Un «Requiem» per lo storico incontro tra le due Lugano

Chi pensa che Lugano sia un unicum deve ricredersi: in Argentina, «alla fine del mondo» (come avrebbe detto papa Francesco), ne esiste infatti un’altra, magari meno pittoresca ma più grande, più popolosa. Lugano è infatti uno dei maggiori sobborghi di Buenos Aires, un «barrio» che fu fondato agli inizi del Novecento, dal ticinese Giuseppe Ferdinando Francesco Soldati il quale, emigrato in Sudamerica da Neggio, nel Malcantone, decise di chiamare così la sua fattoria dove, a partire dal 1912, iniziò ad ospitare una quarantina di famiglie dando il via all’urbanizzazione di quell’area.
Oggi la Lugano argentina è una vera e propria città nella città con oltre 100 mila abitanti e una precisa identità all’interno della variegata realtà di Buenos Aires (dove i richiami alla Svizzera italiana sono presenti anche grazie ad un altro quartiere, Villa Soldati). La Lugano argentina ospita tra le altre cose, un aeroporto, varie facoltà universitarie, ha una squadra di calcio – che si chiama, ovviamente, Club Atlético Lugano ma che non ha le maglie bianconere bensì arancioni) e molteplici iniziative culturali tra cui una grande corale mista, il Coro Lugano che per la prima volta nella sua più che cinquantennale storia (è stato fondato nel 1972) lo scorso weekend ha fatto visita alla... terra d’origine, esibendosi al Palazzo dei Congressi di Lugano in una cornice di grande impatto.

Composto da un’ottantina di elementi guidati da maestro Eduardo Vallejo e affiancato dalle orchestre giovanili Superar Lugano e UKOM e da solisti argentini di fama (il soprano Ivanna Speranza, il tenore Ricardo Mirabelli, il baritono Guillemo Bussolini e il bandeonista Nicolas Maceratesi), il Coro Lugano ha deliziato la platea con un’autentica primizia: la prima esecuzione svizzera (e una delle prime in assoluto dopo il debutto in Argentina e un paio di recital in Germania e Italia) del Requiem per coro, solista e orchestra sinfonica composto dall’argentino Martin Palmeri che, nell’occasione, si è unito al ricco complesso vocale e strumentale quale pianista. Un’opera nella quale sacro e profano si incontrano, mescolando classicismo e tradizione popolare argentina (il tango, in particolare) e che è stata seguita dall’esecuzione, da parte del coro, di brani del repertorio tradizionale nei quali il palcoscenico è stato ulteriormente arricchito dalla presenza di un coro giovanile. Grandi applausi, alla fine, per tutti, soprattutto per i coristi argentini e il loro Maestro che hanno potuto coronare il sogno di esibirsi, finalmente, in quella Lugano che consideravano poco più di un miraggio ma alla quale, da oggi, si sentono molto più vicini.