Questa sera la serata dei duetti, ma dov'è Morgan?

C’è poco da fare: la quarta serata del Festival è, da sempre, quella più trasversale e attesa. È la notte delle cover e dei duetti, il momento in cui la gara si prende una pausa solo apparente per lasciare spazio alla memoria, per cantare a squarciagola e scoprire accoppiate inedite. Questa sera i trenta Campioni saliranno sul palco dell’Ariston non con il brano in gara, ma con una rilettura scelta dal repertorio italiano o internazionale. Non è un semplice omaggio: è una prova di identità. Confrontarsi con un grande classico della musica significa esporsi, dichiarare le proprie radici, misurarsi con un immaginario condiviso. E talvolta fare brutte figure, anche inaspettate.
Il meccanismo è quello consueto: televoto (34%), giuria della sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%). L’artista più votato sarà proclamato vincitore della serata. Non inciderà sulla classifica finale, ma l’impatto simbolico è spesso decisivo. La notte delle cover è quella in cui si consolidano simpatie, si creano viralità, si generano momenti destinati a restare nella storia del Festival.
Il meccanismo è quello consueto: televoto (34%), giuria della sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%). L’artista più votato sarà proclamato vincitore della serata. Non inciderà sulla classifica finale, ma l’impatto simbolico è spesso decisivo. La notte delle cover è infatti quella in cui si consolidano simpatie, si creano viralità, si generano momenti destinati a restare nella storia del Festival.
Il cartellone è ampio e attraversa generi e generazioni. Tra i duetti che generano maggiore curiosità c’è quello di Sayf, che proporrà «Hit the Road Jack» insieme ad Alex Britti e Mario Biondi. Un incrocio tra blues, soul e attitudine urban che promette dinamismo e gioco vocale. Sayf, una delle sorprese di questo Festival, arriva da due esibizioni solide e questa scelta potrebbe allargarne ulteriormente il consenso.
Attesissima anche Arisa, che salirà sul palco con il Coro del Teatro Regio di Parma per «Quello che le donne non dicono». Una scelta che punta sull’intensità e sulla costruzione corale, con un brano che appartiene al patrimonio emotivo del pubblico italiano. Arisa è interprete capace di trasformare la cover in narrazione personale, di quelle che potrebbero rendere magica anche la lettura di un elenco telefonico, e la dimensione orchestrale con l’accompagnamento di un coro potrebbe esaltare questa attitudine.
Altro duetto osservato speciale è quello di Enrico Nigiotti con Alfa su «En e Xanax». Un pezzo generazionale che, nel dialogo tra due sensibilità cantautorali diverse ma affini, potrebbe trovare nuova profondità. Tanto più che il giovane genovese aveva già stupito in «Sogna ragazzo sogna» con Vecchioni, tanto da creare una collaborazione insieme. Vedremo se anche stasera scatterà qualcosa di interessante.
La serata offrirà anche momenti più pop e leggeri: LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo in «Andamento lento», Elettra Lamborghini con Las Ketchup in «Aserejé», J-Ax con la Ligera Country Fam in «E la vita, la vita». Più cantautorali le proposte di Nayt con Joan Thiele in «La canzone dell’amore perduto», Michele Bravi con Fiorella Mannoia in «Domani è un altro giorno», Fedez e Masini con Stjepan Hauser in «Meravigliosa creatura». Senza dimenticare Serena Brancale con Gregory Porter in «Besame Mucho», che promette eleganza e raffinatezza jazz.
Solo dopo aver guardato al programma si può capire il contesto in cui questa serata si inserisce. In un’edizione che sembrava a dir poco prevedibile, le classifiche parziali di mercoledì e giovedì hanno infatti sparigliato le carte. Gli exploit di LDA con Aka 7even e di Nayt hanno rimescolato equilibri e pronostici, aprendo nuovi scenari e ribaltando i pronostici. Se alla vigilia sembrava delinearsi un confronto ristretto tra i nomi più accreditati, ora il Festival appare apertissimo. Le gerarchie sono mobili, e la sensazione è che nessuno possa sentirsi al sicuro.
In questo clima di incertezza, la serata delle cover assume quindi un valore ancora più interessante. Due anni fa, in una situazione simile, la vittoria di Geolier, in una serata dove la stragrande favorita era Angelina Mango, aveva acceso polemiche che si erano trascinate fino alla finale, dividendo platea e sala stampa e trasformando i duetti in feroce terreno di scontro. È il precedente che dimostra come questa serata, pur adesso non influente per il risultato finale, possa diventare detonatore di tensioni.
A rendere il quadro più acceso c’è anche la polemica tra Chiello e Morgan. L’irreprensibile Morgan, verrebbe da dire a denti stretti. In origine avrebbero dovuto esibirsi insieme in «Mi sono innamorato di te» di Luigi Tenco. L’ex leader dei Bluvertigo aveva parlato di una scelta condivisa di restare dietro le quinte per non oscurare il giovane artista. Versione ribaltata da Chiello in conferenza stampa: «Abbiamo fatto un po’ di prove e non si è creata quell’alchimia artistica. Ho deciso io di non portarlo e non sarà presente». Un botta e risposta che riporta alla memoria il caso Bugo-Morgan del 2020, quando la riscrittura di «Sincero», con tanto di abbandono del palco da parte di Bugo, portò alla squalifica e a uno degli episodi più clamorosi della storia recente del Festival. Morgan, ancora una volta, si ritrova così al centro di una narrazione che mescola talento e polemica. E forse il problema inizia a essere di chi lo coinvolge, convinto che si comporterà in maniera accettabile, per poi essere regolarmente smentito. Una grande e sventolante red flag, come direbbero i più giovani.
La notte delle cover sarà dunque molto più di una parentesi musicale. Sarà un banco di prova emotivo e narrativo prima dell’ultima curva. Le classifiche delle prime tre notti hanno dimostrato che il pubblico è disposto a sorprendere e a premiare anche nomi meno pronosticati, a differenza di una sala stampa più conservativa. L’esito della prossima votazione potrebbe quindi influenzare l’umore con cui si entrerà nella finale.
In un’edizione che ha già ribaltato diverse certezze, anche la notte delle cover rischia di diventare un passaggio chiave: non solo celebrazione del passato, ma snodo decisivo nel racconto di questo Festival.
