La crisi

L'ultimo giorno della Hoepli: Milano perde un pezzo di Svizzera

Dopo 156 anni ha chiuso lo storico negozio in Galleria De Cristoforis – Anche a Sesto San Giovanni finisce l’avventura della Tarantola, i cui fondatori diedero vita al Premio Bancarella di Pontremoli – In Francia il Gruppo Gibert ha chiesto la liquidazione giudiziale
© CdT / Chiara Zocchetti
Dario Campione
01.05.2026 21:18

Hoepli a Milano, Tarantola a Sesto San Giovanni, Gibert a Parigi, Sauramps a Montpellier. Sono soltanto alcuni dei grandi nomi di librai italiani e francesi alle prese con una crisi che rischia di decretarne la fine.

Il 30 aprile è stato l’ultimo giorno di Hoepli: ha chiuso dopo 156 anni la storica libreria dietro piazza San Fedele, nella via intitolata al fondatore, lo svizzero Johannes Ulrich Höpli, mentre l’omonima casa editrice ha ceduto - sembra per 15 milioni di euro, ma non ci sono conferme al riguardo da fonti dirette - il ramo della scolastica a Mondadori.

Pochi chilometri più a nord, nella ex Stalingrado d’Italia, in piazza Martiri di via Fani, i locali della libreria Tarantola saranno presto rilevati dalla holding Hippocrates - più di 500 punti vendita in tutta Italia con il marchio «Lafarmacia» - che espanderà gli spazi del negozio confinante. Un colpo durissimo, se si pensa che la libreria Tarantola, fondata nel 1856 a Pontremoli, dopo un passaggio a Monza era approdata a Sesto nel 1941, dando poi vita, nel centenario della sua nascita, al Premio Bancarella.

Oltralpe, una delle catene di librerie indipendenti simbolo della Francia, il gruppo Gibert, ha annunciato il deposito in Tribunale di una richiesta di liquidazione giudiziale a causa di difficoltà economiche legate, in particolare, al «calo del mercato dei libri nuovi». Gibert, 16 punti vendita in 12 città - tra cui le storiche librerie nel quartiere latino a Parigi, a due passi dalla cattedrale di Notre-Dame - ha 500 dipendenti. «L’attuale modello - ha scritto pochi giorni fa nel comunicato stampa con cui rendeva nota l’azione giudiziale - è preso a tenaglia tra l’esplosione dei costi fissi (affitto, energia) e il declino del mercato dei libri nuovi con compressione dei margini».

A Montpellier, un’altra storica catena indipendente di librerie, Sauramps, ha chiuso ormai da un anno il punto vendita al centro commerciale Odysseum, confermato da gennaio lo stop temporaneo del bookshop al Musée Fabre e ammesso grosse difficoltà di bilancio. Nel 2021, il giro d’affari ammontava a 21,3 milioni di euro, scesi a 16,3 milioni l’anno successivo, a 10,3 milioni nel 2023 e diminuiti ulteriormente nel 2024 a 8,56 milioni. Al contrario, le perdite - stimate a quasi 500 mila euro nel 2021 e limitate a 159 mila euro nel 2022, sono schizzate a 1,57 milioni di euro nel 2023 e a 1,96 milioni nel 2024.

I fattori critici

Che cosa sta succedendo attorno al mercato del libro? I dati dell’International Book Markets 2025 curati e pubblicati da NielsenIQ, BookData e GfK Entertainment dipingono un quadro non univoco. Bene i mercati indiani e sudamericani, male invece quelli europei, dove il segno meno è diffuso in molti Paesi. Nel 2025, il calo di copie comprate è stato del 4,9% in Germania, del 3% in Italia e nei Paesi Bassi, del 2,5% in Francia e nel Regno Unito (i due mercati più grandi per numeri assoluti, ndr), dell’1,3% in Polonia. Negative, nei primi 8 mesi dello scorso anno, pure le cifre della Svizzera di lingua tedesca (-1,8%) e della Svizzera romanda (- 4,4%, non sono invece disponibili dati relativi alla Svizzera italiana). In controtendenza la Spagna, che ha pareggiato sostanzialmente il risultato dell’anno precedente (+0,2%), e il Portogallo (+7%).

I grandi problemi sono chiari a tutti: si legge meno sulla carta; diminuisce il peso delle librerie indipendenti a scapito delle librerie di catene, direttamente collegate ai grandi editori interessati a promuovere e vendere soprattutto i propri titoli; la concorrenza dell’online si fa sempre più aggressiva; ed è esploso anche il fattore pirateria: nel solo mercato italiano, secondo un’indagine IPSOS Doxa commissionata dagli editori e pubblicata l’11 febbraio scorso, sono state calcolate per il 2025 perdite legate alla pirateria per oltre 722 milioni di euro.

