Sanremo, istruzioni per l’uso

Credo che, a livello mondiale, ci siano pochi eventi in grado di calamitare l’attenzione generale di un intero Paese come il Festival della canzone italiana di Sanremo. Non ci riescono negli Stati Uniti (la patria per antonomasia dell’intrattenimento) né il Superbowl e neppure eventi come la consegna degli Oscar e dei Grammy; non ce la fanno in tutte le altre nazioni del pianeta analoghe manifestazioni o appuntamenti sportivi come la Champions League. Neppure il più celebre «figlio» del concorso canoro ligure, quell’Eurovision Song Contest nato oltre sessant’anni fa a Lugano per sfruttare su scala internazionale il fortunato «format» italico, riesce - pur facendo registrare un seguito quasi miliardario - ad avere il medesimo impatto che ogni anno ha la kermesse rivierasca. Lo conferma il fatto che Sanremo è stato l’unico grande evento planetario a non aver subito, nell’ultimo biennio, l’effetto COVID: tutti infatti, di fronte all’emergenza sanitaria, si sono fermati. Tutti tranne il Festival che, pur con qualche accorgimento - leggi l’assenza di pubblico in sala - è non solo andato avanti regolarmente, ma ha addirittura rafforzato la propria immagine e il proprio prestigio. Merito, va detto, di una serie di fortunate coincidenze, come la sua collocazione temporale a febbraio che gli ha permesso di «dribblare» le restrizioni antipandemiche, o l’esplosione su scala internazionale dei suoi ultimi vincitori che, un po’ come accadde con Modugno e Volare nell’ormai remoto 1958, hanno attirato l’attenzione sulla manifestazione. Ma anche della camaleontica capacità del programma di adattarsi, riuscendo, da un lato, a tenere vivo l’interesse del suo «zoccolo duro» di fan grazie ad una struttura da varietà sempre uguale (bravo presentatore e vallette - pardon, co-conduttrici; contrapposizione tra giovani cantanti e vecchie glorie; siparietti comici; qualche ospite in grado di alimentare la polemica e parata in pompa magna di tutte le star della tv pubblica...) e, dall’altra, di sfruttare al meglio quella dimensione «virtuale» in cui si muove, soprattutto dopo l’esplosione del coronavirus, il mondo della musica.
Il trionfo della virtualità
Dimensione quest’ultima in cui i più recenti Festival - quelli griffati Amadeus, tanto per interderci - si sono calati alla perfezione tanto da diventare di fatto un prodotto virtuale. Virtuale è infatti buona parte del pubblico che, a parte la ristretta claque che si è accaparrata un biglietto per l’Ariston, segue il tutto solo attraverso lo schermo trasformandosi in un’entità impalpabile ed eterea. Virtuale è l’effettivo gradimento degli artisti e delle canzoni (in assenza di concerti e quindi di vendita «effettive» di musica è difficile verificare quanto sia realmente solido un successo ancorché sbandierato dai media e dallo streaming) e virtuale è ampia parte del cast che, fatta eccezione per qualche «vecchio leone» (Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Iva Zanicchi) e per una manciata di ormai... ex giovani (Elisa, Emma, Le Vibrazioni, Noemi e Fabrizio Moro), in massima parte proviene proprio da quell’artificiale e autoreferenziale universo artistico che ruota attorno alle tv generaliste e a Internet.
Artisti sulle cui qualità chi vi scrive non intende, per carità, sollevare dubbi (per emergere nei talent show televisivi e per farsi notare nel «gurgite vasto» della Rete, una buona dose di talento e di ingegno ci vogliono...): tuttavia il fatto che, buona parte di loro, sia stata scelta più per i «click» collezionati che per un reale valore delle proposte musicali, continua a destare qualche perplessità. Anche perché gli stessi artisti, una volta entrati nel vortice sanremese, il più delle volte finiscono per snaturarsi, per mettere da parte quel «quid» che gli ha permesso di farsi notare telematicamente, risultando in massima parte anonimi se non addirittura fuori contesto. Cosa accaduta nelle ultime due edizioni del Festival «salvate» il primo anno dal meraviglioso affiatamento della coppia di conduttori Amadeus-Fiorello e lo scorso anno dall’improvviso e inaspettato exploit internazionale dei Maneskin che ha fatto dimenticare le critiche piovute addosso alla kermesse.
Stesso copione
Una situazione che probabilmente si ripeterà anche nell’edizione di quest’anno (la settantaduesima ) del Festival perché le premesse di partenza sono pressoché le stesse. Le uniche novità rispetto al recente passato sono infatti l’abolizione della categoria «Giovani» e il raggruppamento dei 25 concorrenti in un unico calderone; una leggera revisione dei meccanismi di voto che però non toglie il «privilegio» conquistato negli ultimi anni dai giornalisti di essere il vero ago della bilancia in caso di verdetti incerti (regolamento che ha fatto la fortuna di Mahmood tre anni fa e dei Maneskin lo scorso anno che, altrimenti, non l’avrebbero mai spuntata contro il sempre tradizionalista Televoto) e l’apertura a brani stranieri nella serata delle «cover»: l’unico momento dell’interminabile settimana festivaliera in cui i concorrenti possono realmente mostrare il loro valore. Nonostante ciò, comunque, la rassegna sarà - e possiamo scommetterci già sin d’ora - un successo. Perché? Perché in Italia (ma anche in buona parte d’Europa) Sanremo è Sanremo...
Cinque serate, tre giurie: il programma

