveva continuato a scrivere: Fiddlers, il 55. e ultimo romanzo dell’87° Distretto - romanzi con i quali si stima che abbia venduto oltre cento milioni di copie in 50 anni - uscì due mesi dopo la sua morte.

Einaudi, nella collana Stile Libero, ha intrapreso la ripubblicazione dell’intera serie dell’87° Distretto, uscita inizialmente in italiano con i Gialli Mondadori. Le nuove traduzioni sono introdotte da Maurizio De Giovanni, che non ha mai nascosto il suo debito verso lo scrittore newyorkese, soprattutto per i romanzi dei Bastardi di Pizzofalcone. Un debito contratto quando, 13.enne, scoprì sulle bancarelle di libri usati le storie di McBain: «Il ragazzo ha incontrato il suo autore preferito, che non smetterà mai di amare. E la sua vita di lettore non sarà più la stessa».