In Italia, il fatturato delle librerie indipendenti nel 2015 ammontava a circa il 30% del totale nazionale, lo scorso anno è sceso all’11%. «Un’ecatombe che miete vittime senza distinzioni, dalle minuscole librerie di quartiere alle insegne storiche più iconiche, come la Hoepli, che ha fatto la storia culturale della città con un’offerta di titoli pressoché illimitata - ha commentato in una recente intervista Vittorio Graziani, titolare della libreria Centofiori di Milano e autore di Vendere libri è una cosa seria (Utet, 2025) - È in atto una trasformazione antropologica, stanno aumentando indiscriminatamente le librerie delle catene - Giunti, Mondadori e soprattutto Feltrinelli - e le librerie indipendenti si ritrovano accerchiate».

E poi c’è Internet. Amazon, in particolare. Una «concorrenza micidiale», sempre secondo Graziani. Pure se, a quanto emerge dai dati diffusi il 30 gennaio scorso dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Innocenzo Cipolletta durante la giornata conclusiva del XLIII seminario veneziano di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, nel 2025 anche le vendite online hanno perso il 3,9% del proprio valore, a fronte di un calo più marcato della grande distribuzione (-4,2%) e, come detto, delle librerie indipendenti, le quali hanno visto ridurre le proprie vendite dell’8,5%, pari a 1,3 milioni di copie.

L’educazione alla lettura

Nana Lohrengel, segretaria generale della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri collegata all’omonima Scuola per Librai, conferma al CdT i fattori di crisi: «I numeri dicono che, purtroppo, le librerie indipendenti sono diminuite e le catene sono cresciute. Anche l’online soffre», dato forse non del tutto previsto. «Le chiusure di Hoepli e di Tarantola - sottolinea tuttavia Lohrengel - non sono però del tutto legate alla crisi generale del mercato: hanno caratteristiche proprie che rimandano piuttosto a decisioni e motivazioni personali degli imprenditori».

Lohrengel rimane «fiduciosa: una bella libreria attrae sempre, si conferma come un punto di riferimento - dice - I punti nodali sono la formazione dei librai e l’educazione alla lettura. Portogallo e Spagna hanno investito molto in questa direzione con programmi statali e scolastici sulla lettura, i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

E il Ticino?

Come spesso accade, il Ticino è un caso a parte. Difficile fare paragoni con quanto succede in contesti internazionali. «Da noi, tutte le librerie sono indipendenti, non abbiamo strutture di catena: spesso, il proprietario lavora in prima linea», dice al CdT Prisca Wirz Costantini, titolare della Libreria Segnalibro di Lugano e presidente del comitato librai dell’Associazione librai ed editori della Svizzera italiana (ALESI). La crisi economica più generale, così come la concorrenza delle offerte online sono i fattori di maggiore sofferenza del mercato librario ticinese, «fattori ai quali devono però essere aggiunti la forza crescente del franco e il frontalierato degli acquisti nelle province italiane di confine - dice ancora Wirz Costantini - Il valore accresciuto della nostra moneta ha ridotto la cifra d’affari complessiva, un libro che fino ad alcuni anni fa si pagava 17 franchi adesso costa 12,50, i nostri margini quindi diminuiscono». Nonostante tutto, in Ticino c’è ancora fermento attorno alla lettura. «Abbiamo visto aprire nuove librerie - sottolinea la presidente dell’ALESI - I libri universitari sono sì acquistati su ebook, ma tutti gli altri generi invece resistono sul cartaceo, e ci sono libri-oggetto particolari che piacciono molto e nessuno colleziona in digitale. Non ho la sfera di cristallo ma rimango cautamente ottimista: credo che ci sia futuro e spero che cresca il numero delle persone sensibili al tema degli acquisti in loco». E a proposito dell’ultimo giorno di lavoro alla Hoepli di Milano, Wirz Costantini ricorda con affetto le visite a Lugano di Ulrico Carlo Hoepli. «Veniva a trovarci in libreria, era molto gentile e felice che avessimo aperto a Lugano. Una persona affabile, socievole. Parlavamo in svizzero-tedesco, di libri ovviamente, che amava molto. Quando chiude una libreria non è un buon segnale, la Hoepli poi è anche un pezzo della nostra storia. E mi dispiace davvero molto».