Sanremo 2026

Eddie Brock in gol a Sanremo: «Che emozione esordire al Festival»

Il cantante romano ha organizzato un modo particolare per scaricare l'adrenalina della prima serata: una partita di calcio con amici e giornalisti - Noi eravamo con lui per farci raccontare quei momenti
©ETTORE FERRARI
Mattia Sacchi
26.02.2026 16:52

Martedì sera si è esibito per la prima volta sul palco dell’Ariston, debuttando tra i Big con «Avvoltoi». Poche ore dopo, invece di chiudersi in hotel a smaltire tensione e commenti, Eddie Brock ha mantenuto una promessa fatta nei giorni scorsi: organizzare una partita di calcetto, peraltro invitando il Corriere del Ticino a giocare nella sua squadra.

E così è stato. Dalle 10.30 alle 12.30, su un campo romano, Team Eddie Brock contro una squadra di influencer, con telecronaca affidata a Riccardo Mancini. Un contesto surreale per la settimana più esposta dell’anno: tra una scivolata e un tiro fuori misura si parlava di Sanremo. È finita 5-4 per loro, sconfitta di misura. Noi ci consoliamo consapevoli di aver fatto la nostra parte, con due assist. Peraltro il cantante romano è davvero talentuoso. Ma il risultato, in realtà, era solo un dettaglio.

Il vero dopo-serata Brock lo racconta con la voce ancora accesa dall’adrenalina, forte dell'affetto dimostrato dal pubblico: «Stanotte ho dormito due ore. Troppa adrenalina, troppa emozione. Però sono stato molto soddisfatto del mio esordio, quello dell'Ariston è un palco magico. E non vedo l’ora di risalire sul palco».

Per un esordiente tra i Big, Sanremo è insieme opportunità e banco di prova. Lui non si sottrae: «Sanremo penso che sia il programma più visto nell’anno, avere quella risonanza lì è anche una bella responsabilità. Sono contentissimo di portare a più persone le mie emozioni».

«Avvoltoi» non nasce pensando al Festival, ma come naturale prosecuzione del suo percorso: «Le mie canzoni nascono tutte molto spontaneamente. Cercavo parole giuste: né troppo banali, né troppo arzigogolate».

Nel brano ritorna spesso la parola «spogliare», e lui ne amplia il significato: «Non intendo solo togliersi i vestiti: spogliarsi anche dalle paure, dai sentimenti».

E gli «avvoltoi»? «Sono le persone che approfittano delle debolezze altrui per poi trarne vantaggio».

La domanda aleggia, come sempre accade quando un artista arriva al Festival con un successo recente. Brock non si irrigidisce, anzi la trasforma in metafora calcistica – perfetta, visto il contesto: «È come se io sto giocando nel Cagliari, faccio 30 gol in una stagione, mi chiama la Nazionale e dico «no, non è il momento»: sarei un pazzo. La cosa più importante è che io mi senta pronto».

E aggiunge, con sincerità: «Prima di andare a dormire ogni tanto mi dico: «Cavolo!». Però poi quando mi alzo sono sicuro che questa canzone sarebbe dovuta stare al Festival».

Il passaggio dai club all’Ariston è anche una questione di atmosfera: «Cantare in un teatro… lì sono seduti e mi piace proprio il fatto che stiano lì ad ascoltarti».

La vera pressione non è il giudizio, ma il primo ascolto: «Ai concerti tuoi conoscono le canzoni e cantano con te. Lì invece ti stanno guardando perché vogliono conoscere qualcosa di nuovo: ti devi esprimere al meglio per farti conoscere».

La prima sera è andata. La partita pure. Ma ora si gioca il secondo tempo della sua esperienza all'Ariston: «Sono pronto, non penso tanto al televoto che può ribaltare la classifica quanto a fare ancora meglio e godermi questo viaggio meraviglioso».

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