Bad Bunny, la grandine e le polemiche: cosa non va all'Ippodromo La Maura, meta anche di molti ticinesi

Per una buona fetta di pubblico ticinese, un concerto internazionale significa spesso una cosa sola: scendere a Milano. E, sempre più spesso, finire all'Ippodromo La Maura, spazio all'aperto nella parte ovest della città a pochi passi da San Siro diventato, negli ultimi anni, la principale arena milanese per i grandi eventi. Si trova a un'ora scarsa di auto dal confine: per questo, tra il pubblico dei concerti più attesi, i biglietti staccati a sud del Gottardo non si contano. Anche per l'ultimo, discusso show di Bad Bunny, interrotto a causa della grandine e non più riprogrammato. Proprio quel concerto, scrive fra gli altri il Post, ha riacceso il dibattito sull'opportunità di continuare a organizzare grandi eventi in una struttura da anni criticata da addetti ai lavori e spettatori.
Che cosa è successo sabato
La violenta grandinata e il fortissimo temporale che, sabato sera, hanno interrotto il concerto di Bad Bunny avrebbero messo in crisi qualsiasi contesto all'aperto. Ma quanto accaduto alla Maura ha fatto discutere: l'evacuazione di 80 mila persone è stata caotica e disagevole, stando alle cronache e soprattutto alle testimonianze di chi c'era, pur essendosi svolta relativamente in fretta e senza gravi incidenti. Una quarantina di spettatori sono rimasti feriti lievemente dalla grandine.
Il punto, tuttavia, è un altro: i problemi emersi sono gli stessi che, con intensità minore, si ripresentano a ogni evento di queste dimensioni. Code all'ingresso e all'uscita, un afflusso sproporzionato rispetto ai servizi del quartiere, dai parcheggi ai mezzi pubblici. E nei quaranta minuti di concerto regolarmente svoltisi, per una parte consistente del pubblico è successo quel che succede sempre: ha visto poco e male.
Si vede poco, si sente poco
Le lamentele ricorrenti sono due. La prima riguarda la visibilità: chi è nel pit, l'area transennata vicino al palco, se la cava; ma l'enorme prato del parterre è completamente pianeggiante, e chi resta in fondo si ritrova a oltre 200 metri dal palco. Il tutto con biglietti non proprio economici: per Bad Bunny, ad esempio, il posto sul prato costava attorno ai 90 euro.
La seconda riguarda l'audio. Per ridurre il disturbo ai residenti, dal 2023 il Comune di Milano ha fissato un tetto di 80 decibel alla Maura (75 all'adiacente Ippodromo Snai San Siro). Considerando che un concerto rock viaggia normalmente attorno ai 100 decibel e che si tratta di una scala logaritmica, dove ogni 10 decibel in più equivalgono a un'intensità dieci volte maggiore, il risultato è che, in uno spazio completamente aperto, gran parte del pubblico sente poco.
Il nodo dei trasporti
L'altro tallone d'Achille è la gestione di arrivi e deflusso. L'Ippodromo non è servito da una fermata della metropolitana direttamente collegata all'ingresso: le stazioni più usate, Lampugnano e Lotto, sono piuttosto distanti; Uruguay, quella più vicina, viene chiusa prima della fine dei concerti per evitare ingorghi. È successo anche sabato sera, per intenderci. Con decine di migliaia di persone in movimento nello stesso momento, tutto si allunga.
A questo si aggiunge il vincolo dell'orario: i concerti devono terminare entro le 23.30. Gli artisti tendono così a iniziare puntuali, e in qualche caso lo show è cominciato mentre parte del pubblico era ancora in coda, come accaduto a giugno con Cesare Cremonini, altro concerto molto seguito dal Ticino.
La politica si muove
Nei giorni scorsi la polemica ha superato i social e coinvolto anche la politica milanese: diversi consiglieri comunali contestano l'uso dell'Ippodromo per eventi da decine di migliaia di spettatori. Il sindaco Beppe Sala, pur difendendo il piano di sicurezza, ha ammesso che la Maura non è la «soluzione ideale» e ha annunciato un confronto con il prefetto per valutare una riduzione della capienza. C'è chi la vorrebbe abbassata a circa 15 mila posti e chi, come la presidente dell'ottavo municipio, chiede di dismettere del tutto lo spazio. Il Comune stesso ha manifestato l'intenzione di acquistare l'area per farne un nuovo parco urbano. Di parere opposto Live Nation, la società che organizza tutti i concerti della Maura, secondo cui l'evacuazione ha funzionato «benissimo» e il futuro dello spazio non è in discussione.
Il vero problema: mancano le alternative
Resta un fatto, concludendo: Milano ha pochi spazi capaci di ospitare le star internazionali abituate a riempire arene da molte decine di migliaia di persone. Il Parco di Monza non ospita più grandi concerti dai disagi del 2023 con Bruce Springsteen; il Carroponte a Sesto San Giovanni e il Parco della Musica vicino a Linate arrivano a circa 10 mila posti.
L'alternativa più credibile è l'arena concerti di Rho Fiera, con una capienza fino a 68 mila posti. È fuori città, lontana dalle abitazioni, ben collegata dalla linea rossa della metropolitana (che resta aperta a fine evento) e dotata di circa 15 mila posti auto. In cemento, per giunta: un vantaggio non da poco quando arriva il temporale. Ed è, non a caso, una destinazione ancora più comoda per chi arriva dal Ticino.
