Musica
Eurovision 2026
Nonostante una performance convincente, Veronica Fusaro viene eliminata in semifinale - Le pagelle e i commenti del Corriere del Ticino
LIVE

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Che beffa per Veronica Fusaro
Era dal 2018 che la Svizzera non raggiungeva la finale di Eurovision. E purtroppo è successo quest'anno a Vienna, nonostante un brano di qualità, indubbiamente migliore rispetto a quelli di altri Paesi che si esibiranno sabato. Ma Veronica Fusaro ha pagato l'essere troppo musicista e troppo poco personaggio, in una semifinale comunque piacevole, dove finalmente abbiamo sentito un po' di buona musica. Le dinamiche dell'Eurovision però sono queste, volenti o nolenti dobbiamo accettarle.
Sarà un peccato non risentire «Alice» in finale, la ascolteremo volentieri dal vivo a Locarno, dove Veronica Fusaro si esibirà nei giorni del Pardo.
Ma intanto vi ringraziamo per essere stati con noi e vi aspettiamo per la finale di sabato, sempre con le nostre pagelle e i nostri commenti impertinenti!
23:15
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Ecco i finalisti
Ecco i Paesi che si sono qualificati per la finale di sabato:
- Bulgaria
- Ucraina
- Norvegia
- Australia
- Romania
- Malta
- Cipro
- Albania
- Danimarca
- Repubblica Ceca
22:36
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Si chiude con la Norvegia
La Norvegia chiude la semifinale continuando fedelmente a proporre quel mix tra rock leggero, pop elettronico e ritornelli urlati che nel Nord Europa adorano da anni. «YA YA YA», con cui JONAS LOVV parla di libertà, euforia e voglia di vivere senza pensare troppo alle conseguenze. Tradotto: saltare e urlare «ya ya ya» per tre minuti.
Lui si presenta sul palco con una salopette di pelle abbastanza improbabile, a metà tra operaio fetish e villain di un videogioco post-apocalittico.
La canzone non è nemmeno terribile, anzi ha un’energia che funziona abbastanza bene live. Però dopo trenta secondi hai già capito esattamente tutto quello che ti darà. E non ne vorrai altro alla fine dei tre minuti. VOTO 5,5
22:33
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Bella ciao (alla sobrietà)
L’inizio di «Bella» fa quasi sperare in qualcosa di interessante, con quelle sonorità che ricordano vagamente Il Padrino. Poi però il sogno finisce subito e AIDAN si trasforma in una specie di crooner improbabile vestito come un cowboy fetish tra pelle, latex e decisioni estetiche discutibili. Un Michael Bublè fuori fascia protetta.
La canzone dovrebbe essere un pezzo dance-pop su seduzione e autostima. Per fortuna non ho giocato a bere ogni volta che dice «Bella», altrimenti sarei già in coma etilico dopo 20 secondi.
Sarebbe servito meno bella nel testo e più nella canzone. VOTO 4,5
22:26
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Albanian Rhapsody
Prima di tutto: grazie all’Albania per aver messo i sottotitoli in inglese. Perché «Nân», cantata interamente in albanese, almeno ci permette di capire che Alis sta dedicando il brano alla figura materna e alle proprie radici familiari.
I toni sono epici, quasi solenni, mentre la coreografia sembra una versione un po’ cringe del video di Bohemian Rhapsody dei Queen, rifatta con budget leggermente inferiore e molta nebbia artificiale.
Si apprezza la volontà di mantenere sonorità folk e identità nazionale. Però, oltre all’atmosfera, resta sinceramente poco altro. VOTO 5,5
22:16
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L'Ucraina lascia parlare la musica
L’Ucraina negli ultimi anni ci aveva abituati a performance inevitabilmente legate alla guerra e alla situazione geopolitica. «Ridnym», invece, prova finalmente a tornare soprattutto una canzone. E paradossalmente questo potrebbe penalizzare LELÉKA in un contesto come quello di Eurovision, dove le dinamiche per emergere non sono necessariamente legate alla competenza musicale.
Il brano parla di radici, appartenenza e memoria, mescolando folk ucraino ed elettronica contemporanea. La performance è molto riuscita: bella la coreografia, molto bella la voce della cantante e anche l’ingresso della parte elettronica funziona davvero bene senza distruggere l’atmosfera. Spettacolare anche l'acuto nel bridge. Una delle esibizioni più complete della serata. VOTO 7
22:12
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Tutta questa strada per questo?
L’Australia si fa mezzo giro del mondo per arrivare all’Eurovision con «Eclipse», classico pop radiofonico sul rialzarsi dopo un periodo buio e ritrovare sé stessi. Tema che all’Eurovision vale più o meno quanto cantare una ballata sotto la pioggia artificiale.
