L'approfondimento

Rosalia e gli altri: come funzionano i rimborsi dei biglietti, in Svizzera e in Italia?

Rimborso dovuto? Non dovuto? Discussioni ben note alle decine di migliaia di ticinesi che ogni anno assistono ad almeno un concerto in Italia, in particolare a Milano e dintorni
© Scott A Garfitt/Invision/AP
Stefano Olivari
05.04.2026 09:30

Farsi rimborsare il prezzo di un biglietto per un concerto cancellato, del tutto o in parte, è a volte uno sport estremo in Svizzera, in Italia e nel resto d’Europa. Per questo ha fatto molto discutere il recentissimo caso di Rosalia, dopo il malore durante il suo concerto al Forum di Assago e il relativo rimborso. Dovuto? Non dovuto? Discussioni ben note alle decine di migliaia di ticinesi che ogni anno assistono ad almeno un concerto in Italia, in particolare a Milano e dintorni. Un fenomeno tendente all’aumento, visto che dopo i lavori post-olimpici l’arena di Santa Giulia, ribattezzata Unipol Dome e di proprietà di Eventim (cioè TicketOne), da tempio dell’hockey su ghiaccio di Milano Cortina 2026 diventerà sede di concerti: si parte il 6 maggio con Ligabue.

I fan di Rosalia

Partiamo dal fatto. Lo scorso 25 marzo 2026, all’Unipol Forum di Assago, zona a sud di Milano, il concerto di Rosalia nell’ambito del suo Lux Tour è stato interrotto dopo una decina di canzoni e circa un’ora di esibizione. La cantante catalana ha interrotto lo spettacolo visibilmente provata da quella che poi è stata spiegata come intossicazione alimentare. «Scusate, mi sento male, ho vomitato qui dietro», ha mormorato al microfono prima di lasciare il palco tra la delusione e qualche applauso di comprensione degli 11.000 presenti. Quindi non un annullamento totale, ma più o meno a metà. Eppure a sorpresa l’organizzatore, cioè Live Nation, ha deciso di rimborsare integralmente i biglietti. Una scelta che è stata per così dire ispirata dal potere contrattuale di Rosalia, senza dubbio, che non voleva fare una brutta figura con i fan, ma che in concreto ha fatto recuperare i soldi ai clienti creando al tempo stesso un danno enorme all’organizzazione. La comunicazione ufficiale è arrivata via email da Ticketmaster e TicketOne il 30 marzo, cinque giorni dopo l’evento: «Gentile Cliente, ti informiamo che a seguito dell’interruzione del concerto per motivi di salute dell’Artista, l’Organizzatore ha disposto il rimborso del prezzo del biglietto più i diritti di prevendita (15%). I pagamenti dei rimborsi saranno eseguiti a partire dal 7 aprile e fino al 30 giugno 2026». Una scelta non scontata, ribadiamo: in casi di interruzione parziale (lo show era durato comunque più dei 45 minuti spesso citati come soglia minima nelle policy che nessuno di noi legge), molte produzioni si limitano a un «grazie e arrivederci» contando sul fatto che nessuno inizierà una battaglia legale per cifre così piccole (tolti i pacchetti, VIP, il biglietto più caro per Rosalia era sui 75 euro). Ma come funziona davvero il meccanismo dei rimborsi in Italia?

