Sanremo 2026, diamo i voti alla prima serata

Ditonellapiaga – «Che fastidio!»
Ai preascolti era già tra le più convincenti e sul palco conferma personalità. La versione live è tuttavia meno convincente rispetto al radio edit, ma il pezzo ha un’identità forte, un elenco dissacrante che resta in testa e una costruzione intelligente. Forse il paragone con Rino Gaetano è stato azzardato. Tra le vere candidate alla vittoria. 7,5
Michele Bravi – «Prima o poi»
Interpretazione misurata, elegante, con orchestra che accompagna senza invadere. La canzone non è una mazzata emotiva ma è coerente e scritta con equilibrio. Non sembra materiale da vittoria, ma è una prova solida e professionale. 6
Sayf – «Tu mi piaci»
Ritornello immediato, atmosfera leggera ma non superficiale. Il pezzo ha quella qualità radiofonica che a Sanremo fa la differenza, e lui sul palco è naturale, mai forzato. Può crescere molto con il televoto, soprattutto tra i più giovani. Non rivoluziona nulla, ma funziona. 7
Mara Sattei – «Le cose che non sai di me»
Ballad classica, emotiva, forse fin troppo. Il brano è costruito bene ma non trova mai il guizzo che lo rende riconoscibile tra trenta proposte. L’impressione è di una scelta prudente, quasi trattenuta. Non sfruttare appieno il talento del fratello, produttore di successo, è un vero peccato. 5,5
Dargen D’Amico – «Ai ai»
Continua il suo percorso tra ironia e critica sociale, con un testo che gioca sul presente e sull’ossessione tecnologica. Scenicamente resta uno dei più riconoscibili, ma musicalmente il pezzo è meno incisivo rispetto ai suoi precedenti Festival. Coerente, ma non memorabile. 6
Arisa – «Magica favola»
Voce impeccabile, controllo totale, interpretazione che non sbava mai. La canzone ha una melodia quasi fiabesca che cresce con l’orchestra. È una di quelle che può guadagnare terreno ascolto dopo ascolto. Se il Festival premia ancora la voce pura, Arisa è lì. 7
Luché – «Labirinto»
Operazione interessante sulla carta, il risultato finale lascia però perplessi. Ogni cantante dovrebbe proporre il genere per cui è famoso, soprattutto se in live emergono limiti vocali e una certa rigidità interpretativa. Ultimamente però, soprattutto coi rapper, non è quasi mai così. 5
Tommaso Paradiso – «I romantici»
Paradiso resta fedele al suo immaginario: nostalgia, immagini quotidiane, malinconia controllata. Il brano scorre senza inciampi, ma anche senza vere sorprese. È una canzone che puoi ascoltare volentieri, ma che difficilmente diventerà il simbolo di questa edizione. 5,5
Samurai Jay – «Ossessione»
Qui il problema non è il gusto personale, ma la qualità complessiva. Lui si diverte, come si divertiranno gli ospiti del villaggio vacanze a cui è dedicata una «cosa» del genere. Noi un po’ meno. 4
Raf – «Ora e per sempre»
Il richiamo al suo passato è inevitabile e suggestivo. La canzone ha un impianto classico, sentimentale, coerente con la sua storia. Il limite è nella resa vocale, che appare faticosa in diversi passaggi. Non è il suo miglior ritorno, ma resta un momento carico di memoria. 6
J-Ax – «Italia starter pack»
Ironico, diretto, perfettamente riconoscibile. Il pezzo non pretende profondità liriche, ma centra il bersaglio dell’intrattenimento intelligente. Se l’avesse fatto assieme ai Vad Vuc avrebbe vinto Sanremo. Ma così non è stato. 6,5
Fulminacci – «Stupida sfortuna»
Cresce rispetto alle prime impressioni. Ha scrittura, ironia e una costruzione melodica che non scivola mai nel banale. In live è stato convincente e più sicuro del previsto. Potrebbe essere una delle vere sorprese in classifica finale. 7,5
Levante – «Sei tu»
Brano complesso, meno immediato, con un’intensità che richiede ascolti ripetuti. Vocalmente non sempre perfettamente centrata, ma emotivamente coinvolgente. Potrebbe avere un percorso più lento, da recupero. 6,5
Fedez & Masini – «Male necessario»
Accoppiata che incuriosiva molto. Il risultato è corretto ma non esplosivo. Le due personalità non sempre si fondono davvero, a volte sembrano proprio scollegate. Il paragone tra le due voci è poi a dir poco impietoso, soprattutto se devono cantare assieme. Non è un passo falso, ma nemmeno il colpo di scena che speravamo. 6,5