La canzone è abbastanza anonima e dà continuamente la sensazione di essere stata scritta da un team di autori che aveva come obiettivo «non disturbare nessuno». Però una differenza rispetto a tanti altri si vede: Delta Goodrem sul palco ha presenza vera e una voce importante.
E poi il pianoforte in playback resta sempre uno dei miei più grandi guilty pleasure. Lei suona con intensità drammatica, anche con una sola mano, io fingo di crederci estasiato. VOTO 6,5
22:04
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The Walking Denmark
Søren Torpegaard Lund canta «Før Vi Går Hjem», ballata malinconica sulla fine di una relazione e sugli ultimi momenti prima di lasciarsi davvero. Molto eurovisiva, troppo eurovisiva.
L’unico spunto degno di interesse arriva con un balletto che ricorda contemporaneamente l’esultanza di Mario Balotelli e Davide Santon di ormai tanti anni fa e una scena di The Walking Dead. I ballerini sembrano zombie emotivamente provati da troppe semifinali Eurovision consecutive. Tra i favoriti alla vittoria finale, non per me. VOTO 6
21:59
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Eleganza lettone
Tutto nella performance della lettone Atvara prova a suggerire raffinatezza: luci minimali, movimenti lenti, atmosfera sospesa e «Ēnā» che parla di ansia, isolamento e fragilità interiore. Bellissimo l'effetto delle ombre sul palco.
Il problema è che questa ricercatezza estetica non si riflette davvero nella voce, che resta piuttosto fragile e poco incisiva. L’effetto finale è elegante, sicuramente. Ma anche abbastanza freddo e poco convincente. Scorderemo facilmente questa performance. VOTO 5,5
21:50
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La quota kitsch di Cipro
Sin dalla prima nota era chiaro che Cipro ci avrebbe riportati immediatamente nelle sonorità più kitsch dell’Eurovision. Poi parte il balletto e arriva anche la conferma definitiva.
Le Antigoni con «JALLA» trasformano il palco in una discoteca mediterranea piena di ritmi orientali e dance-pop da villaggio turistico. E tutto sommato funziona pure, almeno come intrattenimento.
Peccato per certe imprecisioni vocali davvero criminali. Ma una quota trash questa semifinale doveva pur averla. VOTO 5
21:44
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Veronica nel paese delle meraviglie!
Che brava Veronica! E soprattutto: che differenza si sente quando sul palco c’è davvero una musicista.
«Alice» parla di controllo psicologico e della difficoltà di trovare la propria voce dentro una relazione sbagliata. La coreografia lo racconta molto bene: quel filo che la tiene appesa e in bilico per tutta l’esibizione diventa quasi una metafora visiva della canzone stessa.
Ci sono anche alcune sonorità che ricordano Beautiful Things, soprattutto nella crescita emotiva del pezzo. Forse Veronica è più musicista che performer o personaggio televisivo, e all’Eurovision questo a volte può essere un problema. Però diamine, ce ne fossero di artisti così in gara: si merita la finale! VOTO 7,5
21:41
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Il ballo di Simon
Una cosa va detta subito: SIMÓN e i suoi ballerini sul palco sono impressionanti. Energia continua, movimenti perfetti e una presenza scenica che probabilmente farebbe sembrare goffo pure mezzo cast di un musical.
«Paloma Rumba» dovrebbe raccontare libertà e rinascita attraverso un mix di flamenco, rock dance ed elettronica mediterranea. Il problema è che dentro la canzone succedono talmente tante cose contemporaneamente da rendere tutto abbastanza confuso. Alla fine resta soprattutto la performance: bella, anzi bellissima da guardare. Ma più performance che musica. VOTO 5,5
21:29
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Specchio specchio delle mie ballad
Specchi ovunque, luci fredde e Daniel Žižka che si muove sul palco come il protagonista tormentato di una serie Netflix nordica. L’impatto visivo non è male, il problema è che la canzone ci mette circa tre ere geologiche a partire.
«Crossroads», che parla dei momenti in cui bisogna scegliere una direzione nella vita, è una ballad piuttosto piatta, salvata soprattutto da una voce intonata e dal bell'acuto finale. Però in generale il timbro non è così personale da lasciare davvero il segno.
E gli sguardi ammiccanti da bello e dannato verso la telecamera non aiutano: più che tormentato, ogni tanto sembra stia facendo il provino per un profumo maschile. Che non comprerò. VOTO 5,5
21:24
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In Lussemburgo credono alle fate?
Bastano pochi secondi e già il violino pizzicato dell’intro riesce a dare personalità alla canzone. Poi arrivano le lucine attorno a Eva Marija, che vaga sul palco come una fatina uscita da una pubblicità natalizia da 4 milioni di budget. E funziona.
