Abbiamo ascoltato le canzoni di Sanremo 2026: Serena Brancale lancia la sfida a Fedez

Siamo stati agli studi Rai per ascoltare, accompagnati da Carlo Conti e Nicola Savino, i 30 brani in gara al prossimo Festival. Una piccola premessa, abbiamo ascoltato i brani in versione radiofonica: a Sanremo, con orchestra, regia e performance, diversi pezzi possono cambiare pelle. Detto questo, una griglia di partenza serve anche a questo: farsi smentire con dignità.
Serena Brancale – Qui con me
Dimenticate la Brancale spensierata e latineggiante dell’anno scorso: qui l’obiettivo sembra dichiarato, e si sente. Melodia iper-sanremese, costruzione pulita, una voce che se si confermerà così dal vivo lascerà in tanti a bocca aperta. Finale quasi disneyano, da grande racconto pop. Ci sono tutti gli elementi giusti al posto giusto per vincere: il rischio semmai è l’eccesso di perfezione. VOTO 8
Fedez e Marco Masini – Male necessario
Brano confezionato per far rumore (e non solo mediatico): autobiografie incastrate, ritornello che cerca l’epica emotiva, rime rivolte ad amori passati (Chiara chi?), struttura pensata per crescere serata dopo serata. Sulla carta «canzone da vittoria», con una condizione: che la resa vocale, soprattutto quella di Fedez, regga davvero dal vivo. Esattamente quello che ci si può attendere da questo duo che tanto bene ha funzionato lo scorso anno durante la serata cover. VOTO 7,5
Ermal Meta – Stella stellina
Folklore e atmosfere balcaniche, ritornello che entra subito in testa: sembra un pezzo semplice finché non ascolti il testo, che parla di emigrazione e memoria personale. Ambiziosa, e proprio per questo da seguire: dal vivo potrebbe crescere molto (c’è anche un’ombra di De André che fa capolino in filigrana). VOTO 7+
Francesco Renga – Il meglio di me
Altra canzone festivaliera, ma con qualche innesto elettronico che sorprendentemente non disturba: si fonde bene con la sua voce e la rilancia, dopo partecipazioni recenti più opache, per usare un eufemismo. Testo d’amore, sì, ma con mestiere. Da podio se l’interpretazione «sente» l’orchestra invece di subirla. VOTO 7
Arisa – Magica favola
Un gradito ritorno per una delle voci più belle della musica italiana. Inizio quasi parlato, poi apertura sul ritornello: classico, fiabesco, persino «da sigla» – ma nel testo infiltra malinconie autobiografiche che sporcano bene la superficie. Il finale, con l’ottava che si alza e il controcanto, è di quelli che dal vivo possono far cambiare umore a una sala come quella dell’Ariston. Forse troppo «da Arisa» per vincere, ma è un pezzo da standing ovation. VOTO 7+
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Dopo il buon esordio sanremiano con Chimica, assieme a Rettore, torna con un brano che gioca – forse troppo – con la stessa leva: ritornello ripetuto e appiccicoso, tagliente, pensato per rimanere. L’anima è una sorta di Nun te reggae di Rino Gaetano aggiornata al 2026: elettronica, sarcasmo, voce che funziona. Vincere è dura, ma potete già annoverarla tra i brani che ricorderemo a fine Festival. VOTO 8
Maria Antonietta e Colombre – La felicità è basta
Una canzone che sarebbe stata perfetta per i Ricchi e Poveri. Anni ’80 in faccia, con una leggerezza che non è stupidità e una consapevolezza indie sotto la superficie. Social-ready, divertente, e con quel tipo di eleganza laterale che può spingerla molto in alto. Da top 5 o da premio della critica. VOTO 7,5
Sayf – Tu mi piaci tanto
Lo dice nel testo: «canzonetta». E invece no, o almeno non del tutto. Spiazza con sonorità quasi country, decisamente meno elettronica rispetto al suo repertorio, oltretutto sfoggiando una voce quantomeno solida. Sì, il ritornello è ripetitivo e rischia la piattezza, ma il testo diverte e tanto: aspettatevi di leggere sui vari social «L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro».Potrebbe essere la sorpresa del Festival e della primavera radiofonica. 7
Levante – Sei tu
Molto autoriale, ispirata, con una bella chitarra acustica che accompagna un testo raffinato. Ma è un brano davvero difficile da interpretare e il rischio stonatura è alto. Se la performance è centrata, può puntare al premio della critica; se non lo è, rischia di rimanere «in mezzo al mucchio». Paradosso: in un’altra lingua, fuori dal contesto di Sanremo, potrebbe spopolare. VOTO 7
Tommaso Paradiso – I romantici
Prendete le prime note e lo capirete sin da subito: è Tommaso Paradiso, senza travestimenti, come lo avete sempre sentito. Tema «paternità» filtrato dal suo modo: massimi sistemi, frasi a effetto, malinconia urbana. È sempre uguale? Diamine, sì. Ma in fondo è anche il motivo per cui funziona: non sappiamo se vincerà, ma in radio la sentirete fino allo sfinimento. Certo, il rischio «Modà» è dietro l’angolo, urge rinnovamento. VOTO 6,5
Patty Pravo – Opera
Carlo Conti la chiama «Divina» e stavolta non è un’iperbole di presentazione. Voce splendida, eleganza naturale, melodia lirica che con l’orchestra Rai può diventare un gioiello. Il testo è semplice, perfino banale, ma evocativo: la canzone «funziona». Di tutte le artiste tornate a Sanremo dopo anni forse è quella che si potrà esprimere meglio. VOTO 6,5
Malika Ayane – Animali notturni
Parte ritmata, con suoni latini ed «etnici», e la sua voce elegante avvolge tutto con naturalezza. Poi si apre un ritornello anni ’70 (con un’eco Figli delle stelle) che ti fa alzare il volume. Bella canzone, radiofonica, e dal vivo può rendere molto. Chances di vittoria? Poche, ma è un brano «di qualità pop». VOTO 7
Tredici Pietro – Uomo che cade
Rap più spigoloso rispetto ai suoi ultimi lavori: niente Festival «paraculo» solo perché figlio di Gianni Morandi, anzi. Flow alternati, soluzioni elettroniche interessanti, attitudine credibile. Non da podio, ma da streaming sì. Nel finale rischia di stancare un po’, però il pezzo tiene. VOTO 6
Fulminacci – Stupida fortuna
Seconda volta all’Ariston per uno dei cantautori più interessanti in circolazione. Passo avanti rispetto a Santa Marinella, ma ci si aspetta sempre quel colpo in più che non arriva. Atmosfera vintage, immagini efficaci, però la musica resta un po’ piatta e il brano non «si stampa» subito. Piacerà con il tempo e, quando si apre nel finale, migliora sensibilmente: basterà a far scalare la classifica? VOTO 6
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Scritta con Pacifico, e si sente: piano in arpeggio, fraseggio che tende al parlato, interpretazione quasi da musical. La voce c’è e l’intenzione pure. Problema: manca un ritornello davvero riconoscibile, quello che ti fa dire «eccola» dopo tre secondi. E qui purtroppo «eccola» non lo dici neanche dopo 4 minuti. VOTO 5,5
Nayt – Prima che
Rap genuino, diretto, con quella sua onestà che la fanbase riconosce e premia e che apprezzerà anche in questa apparizione festivaliera. Forse un filo immaturo nella forma-canzone «sanremese», e ambizioni di classifica vicino allo zero, ma piacerà ai giovani e farà il suo percorso fuori dall’Ariston. VOTO 6
Leo Gassmann – Naturale
Ha un canto teatrale che può dividere, però il talento non si discute. Brano lento, sospeso tra soul e cantautorato, con un occhio evidente al Festival. Non è del tutto riuscito, ma nemmeno da bocciare: metà classifica probabile. VOTO 5,5
J-Ax – Italia Starter Pack
Un inaspettato passaggio dal rap al country, ma l’ironia resta la stessa: luoghi comuni italiani presi a schiaffi con un ritornello che potrebbe diventare sigla, jingle, meme. Artisticamente non è «grande musica», però piacerà tantissimo. Curiosità altissima per la messa in scena. VOTO 6,5
LDA e AKA 7EVEN – Poesie clandestine
Apertura con citazione «ramazzottiana», poi chitarre spagnoleggianti, un inciso in napoletano e un ritornello ballabile, memorizzabile. Radiofonicissima. Se si muove il voto territoriale come ai tempi di Geolier, può salire parecchio. E sì: questa è la canzone che immagini già cantata «in famiglia», con l’ombra di Gigi D’Alessio pronta a comparire. VOTO 6,5
Dargen D’Amico – Ai ai
Anni ’70, l’ironia tipica del rapper milanese, rime che fotografano un’Italia contemporanea tra IA e superficialità sentimentale. Bel pezzo, intelligente, e funzionerà. In alto però è difficile vederlo: più da «brano di commento» che da classifica. Dà l’impressione di essersi «sanremizzato» e questo un po’ dispiace. VOTO 6
Eddie Brock – Avvoltoi
