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LinkedIn conquista: ma che fine ha fatto X?

Vince LinkedIn e perde X (ex Twitter), pareggiano tutti gli altri: è questo il risultato della rivoluzione poco silenziosa che sta caratterizzando il mercato di lingua italiana dei social network
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Stefano Olivari
25.05.2026 06:00

Vince LinkedIn e perde X/Twitter, pareggiano tutti gli altri. In estrema sintesi è questo il risultato della rivoluzione poco silenziosa che sta caratterizzando il mercato di lingua italiana dei social network, per utenti giovani e diversamente giovani. Evitando i discorsi sui massimi sistemi, cosa significa questo per le nostre vite? Sono segnali buoni o cattivi?

La bolla di X

Nell’ultimo anno X ha perso 2 milioni di utenti di lingua italiana e mentre stiamo scrivendo queste righe è intorno ai 5,04 milioni di utenti totali, anche se chi lo pratica sa benissimo che gli utenti davvero attivi sono politici, giornalisti, commentatori o aspiranti tali. Una nicchia autoreferenziale, diciamo pure una bolla, che nell’era Musk ha mantenuto il fu Twitter rilevante per breaking news, dibattiti politici, cronaca in tempo reale e comunicazione istituzionale. Tutte cose che evidentemente accendono meno l’utente medio di lingua italiana perché i dati del Digital Services Act (DSA), combinati con i report pubblicitari delle piattaforme, dicono che in un anno gli utenti sono calati del 29,9% e quelli rimasti sono caratterizzati da una prevalenza (70%) maschile schiacciante e da toni che spaziano dall’aggressivo/polemico all’insider (quasi sempre finto insider), passando per lo spiritoso al cronachistico. La curiosità è che questo non è un trend globale, perché nello stesso periodo nel mondo X è cresciuto del 4%. Ad abbandonare X italiano sono poi principalmente i giovani, visto che gli utenti con meno di 24 anni sono il 23,6%, un dato imbarazzante rispetto a quelli degli altri social network. X è insomma percepita come una piattaforma da adulti, adulti nemmeno troppo simpatici, una piattaforma politica e polarizzata. I ragazzi la usano marginalmente per seguire meme virali, calciomercato, musica o notizie, ma non come app principale. In ogni caso interessante come X faccia scappare le donne, non solo quelle italofone, che quindi lasciano lo sterile dibattito a maschi motivatissimi e con tempo da perdere.  

I disoccupati di LinkedIn

Presso il pubblico di lingua italiana LinkedIn ha ormai raggiunto una penetrazione quasi incredibile, perché 25 milioni di utenti significano che un adulto su due lo usa o, più di frequente (circa 18 milioni su 25), ha un profilo da follower puro. Incrociando i dati con quelli della Svizzera (penetrazione del 59%) è facile intuire come in Ticino LinkedIn sia leggermente più forte che in Italia. In ogni caso qui non postiamo il piatto dello chef o il gattino, ma la nostra rete di relazioni e il nostro curriculum dinamico (e se non è dinamico lo facciamo sembrare tale), con il secondo fine che coincide con il primo: cambiare lavoro o trovarne uno. Ogni like è un endorsement, ogni articolo un segnale di supposta leadership, ogni cambio di mansione, magari espressa in inglese maccheronico, un aggiornamento di status. Perché il successo di LinkedIn è un segno preoccupante? Intanto perché riflette una maggiore paura della disoccupazione e poi perché abbatte il muro fra identità professionale e relazioni umane. Con una perdita comune del senso del ridicolo, raccontando vite che sono un successo dietro l’altro e una crescita perenne di responsabilità, credibilità e status. Del resto l’algoritmo della piattaforma che dal 2016 è di proprietà di Microsoft premia chi si mostra attivo, non chi lo è davvero. Anche i numeri globali danno comunque ragione a LinkedIn: 1,2 miliardi di utenti, contro i 611 milioni di X, di cui 130 milioni attivi su base quotidiana mentre X ne ha 251. Confronti giusto quantitativi, avendo le due piattaforme natura e obbiettivi molto diversi. Per quanto riguarda i giovani LinkedIn ha una peculiarità: è relativamente poco usato (però più di X, con una penetrazione del 28,4% fra gli Under 24) ma quei pochi che lo usano lo fanno tantissimo e non è difficile capire perché, soprattutto fra chi si sta per laureare. Discreto l’equilibrio di genere, con il 57% di maschi e il 43 di femmine: il lavoro o la sua mancanza riguardano tutti.

Le donne di Pinterest

Mentre gli uomini dominano X le donne hanno trovato il loro spazio principe in Pinterest. La piattaforma ha raggiunto i 10,9 milioni di utenti presso gli italofoni nel mondo, con un’audience femminile intorno al 70%. Non è certo un social di conversazione, ma un catalogo infinito di aspirazioni. Cucina, interior design, moda, viaggi, matrimoni, fitness, organizzazione domestica, eccetera: non si posta la propria vita, per quanto finta, come su Instagram, ma la vita che si vorrebbe avere. Per molte donne diventa quasi uno strumento di proiezione futura: la casa dei sogni, il matrimonio perfetto, il corpo post-parto e in generale gli argomenti che in un’era politicamente scorretta avremmo definito ‘da donne’. Interessante è che di Pinterest si parli molto poco, nonostante abbia nel mondo circa gli stessi utenti di Twitter. Se ne parla poco non per un complotto contro Pinterest ma per una serie di ragioni: non è un vero social network ma una sorta di motore di ricerca visivo, inoltre il suo pubblico ha un approccio positivo e non polemico, ci sono poche interazioni, e i suoi utenti ci passando in media una decina di minuti al giorno, un rapporto quindi senza la tossicità di altre piattaforme.

Giovani ovunque

Impossibile dire come davvero comunichino i giovani, da tante che sono le piattaforme usate. Snapchat, che molti davano per morto anni fa, nel 2025 è cresciuto del 10,6% e ha raggiunto i 5,11 milioni di utenti italofoni, superando X: la rivincita dei contenuti effimeri che poi effimeri non sono, perché gli Under 24 lo usano per comunicare in modo leggero e autentico (secondo loro), lontano dagli occhi dei genitori e dal giudizio pubblico di Instagram. Volendo pensare bene, questa crescita dimostra che i teenager cercano ancora luoghi dove poter essere imperfetti. In definitiva i mitici giovani non hanno una piattaforma unica, da anni saltano tra spazi diversi a seconda del bisogno e delle mode. La piattaforma dominante fra la Generazione Z italofona è WhatsApp, con una penetrazione ormai del 97%, davanti a YouTube (93%). Instagram (89), TikTok (80), Snapchat (65), LinkedIn (35), Reddit (30) trascinato dal gaming, LinkedIn e X. La sensazione diffusa è che questo mondo sia un po’ stagnante, pur con numeri enormi, e che venga usato sempre più in maniera strumentale: il successo di LinkedIn è quindi tutto tranne che una sorpresa.