«Mother Nature», dedicata al rapporto tra uomo e natura, rischiava tantissimo l’effetto predica ambientalista. Invece il Lussemburgo trova un equilibrio molto intelligente: il pezzo è piacevole, immediato e soprattutto si ricorda dopo che finisce. Che all’Eurovision è praticamente oro, soprattutto in vista della finale.
Anzi, attenzione: forse per la prima volta stasera si sente davvero qualcosa che potrebbe anche avere ambizioni da vittoria. VOTO 7+
21:20
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Romamuse
Finalmente una performance dove scenografia e canzone sembrano appartenere allo stesso pianeta. I cavi al neon che collegano Alexandra Căpitănescu alle chitarre sono una delle idee visive migliori viste finora in questa edizione.
La giovane cantante rumena, diventata nota grazie ai talent del suo Paese, porta «Choke Me», un dark-pop sulle relazioni tossiche e soffocanti. All’inizio qualche imprecisione vocale si sente, ma poi riesce a riprendersi decisamente bene, con un crescendo fino a un finale convincente.
Le sonorità hanno qualcosa dei Muse più melodici e, incredibilmente, sotto tutta la costruzione scenica c’è davvero una bella canzone. Eurovision 2026 oggi è partito decisamente meglio rispetto a martedì. Ok, ci voleva poco ma tant'è. VOTO 7
21:17
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Lacrime azere
JIVA arriva dalla scena urban-pop dell’Azerbaijan e con «Just Go» canta la fine di una relazione tossica, invitando qualcuno a sparire definitivamente dalla propria vita. Tema originalissimo, praticamente mai sentito all’Eurovision.
La performance punta tutto sul dramma: lacrime rosse che neanche la Madonna di Civitavecchia e atmosfera da videoclip super intenso dei primi anni 2000. La canzone è un classico pop piuttosto banale, ma almeno è una canzone vera, e dopo certe cose sentite martedì non è poco.
Lei canta bene, anche se senza un’estensione particolarmente memorabile. Restano invece misteriose le lenzuola sparse sul palco: qualcuno si è dimenticato di togliere il bucato. VOTO 6
21:12
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Non pubblicare Dara
La bulgara DARA, diventata famosa giovanissima grazie ai talent e oggi tra i volti pop più noti dei Balcani, apre la semifinale con «Bangaranga», un pezzo che dovrebbe parlare di libertà, energia e istinto. Il problema è che a livello testuale raggiunge più o meno la profondità filosofica di Aserejé.
Le sonorità dell’Est Europa si sentono tutte, nel bene e nel male: bassi tamarri, ritornello martellante e coreografia costruita per trasformare il palco in una discoteca alle 4 del mattino. Con lo stesso stato alcolico. Se è vero che la musica è abbastanza discutibile, bisogna però ammettere che l’esibizione è divertente e almeno ha il buon gusto di non prendersi troppo sul serio. VOTO 6
20:21
20:21
La scaletta della seconda semifinale
Bulgaria — DARA — Bangaranga
Azerbaijan — JIVA — Just Go
Romania — Alexandra Căpitănescu — Choke Me
Lussemburgo — Eva Marija — Mother Nature
Repubblica Ceca — Daniel Žižka — Crossroads
Francia — Monroe — Évidemment Encore (fuori concorso)
Armenia — SIMÓN — Paloma Rumba
Svizzera — Veronica Fusaro — Alice
Cipro — Antigoni — JALLA
Austria — COSMÓ — Midnight Train (fuori concorso)
Lettonia — Atvara — Ēnā
Danimarca — Søren Torpegaard Lund — Før Vi Går Hjem
Australia — Delta Goodrem — Eclipse
Ucraina — LELÉKA — Ridnym
Regno Unito — Look Mum No Computer — Eins, Zwei, Drei (fuori concorso)
Albania — Alis — Nân
Malta — AIDAN — Bella
Norvegia — JONAS LOVV — YA YA YA
20:18
20:18
Tutto pronto per la seconda semifinale
Martedì ho sentito cose che voi umani non potreste neanche immaginare. Purtroppo non erano le navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione ma coreografie imbarazzanti e stonature in serie. Le aspettative per la semifinale di stasera sono quindi ridimensionate: non chiedo molto, davvero. Già qualche canzone che non mi faccia sanguinare le orecchie sarebbe un successo.
Ma di certo un motivo di interesse preciso lo abbiamo tutti: Veronica Fusaro. La cantante svizzera salirà infatti sul palco con «Alice», uno dei brani più curati e internazionali di questa edizione. Basterà avere una canzone degna di essere chiamata tale per staccare il biglietto per la finale? Scopritelo con il Corriere del Ticino e le sue immancabili pagelle!