MARTEDÌ 1. FEBBRAIO
Esibizione dei primi 12 o 13 artisti.
Votano i Giornalisti (150 rappresentanti dei media accreditati al Festival).
Conduttrice femminile: Ornella Muti.
MERCOLEDÌ 2 FEBBRAIO
Esibizione degli altri 12 o 13 artisti .
Votano i Giornalisti (150 rappresentanti dei media accreditati al Festival).
Conduttrice femminile: Lorena Cesarini.
GIOVEDÌ 3 FEBBRAIO
Esibizione di tutte e 25 le canzoni in gara. Votano Giuria Demoscopica e Televoto, con un peso del 50% ciascuno.
Conduttrice femminile: Drusilla Foer.
VENERDÌ 4 FEBBRAIO
Serata-Evento con i 25 artisti (soli o con ospiti) impegnati in brani italiani o stranieri a loro scelta pubblicati tra il 1° gennaio 1960 e il 31 dicembre 1999. L’esibizione viene votata ed è parte integrante della gara. Votano tutte le giurie le cui valutazioni pesano in tale misura: Televoto 34%; Giuria della Sala Stampa 33%; Demoscopica 33%.
Conduttrice femminile: Maria Chiara Giannetta.
SABATO 5 FEBBRAIO
I 25 artisti cantano nuovamente le canzoni in gara. Vota solo il Televoto. La media tra le percentuali di voto ottenute in Serata e quelle delle Serate precedenti determina una nuova classifica. Le prime tre canzoni vengono riproposte e nuovamente votate, ma questa volta da tutte e tre le giurie con un peso percentuale sul risultato complessivo così ripartito: Televoto 34%; Giuria della Sala Stampa 33%; Giuria Demoscopica 33%. La canzone/artista con la percentuale di voto complessiva più elevata in questa votazione viene proclamata vincitrice di Sanremo 2022.
Conduttrice femminile: Sabrina Ferilli
Gli ospiti: Måneskin e Meduza (prima serata ), Laura Pausini (seconda serata), Checco Zalone, Cesare Cremonini, Luca Argentero, Raoul Bova, Lino Guanciale, Anna Valle, Gaia Girace e Margherita Mazzucco.
Pop, urban e melodia: le canzoni

Aka 7even - Perfetta così
Michele Bravi - Inverno dei fiori
Dargen D’Amico - Dove si balla
Ditonellapiaga e Rettore - Chimica
Elisa - O forse sei tu
Emma - Ogni volta è così
Giusy Ferreri - Miele
Highsnob & Hu - Abbi cura di te
Irama - Ovunque sarai
La rappresentante di lista - Ciao ciao
Achille Lauro & Harlem Gospel Choir - Domenica
Mahmood e Blanco - Brividi
Ana Mena - Duecentomila ore
Gianni Morandi - Apri tutte le porte
Fabrizio Moro - Sei tu
Noemi - Ti amo non lo so dire
Massimo Ranieri - Lettera al di là del mare
Rkomi - Insuperabile
Matteo Romano - Virale
Sangiovanni - Farfalle
Tananai - Sesso occasionale
Giovanni Truppi - Tuo padre, mia madre, Lucia
Le Vibrazioni - Tantissimo
Iva Zanicchi - Voglio amarti
Yuman - Ora e qui