Chitarra acustica, strofe piene di variazioni, non sempre armoniche tra loro. Primo «nanananana» del Festival: quasi mancava. Ritornello ascoltabile, ma la canzone non sembra fortissima. Potrebbe essere salvata dalla presenza scenica. VOTO 5,5
Bambole di Pezza – Resta con me
La strada del rock è costellata di buone intenzioni. Ma il rock appunto è un’altra cosa. Non si capisce a cosa servano così tanti autori per sfoderare tale quantitativo di luoghi comuni, venduti come rivelazioni. Sul palco, però, ci aspettiamo energia e impatto scenico. Almeno quello. VOTO 4,5
Luchè – Labirinto
È la versione radiofonica, d’accordo. Ma l’abuso di autotune e la sensazione di mancanza di voce già sul registrato fanno seriamente temere per il live. E soprattutto: perché un rapper che ha costruito credibilità sul «duro e puro», lo scorso anno protagonista di un feroce dissing con Salmo, sceglie un melodico così banale e pieno di luoghi comuni? Comincia male e finisce peggio. L’ennesimo arrivo a Sanremo per parlare d’amore dimenticando ogni stilema del rap. VOTO 4
Sal Da Vinci – Per sempre si
Qualcuno si aspettava una napoletanata? Eccola. A Napoli spopolerà, e questo significa voti. Il testo sembra un prompt di chatgpt: «scrivimi una canzone d’amore». Tutto rétro, dal lessico alla musica. Le canzoni belle sono altre, ma questa – proprio per la sua semplicità – rischia di andare comunque oltre la sua effettiva qualità. Il fatto che anche Conti a fine ascolto sia scoppiato a ridere dice parecchio. VOTO 5
Elettra Lamborghini – Voilà
«Non ci vuole un Nobel», dice lei. Si vero, ma almeno conoscere il pentagramma. Definirla canzone è generoso: rime scontate che diventano fastidiose, vuoto totale al centro. Andrà in radio, certo, ma non è automaticamente un bene. Dal vivo ci aspettiamo coreografia e twerking per riempire un brano che, da solo, è a dir poco vuoto. VOTO 4
Samurai Jay – Ossessione
Dopo un secondo avevamo già capito: tamarrata. E tamarrata è stata. Reggaeton di pessima specie, più da villaggio vacanze che da Ariston. Ci aspettiamo anche sbandate vocali live. Se non altro, speriamo in una coreografia che faccia divertire. VOTO 4
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Attacco molto festivaliero, super classico (forse troppo). Ben fatta, archi belli, struttura solida, voce che è una garanzia. Più che radio, però, la vedo destinata a diventare «canzone da stories»: fruizione emotiva, citazioni, condivisione. Incredibilmente la collaborazione con il fratello Thasup non sta portando assolutamente niente dal punto di vista musicale. VOTO 5,5
Michele Bravi – Prima o poi
Un Michele Bravi diverso dal solito, con un timbro di voce particolare e alcune soluzioni musicali non scontate. Testo bello, ma potrebbe non bastare per ambizioni alte. Rischia di passare come «pezzo elegante» senza quel gancio che sposta i voti. VOTO 6
RAF – Ora e per sempre
A Raf gli si vuole bene: è uno di quelli che portano addosso decenni di pop italiano e un timbro immediatamente riconoscibile. Vederlo tornare sul palco di Sanremo è una bellissima sensazione: Ora e per sempre è una ballatona d’amore malinconica, molto orchestrale, molto “Sanremo classico”. Il problema è che convince solo a metà: ben fatta, sì, ma non ti prende davvero fino in fondo. L’effetto nostalgia sul palco farà parecchio e potrebbe sollevare un brano che, sulla carta, avrebbe forse meritato di essere più asciutto, più essenziale, più Raf. Anche perché lui, quando è centrato, non ha bisogno di troppi fronzoli. VOTO 6
CHIELLO – Ti penso sempre
Musicalità che ricordano la scena indie italiana di fine anni ’90, di quelle che sembrano fatte apposta per una colonna sonora. Ti penso sempre è piacevole, scorre bene, si ascolta volentieri in macchina senza chiedere troppo. Chiello abbandona quasi del tutto la sua anima più urban e si muove su un terreno più melodico e nostalgico, con una voce che funziona. Il punto è un altro: resta da capire se questa intimità, così raccolta e poco esplosiva, riuscirà a parlare anche al pubblico dell’Ariston. Rischia di essere una di quelle canzoni che piacciono molto a chi le ascolta, ma che non lasciano il segno in classifica. VOTO 6
