L'operazione nostalgia di Max Pezzali ha funzionato alla grande, anche a Locarno

«Questo senso di festa che vola e che va sopra tutta la città, nella lunga estate caldissima». Non ci sono parole migliori, se non le sue, per descrivere la serata di Max Pezzali a Locarno. Il concerto di Moon+Stars ha letteralmente portato «questo senso di vita che scende e che va dentro fino all'anima». Perché quando sul palco sale Massimo, l'artista di Pavia, la nostalgia smette di essere un rimpianto per il passato e si trasforma in una straordinaria festa, un'epifania collettiva.
E Piazza Grande, alla fine di un lunghissimo tour negli stadi – Max Forever gli anni d'oro –, sembra più un party tra amici. Settemila amici. Stessa storia, stesso posto, stesso bar. E riaffiorano i ricordi dei nostalgici, quelli che si sentono ancora giovani. Perché giovani lo sono per davvero. E si ritrovano nella parole di Max Pezzali. In quegli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due. «Anche se il tempo passa per tutti lo sai, nessuno indietro lo riporterà, neppure noi».
Eppure Max Pezzali ce la fa. Riporta indietro l'odore dell'estate, della spensieratezza. E trasforma Piazza Grande in una festa a cielo aperto. Dove si balla, si canta a squarciagola, ci si abbraccia, anche tra sconosciuti. Perché i ricordi ti fanno sentire vivo. L'artista sul palco è coinvolgente, nel suo essere minimal. Si passa dalla discoteca nel vero senso del termine al romanticismo, con le coppie che cantano guardandosi negli occhi. C'è anche un ragazzo che videochiama la fidanzata: lei è a letto (la vediamo tutti sul suo schermo) forse ammalata, lui le dedica Una canzone d'amore. «Per farti addormentare, che faccia uscire il calore che non ti so spiegare. Una canzone d'amore. Solo per te». Un momento intimo dal contorno collettivo, tra cuori che battono e voci che urlano al cielo stellato.
E a Locarno c'è anche spazio per due siparietti. Il primo all'inizio, quando Max sale sul palco e la folla esplode. Ma il microfono non funziona e si sentono solo le voci di Piazza Grande. Lui torna indietro, cambia microfono e rifà tutto. Perché l'inizio della festa merita il suo momento. Alle 22.45 Max dice «mi sa che abbiamo ancora un po' di tempo da passare insieme». Passa qualche minuto e il temporale che sfiora Locarno raggiunge il palco con due raffiche di vento. Le luci si muovono, il tendone svolazza. «Stiamo mettendo in sicurezza il palco per poter continuare», annunciano gli organizzatori. «Non c'è nessun pericolo». Una decina di minuti, il tempo di assicurare tutto, la festa riparte. E ci troviamo ancora al punto che si gira in macchina il mattino alle tre, alla ricerca di qualcosa che, poi, cos'è non lo sappiamo nemmeno noi.
I fan di Max sono così. Nostalgici. Sognatori. Escono tenendosi per mano da Piazza Grande. Si concedono un ultimo ballo all'after party organizzato da FuoriCorso in Piazza Magnolia. Tornano a casa con il sorriso stampato sul volto e mille progetti. «Resta la soluzione divi del rock, molliamo tutto e ce ne andiamo a New York… ma poi ti guardi in faccia e dici: dov'è che vuoi che andiamo, con ste facce, io e te?».