La regola dei 45 minuti

Senza inerpicarci nella giurisprudenza da Google ricordiamo che la legge italiana dice che se l’evento non si svolge o si interrompe per cause non imputabili al pubblico, quindi malore dell’artista, maltempo e problemi tecnici, l’organizzatore è tenuto a restituire i soldi. Poi le condizioni generali di vendita delle piattaforme e la prassi di Live Nation, Ticketmaster e TicketOne lo prevedono quasi sempre, per annullamenti totali. Per interruzioni parziali, invece, la giurisprudenza è più sfumata: se lo show ha superato una durata minima (spesso 45-60 minuti, quindi in zona Rosalia), l’organizzatore può ritenere la prestazione parzialmente eseguita e negare il rimborso. A Milano il discorso è molto sentito, basti pensare alle polemiche post-Covid, quando nel 2020-2021 migliaia di concerti furono rinviati o cancellati. La prima risposta fu il voucher (valido 18 mesi, convertibile in denaro solo in certi casi), ma grazie alle pressioni di Altroconsumo e delle associazioni consumatori il Decreto Rilancio convertito in legge impose il rimborso in denaro per gli eventi definitivamente annullati. A Milano, dove molti fan arrivano da fuori regione o dall’estero, i costi collaterali (treno, aereo, hotel) pesano poi enormemente. Comunque al di là della questione dei 45 minuti la responsabilità dell’organizzatore si ferma al biglietto, salvo prova di dolo o colpa grave.

Troppo in anticipo

Il fenomeno dei biglietti comprati molto prima aggrava tutto, anche se poi l’artista può in teoria sentirsi male un minuto prima del concerto. In Italia i tour internazionali come quello di Rosalia vengono annunciati anche con un anno di anticipo e la maggior parte dei fan compra subito. È un rischio che i consumatori accettano, ma che genera frustrazione quando l’imprevisto colpisce. Prendiamo il concerto di Melanie Martinez al Forum di Assago, citato spesso sui social network durante la vicenda Rosalia: problemi organizzativi (posti assegnati doppi, caos sicurezza, eccetera) portarono a proteste enormi ma a nessun rimborso automatico da parte di Live Nation. Antipatico anche il caso di Rkomi, che nel 2025 ha annullato l’intero Summer Tour 2025 per imprecisati «motivi organizzativi»: rimborsi pieni, ma solo dopo settimane di attesa e reclami. Bresh ha cancellato il Marea Tour 2025 poco prima dell’estate: qui i fan hanno ottenuto voucher o rimborsi a seconda della piattaforma, senza una regola fissa. Non tutti sanno che il secondary ticketing amplifica i rischi: chi compra da rivenditori non ufficiali perde ogni diritto al rimborso, come ribadito dalle policy di Ticketmaster.

E la Svizzera?

Viste le domande che arrivano ai vari helpdesk non è superfluo ricordare che per un concerto in Italia vale la legge italiana, per uno in Svizzera la legge svizzera. In Canton Ticino e in tutta la Svizzera il meccanismo dei rimborsi per concerti ed eventi live si basa principalmente sul Codice delle Obbligazioni e sulle Condizioni Generali di Contratto (CGC) delle piattaforme di vendita biglietti, piuttosto che su una legge specifica di protezione dei consumatori come in Italia. Possiamo quindi dire che in Svizzera è il caso di perdere qualche minuto a leggere le condizioni contrattuali, mentre per un concerto in Italia si può anche evitare. Comunque anche in Svizzera in caso di annullamento totale dell’evento il consumatore ha generalmente diritto al rimborso del prezzo del biglietto: Ticketcorner e Ticketmaster rimborsano su indicazione dell’organizzatore, di solito a 30 giorni dalla data originaria dell’evento. Non sono mai rimborsati i costi accessori (viaggio, hotel, parcheggio), salvo prova di colpa grave dell’organizzatore. E se a Lugano si fosse verificato un caso Rosalia? Per l’interruzione parziale la prassi è più rigida; gli organizzatori rimborsano solo se l’interruzione avviene prima del primo intervallo o prima della metà della durata prevista dello spettacolo. In caso di rinvio i biglietti restano validi per la nuova data e non c’è diritto al rimborso, a meno che l’acquirente non abbia stipulato un’apposita assicurazione. Sconsigliabile sempre l’acquisto sul mercato secondario. In sintesi, in Svizzera il sistema è più «contrattuale» rispetto all’Italia: il rimborso non è sempre automatico né obbligatorio per legge, ma è prassi comune per annullamenti totali. Di sicuro, che il concerto si faccia o non si faccia, gli organizzatori intascano i soldi con un anno di anticipo.