Musica

Il Festival alla «resa dei Conti»

Partita sottotono, con molta prudenza e pochi picchi emotivi, la manifestazione si avvia alla conclusione con più spinta – Sal Da Vinci parte da grande favorito, ma l’attenzione è puntata anche su Serena Brancale e la coppia Fedez-Marco Masini
©RICCARDO ANTIMIANI
Mattia Sacchi
28.02.2026 06:00

Dopo la serata delle cover – la più brillante di questa edizione – Sanremo arriva alla finale con un’inerzia diversa rispetto ai primi giorni. Era partito sottotono, con molta prudenza e pochi picchi emotivi, definito – non a torto – il più conservatore degli ultimi anni. Poi è cresciuto, lentamente ma con costanza. Le canzoni hanno iniziato a sedimentare, i ritornelli a farsi familiari, i volti a trovare la giusta misura davanti alle telecamere.

È il meccanismo tipico del Festival: ciò che al primo ascolto sembra fragile, alla terza esecuzione può diventare convincente. E anche i dati di ascolto confermano questa tendenza al rialzo.

Alcuni artisti hanno costruito il loro percorso sera dopo sera, trasformando l’incertezza iniziale in solidità. Nayt, per esempio, con la sua Prima che ha colpito non solo per la scrittura ma per la personalità: si è preso il palco dell’Ariston e nelle interviste ha mostrato una lucidità che lo ha reso credibile e mai scontato anche agli occhi di chi non lo considerava tra i favoriti. Ha dato l’impressione di sapere esattamente perché fosse lì. Levante, dal canto suo, in Sei tu ha convinto soprattutto nelle performance live: intensità, controllo, una presenza scenica che ha restituito forza a un brano che in studio appariva più costruito. Arisa sta vivendo forse la traiettoria più emotiva: la sua Magica favola ha commosso, e il pubblico sembra riconoscere in lei non solo l’interprete ma la storia personale, il percorso di cadute e rinascite che negli anni l’ha resa più vulnerabile e quindi più vera. Questa sera la gara si gioca su un equilibrio delicato. Il meccanismo è chiaro ma insidioso: si esibiscono tutti e 30 i Campioni, votano televoto ( 34%), Sala Stampa ( 33%) e Radio ( 33%), e il risultato si somma ai punteggi accumulati nelle serate precedenti. Ne esce una classifica generale che fotografa l’intero percorso. I primi cinque – annunciati senza ordine – tornano sul palco per una nuova esibizione e una nuova votazione, con le stesse percentuali. Il punteggio finale nasce dalla somma di tutto.

La vera incognita resta la frattura tra pubblico e sala stampa, che fin qui hanno espresso preferenze spesso divergenti, come hanno dimostrato le top 5 di ogni sera. Se la forbice dovesse restare ampia anche stasera, la matematica delle percentuali potrebbe generare un esito inatteso. Se invece si creerà una convergenza su uno o due nomi, la vittoria sarà più netta e meno contestata.

In questo scenario il grande favorito è quello di Sal Da Vinci. Non per sofisticate analisi musicali, anzi, ma per quello che si vede e si sente ogni sera: la sua canzone è diventata un coro. La gente la canta dentro all’Ariston, la riprende sui social con gli spiegoni sulla coreografia, diventando un piccolo fenomeno popolare. C’entra l’« effetto Napoli », o meglio « Castello delle cerimonie », ma c’entra soprattutto una cosa: il pezzo prende. È immediato, entra in testa, crea appartenenza. E al televoto questa compattezza si è vista tutta. E, aspetto fondamentale, a differenza di quanto accaduto in altre edizioni, come nel 2024 con Geolier non si percepisce una contrapposizione frontale con la stampa. Nessuno la eleva a vertice artistico assoluto – e ci mancherebbe ma molti riconoscono a Sal Da Vinci una professionalità impeccabile, una simpatia naturale, una disponibilità costante durante tutta la settimana. Ha presidiato il Festival con leggerezza e mestiere. In un contesto come Sanremo, dove la complessità musicale non è l’unico parametro, carisma e comportamento pesano. E lui, su questo piano, non ha sbagliato nulla.

Serena Brancale appare come l’alternativa più strutturata. La sua è probabilmente la canzone più «festivaliera » nel senso classico: raffinata e fatta apposta per esaltare le immense doti vocali della pugliese. Ha un’identità chiara, una vocalità riconoscibile e un impianto che convince sia le giurie sia il pubblico. In una finale dove ogni decimale può risultare decisivo, questo equilibrio rappresenta un vantaggio competitivo evidente. Ma per le strade della città si sente pochissimo: questo è un fattore da non sottovalutare.

Fedez e Marco Masini restano la mina vagante del Festival. La loro Male Necessario ha un potenziale emotivo importante, una costruzione pensata per generare empatia trasversale. Tuttavia, in una gara di consenso totale, conta anche la narrazione fuori dal palco. Sono costantemente accompagnati da un dispositivo di sicurezza visto solo a Davos per il WEF, partecipando col contagocce nei momenti informali, negli incontri con il pubblico, nella costruzione quotidiana del clima sanremese. Può sembrare secondario, ma a Sanremo nulla è davvero marginale: l’esposizione continua rafforza il legame con chi vota.

Preparate il caffè: la finale terminerà intorno alle 1.45. Per questa lunga maratona Carlo Conti sarà accompagnato da Nino Frassica e Giorgia Cardinaletti. Durante la serata è previsto l’intervento di Andrea Bocelli. Saranno presenti anche i Pooh, mentre Max Pezzali continuerà il suo collegamento dalla nave ormeggiata davanti a Sanremo, come avvenuto nelle serate precedenti.

A dispetto dei catastrofismi, Sanremo 2026 arriva quindi all’ultima notte meno prevedibile di quanto sembrasse all’inizio. Ha trovato i suoi protagonisti, le sue tensioni, le sue sorprese. Ora restano i voti e soprattutto una domanda: quale canzone è entrata davvero nelle persone? Perché alla fine vince quella che continua a essere cantata anche quando le luci dell’Ariston si spengono. E non sarà necessariamente la prima classificata.

In questo articolo: