Cinema

Una squadra formidabile per Bernasconi e Bussenghi

Dietro le quinte di «Frontaliers Sabotage», l'attesissima commedia ticinese che uscirà il primo gennaio 2026, dopo l'anteprima mondiale tenutasi ieri sera al Palacinema di Locarno, a otto anni di distanza dall'esordio sul grande schermo
Max Borg
16.12.2025 06:00

«Mi sono preso tutte le libertà possibili per divertire il pubblico». Così si pronuncia Alberto Meroni, regista e co-sceneggiatore di Frontaliers Sabotage, che ieri sera al PalaCinema di Locarno ha inaugurato una serie di anteprime mirate sul territorio ticinese prima di uscire regolarmente nelle sale il primo gennaio per quanto concerne la Svizzera italiana (e da marzo nel resto della Confederazione). Un sequel attesissimo, a otto anni di distanza dall’esordio cinematografico di Roberto Bussenghi, il frontaliere italiano che ogni mattina si reca nel luganese per lavorare, e della sua nemesi, la guardia di confine Loris J. Bernasconi, che ha un’avversione naturale nei confronti dei «badini». Le loro strade si incrociano nuovamente nel contesto di una missione che coinvolge tutta la Svizzera, una task force che segna una fase importante nel processo evolutivo del Bernasconi. «Lui è un naufrago che vivrebbe tranquillo su un’isola deserta, ma in questo film si rende conto che il lavoro di squadra gli piace», ci spiega Paolo Guglielmoni, creatore e interprete di questo personaggio che lo accompagna da diversi anni. A differenza dei colleghi, non si cimenta con un ruolo ulteriore davanti alla macchina da presa. «Per me è importante tenermi attaccato a quello che so fare», dice ridendo. Si sdoppiano invece Flavio Sala, che oltre a Bussenghi è anche il mitico G.T. Verunell («Un vantaggio il primo giorno di riprese ad Airolo, perché faceva freddo ma io sotto la divisa di Verunell avevo gli strati in più»), e Christa Rigozzi, che esordisce al cinema con due personaggi e, da fan della prima ora dell’universo dei Frontaliers, ha molto amato l’esperienza («Alberto mi aveva fatto leggere il copione già sette anni fa e volevo assolutamente partecipare al progetto, poi c’è stata la pandemia e due anni fa mi ha richiamato»).

Per Barbara Barbarossa, parte integrante del franchise da una decina d’anni, i personaggi sono addirittura tre: Amélie, la compagna di Bernasconi; la germanofona Regula; e Concettina, siciliana. Una triplice sfida che lei ha accettato con gioia, soprattutto per la questione di recitare con tre accenti diversi: «è uno stratagemma utile per distinguere i tre personaggi ed entrare e uscire dalla parte più facilmente». Barbarossa è anche co-sceneggiatrice e, insieme a Meroni, consulente al montaggio. Come ha vissuto le diverse parti del processo creativo? «Essendo presente al montaggio potevo intervenire direttamente sulla mia interpretazione, facendo presente che avevo fatto meglio in un altro ciak. D’altro canto, ho imparato a non impormi troppo perché è un lavoro collettivo ed era importante accogliere le proposte degli altri collaboratori». Questo anche sul set? «Flavio e Paolo improvvisano molto, e molte delle loro invenzioni sono rimaste nel montaggio finale perché ormai conoscono bene i loro personaggi. Io esitavo un po’, anche per i tempi a volte stretti durante le riprese, ma mi è capitato di inventare delle battute sul momento».

Meroni definisce la lavorazione del film un crescendo continuo, precisando che alcune scene sono anche state rigirate in un secondo momento. Ma rispetto al primo lungometraggio, che veniva ancora rimaneggiato dopo l’uscita ufficiale, questa volta non ci saranno modifiche con il film già in sala. O quasi. «Quella che il pubblico vede stasera [ieri, n.d.r.] è la versione numero 50, e proprio adesso, nella mia stanza d’albergo, stanno finendo di renderizzare la 51», ci dice il regista mostrandoci la foto del monitor. «La 51 è quella che uscirà nei prossimi giorni, perché abbiamo deciso di fare alcuni ultimi tagli. Ma poi basta». Christa Rigozzi ironizza su questo dettaglio: «Non è che poi a gennaio, vedendo il film con la mia famiglia, scoprirò che non ci sono più?».

A proposito di famiglia, questo sequel è un lavoro più corale, incentrato sulla comunità, anche se rimane fondamentale il rapporto tra Bussenghi e Bernasconi: «Si amano e si odiano, e questo film li fa avvicinare di più», dice Meroni. Al cast storico si aggiunge Enzo Iacchetti, con cui Flavio Sala ha già collaborato. «Ma noi non lo incontriamo nel film, la sua presenza ce la siamo goduta da spettatori», precisa l’interprete del frontaliere. Aggiunge Guglielmoni: «Lui è di Luino, è sempre stato molto legato alla Svizzera, abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare con persone che capiscono questo aspetto di frontiera che fa parte della serie». A questo punto, domanda inevitabile: ma un crossover tra Verunell e Hüber, il «mastino di Bizzarone» degli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo? Risponde Sala: «Sarebbe un sogno». Forse in un terzo film? Lo scopriremo – forse - solo andando al cinema…