Ermal Meta – «Stella stellina»
Brano con un’identità precisa e un impianto quasi narrativo. Nonostante la struttura musicale apparentemente semplice, è una delle canzoni più impegnate della gara, con un messaggio chiaro ma non didascalico. Non ha convinto la sala stampa, ma il pubblico potrebbe ribaltare la classifica. 7
Serena Brancale – «Qui con me»
Voce potente, interpretazione intensa, costruzione melodica da alta classifica. È uno dei pochi pezzi che sembra davvero «nato» per il palco dell’Ariston. E poi il testo, dedicato alla mamma scomparsa da poco, è meraviglioso. Se deve emergere una favorita credibile, il nome è il suo. 8
Nayt – «Prima che»
Esordio pulito e coerente con la sua identità. Testo curato, performance controllata. Non punta al colpo di teatro, ma alla credibilità. E in mezzo a molte forzature, non è poco. 6,5
Malika Ayane – «Animali notturni»
Raffinata, elegante, potremmo dire «Vanoniana», con un’orchestra che la valorizza molto. Forse un filo distante emotivamente, ma è una delle proposte meglio confezionate. Non farà rumore, ma resta. 7
Eddie Brock – «Avvoltoi»
Brano interessante, ma l’esecuzione non è stata assolutamente all’altezza. Inoltre l’orchestra non valorizza appieno lo spirito del brano, che nella versione radiofonica gioca tra parti acustiche ed altre elettriche L’emozione ha inciso sull’intonazione. Ha margine di recupero, ma la prima impressione pesa. 6
Sal Da Vinci – «Per sempre sì»
Clima neomelodico da «Castello delle cerimonie». La sala stampa ha applaudito e ballato, ma poi non l’ha premiato al voto. E questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Più momento che canzone competitiva. Funziona come spettacolo, meno come proposta artistica da gara. 5
Enrico Nigiotti – «Ogni volta che non so volare»
Scrittura solida, grazie anche alla penna di Pacifico, sensibilità evidente. Manca però un ritornello forte che lo distingua davvero. Resta in zona intermedia. 6
Tredici Pietro – «Uomo che cade»
Inizio sfortunato con microfono non funzionante, poi diverse imprecisioni vocali. Il pezzo non è mal costruito, anzi, ma la resa live lo penalizza molto. 6
Chiello – «Ti penso sempre»
Meno fragile del previsto. Restano le imprecisioni, ma evita il disastro e alcuni passaggi propongono sonorità interessanti. Ha un pubblico definito, non sembra da alta classifica. Attendiamo la serata dei duetti, dove l’esibizione sotto la supervisione di Morgan potrebbe passare alla storia. Per i motivi sbagliati. 5,5
Bambole di Pezza – «Resta con me»
Presentate come rock, ma di rock non c’è niente. Luoghi comuni e cliché in grande quantità, ma a irritare è la loro supponenza a dir poco irritante. 4
Maria Antonietta & Colombre – «La felicità e basta»
Sound gradevole, ma forte sensazione di già sentito. Sono «colpevoli» di essere la nuova coppia immediatamente dopo l’estenuante parabola dei Coma Cose. Non disturba, non sorprende. Resta a metà strada. 6
Leo Gassmann – «Naturale»
Prestazione poco incisiva, brano che non trova mai un vero slancio. Una delle prove meno convincenti della serata. È la seconda apparizione tra i big che fallisce, forse bisogna chiedersi se davvero merita questo palco. 5
Francesco Renga – «Il meglio di me»
Voce sempre importante, tecnica evidente. La canzone è discreta ma non memorabile. Resta nella sua zona di comfort. È la sua undicesima partecipazione a Sanremo, l’impressione è che forse non ha più molto da dire in questo genere di manifestazione. 5,5
LDA & Aka 7even – «Poesie clandestine»
Napoletanità marcata, struttura semplice. Probabile percorso migliore in radio che in classifica, anche se potrebbe essere votata da tanti giovani. Non lascia un’impronta forte. 5,5
Elettra Lamborghini – «Voilà»
Indecente. 3
Patty Pravo – «Opera»
Icona sempre, ma il brano non sostiene e non rende onore la sua storia. Presenza affascinante, canzone poco incisiva. Mezzo punto in più per la voce, a 77 anni canta meglio della maggior parte delle donne in gara. 6
