Il precedente

Mariah Carey come Louis Armstrong: quando Satchmo intonò «mee va dee kahn-tah-reh» a Sanremo

La cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 è stata caratterizzata anche dal gobbo utilizzato dall'artista statunitense, sul quale è stata riportata una trascrizione fonetica di «Nel blu, dipinto di blu»
Marcello Pelizzari
07.02.2026 18:00

Mariah Carey come Louis Armstrong, noto altresì con il soprannome di Satchmo. O quasi. La storia si ripete. Anche se, a ben vedere, cambia il supporto tecnologico. Dalla carta, ruvida, dei cartelloni di Sanremo 1968 al maxischermo ad altissima risoluzione di San Siro, teatro della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e dell'esibizione della cantante statunitense. La storia si ripete, dicevamo, con il cosiddetto gobbo a fungere da salvezza per le leggende d'oltreoceano prestate alla lingua italiana. All'epoca, il musicista jazz passò alla storia per il suo leggendario «mee va dee kahn-tah-reh». In queste ore, il popolo social è impazzito per l'interpretazione di Nel blu, dipinto di blu di Domenico Modugno di Mariah Carey o, meglio, per la trascrizione fonetica a schermo, immortalata e resa virale dal conduttore televisivo, scrittore e opinionista Tommaso Zorzi: «Voh-lah-reh nell chay-lo een-fee-nee-toe».

A Sanremo, Armstrong non si presentò come superospite ma, attenzione, come cantante regolarmente in gara. Si classificò tredicesimo, in un'edizione vinta da Sergio Endrigo e Roberto Carlos con Canzone per te. L'artista, secondo le enciclopedie del Festival, scambiò il palco per una jam session e non si accorse della durata limitata dei brani per esigenze televisive. A trarlo in inganno, secondo alcuni, fu il cachet percepito: Armstrong, visti i soldi, pensò di dover suonare un concerto di tre quarti d'ora. Pippo Baudo, alla sua prima conduzione, in seguito raccontò di esser stato costretto, seppur controvoglia, a intervenire per interrompere l'esibizione di Armstrong e far rispettare il regolamento. 

In realtà, le cose non andarono proprio così. Delle tre serate, Armstrong prese parte alla seconda e alla terza. Nella seconda serata, la sua performance fu normale. Nella terza, per contro, allungò solo brevemente l'assolo di tromba. Finito il brano, la band italiana che lo accompagnava attaccò When the Saint Go Marching In con Armstrong che acconsentì a suonare qualche nota con la tromba, salvo poi cedere il palco all'artista successivo senza che Baudo si avvicinasse per spingerlo fuori.

Ma torniamo al suo brano, Mi va di cantare, e agli enormi fogli di cartone scritti a mano con un pennarello posizionati sotto le telecamere. Su quei fogli, era stata riportata una trascrizione fonetica del brano. Armstrong, proprio come Mariah Carey, non cantò in italiano ma riprodusse suoni che somigliavano alla lingua italiana. Lo sguardo fisso di Armstrong, che molti allora scambiarono per la tipica estasi del jazzista, in realtà tradiva la concentrazione di chi, catapultato su un palco non suo, stava semplicemente cercando di non sbagliare la sillaba successiva.

Ieri, durante la cerimonia di apertura di Milano-Cortina, Mariah Carey ha fatto affidamento alla stessa tecnica per interpretare al meglio uno dei brani più iconici della canzone italiana, Nel blu, dipinto di blu come detto. Al di là delle battute, e di qualche critica, va dato atto a questi colossi della musica di aver saputo non soltanto «leggere» ma anche interpretare l'italiano sul palco. Il gobbo, insomma, non era una scorciatoia, né a Sanremo né a San Siro, ma il solo collegamento possibile con una lingua aliena.

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