L'intervista

Giorgio Poi: «Amo la musica perché è un gioco che non finisce mai»

Il cantautore e polistrumentista classe '86 ha pubblicato a maggio il quarto album in studio, «Schegge», e domani suonerà allo Studio Foce di Lugano: lo abbiamo incontrato
© Ilaria Magliocchetti Lombi
Mattia Darni
05.02.2026 16:01

All'attivo ha quattro album in studio l'ultimo dei quali, Schegge, è stato pubblicato lo scorso 2 maggio. Lui è Giorgio Poi, cantautore e polistrumentista classe '86 nato a Novara ma cresciuto a Roma che domani si esibirà allo Studio Foce di Lugano. Lo abbiamo intervistato.

Schegge nasce da un periodo di profonda trasformazione e raccoglie frammenti di vita ed emozioni contrastanti. Quello di oggi è quindi un nuovo Giorgio Poi? In che cosa è diverso rispetto a quello del passato?
«In alcune fasi della vita la nostra trasformazione, che è costante, prende velocità e sembra inarrestabile. Gli eventi e i cambiamenti sembrano volersi accavallare, procedere uno sull’altro, fare a gara tra loro e superarsi. Gli ultimi tre anni sono stati così, è cambiato quasi tutto nella mia vita e ho cercato di stare al passo».

L'album è stato interamente scritto, suonato e prodotto da te. Come mai questa decisione? Non ti fidi degli altri o il viaggio introspettivo che hai intrapreso richiedeva che fossi tu a fare tutto?
«In verità ho sempre lavorato in questo modo, anche sui dischi precedenti. Inizialmente credo di averlo fatto per necessità: non riuscivo a trovare altre persone che avessero voglia di impazzire con me sulle canzoni senza la garanzia di una retribuzione. Da parte mia non ero poi nella posizione di poter pagare qualcuno. Così ho imparato a fare tutto da solo. Adesso, forse, è diventata anche un’abitudine».

Un altro aspetto che contraddistingue Schegge è l’assenza di collaborazioni, in un periodo in cui queste ultime vanno molto di moda. A cosa si deve questa scelta? Va anche questa ricondotta alla volontà di fare tutto da solo?
«In passato ho fatto diverse collaborazioni, ce n’erano ad esempio nei due dischi precedenti. Stavolta, forse anche a causa del momento di trasformazione vissuto, ho sentito di dover rispettare la mia intimità ed esprimermi da solo».

Come nascono le tue canzoni?
«Di solito lascio il testo per ultimo, o quantomeno me ne preoccupo alla fine. Parto spesso da un giro di accordi e da un’idea ritmica».

Non escluderei a priori di partecipare al Festival di Sanremo, ma per il momento non ne sento l’esigenza

Che significato ha la musica per te?
«Ho iniziato a suonare quando avevo dodici anni e ho smesso di fare altri giochi in quanto la musica era diventata il mio unico interesse. L'aspetto che mi affascina è che i giochi, a un certo punto, finiscono sempre mentre questo no, almeno per il momento».

Dopo che il tuo brano Estate è entrato far parte della colonna sonora della serie Netflix Summertime hai notato un maggiore interesse nei confronti della tua musica?
«Penso che ogni passo che ho fatto in questi anni mi abbia portato un po’ più avanti. Non c’è in verità una destinazione, ma un percorso da costruire per il gusto di farlo».

A breve inizierà il Festival di Sanremo: cosa ne pensi della rassegna ed è un tuo obiettivo prendervi parte in futuro?
«Non escluderei a priori di partecipare al Festival, ma per il momento non ne sento l’esigenza. Sicuramente c’è anche una componente di ansia legata a un’esposizione così grande e concentrata in pochi giorni: non so come gestirei quel tipo di pressione».

Secondo te in che stato si trova oggi la musica italiana?
«Mi sembra che ci siano diverse cose interessanti. Mi piace molto un giovane artista che si chiama Faccianuvola, credo che le sue canzoni abbiano molto da dire».

Per concludere, che cosa c’è nel futuro di Giorgio Poi?
«Spero che ci sia l’entusiasmo, l’unico vero ingrediente che mi consente di scrivere canzoni. Finché ci sarà una piccola idea ad accendere il mio entusiasmo sarò al sicuro».