Rolling Stone conquista il «Fuori Festival» di Sanremo

Sanremo non è più solo l’Ariston. Da anni il Festival è anche ciò che accade fuori dal teatro: eventi, talk, feste, spazi firmati da brand e testate che intercettano le decine di migliaia di persone che ogni giorno affollano la città. L’Ariston resta il centro simbolico, ma non può contenere tutto. È in questo scenario che si inserisce il Covo Rolling Stone, tra gli spazi più frequentati di questa edizione di quello che ormai possiamo considerare un «Fuori Festival».
Per il secondo anno consecutivo partner del Comune di Sanremo, Rolling Stone Italia ha costruito una presenza articolata: il Covo in Corso Trento Trieste, con una programmazione quotidiana, e il Rolling Stone Party al Teatro Centrale Tabarin, che mercoledì ha riunito artisti in gara, volti della televisione, creator e operatori del settore.

«Non volevamo limitarci a organizzare una festa», spiega Matteo Zampollo, Head of Marketing di Urban Vision. «L’idea era creare uno spazio che fosse coerente con l’identità di Rolling Stone ma che dialogasse con il Festival. Un luogo alternativo, sì, ma non in contrapposizione».
La logica, insiste Zampollo, è quella della complementarità. «La visione del Festival è centrale. Noi la accompagniamo. Con il watch party di Daniela Collu offriamo un punto di vista diverso, più libero, ma allo stesso tempo garantiamo a chi è qui di seguire la gara senza perdere nulla. È un’estensione dell’esperienza sanremese».

Il Covo ha funzionato come hub continuo: talk pomeridiani, podcast live come Tintoria, il Divano Rolling per le interviste agli artisti, showcase e momenti musicali curati da Enrico Gabrielli. «Volevamo uno spazio di permanenza», sottolinea Zampollo. «Un posto dove si potesse arrivare nel pomeriggio e restare fino a sera, seguire i contenuti, incontrare artisti, vivere il Festival da un’altra angolazione».
La presenza a Sanremo si inserisce in una strategia più ampia del magazine. «Rolling Stone racconta la cultura contemporanea», dice Zampollo. «È nato con il rock, ma nel tempo ha seguito l’evoluzione dei linguaggi, dal rap alla politica, ai nuovi fenomeni sociali. Anche Sanremo ha fatto un percorso simile: ha capito che doveva intercettare la contemporaneità. Oggi certe line-up sono normali, dieci anni fa non lo sarebbero state».
Dietro il progetto c’è stato un lavoro preparatorio significativo. «Abbiamo iniziato a lavorarci dopo l’estate», racconta. «È uno dei momenti di maggiore esposizione per Rolling Stone Italia. Coinvolge redazione, marketing, vendite, produzione. È un investimento che riguarda tutta la struttura».

Un investimento reso più complesso dalle nuove misure di sicurezza necessarie dopo i tragici fatti di Crans Montana. «Le normative sono state più stringenti», ricorda Zampollo. «Abbiamo scelto di muoverci in anticipo e in piena trasparenza con il Comune. Dialogo costante, rispetto delle regole. Era fondamentale per costruire qualcosa di solido».
Il Party al Tabarin è stato il momento più visibile, ma parte di un disegno più ampio. «Abbiamo lavorato su un format crossmediale», precisa. «Il Covo, il numero speciale uscito prima del Festival, la diffusione sui maxi-led di Urban Vision in tutta Italia: sono elementi che dialogano tra loro».

Il progetto guarda anche oltre Sanremo. «Con Rai esiste già una collaborazione che può evolversi», afferma Zampollo. «Abbiamo dimostrato di poter essere un partner affidabile, capace di integrare i nostri canali con quelli televisivi. L’idea è costruire un percorso complementare».
In una città che durante il Festival diventa un palcoscenico diffuso, Rolling Stone ha scelto di presidiare uno spazio definito, tra informazione, intrattenimento e racconto. «Siamo in equilibrio», conclude Zampollo. «Restiamo fedeli alla nostra identità, ma abbiamo capito che si può stare dentro il Festival mantenendo la propria voce. Ed è questo che volevamo dimostrare».
