Letteratura

Susanna Tamaro: «Al centro dei grandi romanzi c’è sempre una storia d’amore»

Nostra intervista alla scrittrice triestina che parla del suo recente romanzo
Sergio Roic
26.02.2021 06:00

Una grande storia d’amore è il titolo del nuovo romanzo, edito da Solferino, di Susanna Tamaro, scrittrice triestina molto letta e amata per le sue storie di società che parlano anche e soprattutto
di emozioni. Si tratta di un racconto dal taglio dickensiano, a mo’ di specchio della società italiana – e non solo – che descrive, nel contesto di una storia d’amore lunga una vita, ciò che significa attraversare le porte della comprensione e dell’accettazione reciproca. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Signora Tamaro, negli anni lei ha pubblicato una trentina di libri amatissimi dal pubblico riscuotendo un grande successo di vendite. Ora, con Una grande storia d’amore, ci propone un romanzo d’amore che parla di un incontro che sembra scritto dal destino. Dove e come ha «trovato» i suoi personaggi?
«Questa è certamente una storia d’amore, ma non si tratta di una storia privata, è piuttosto l’affresco di un’epoca e di una società. Ho sempre voluto scrivere una storia del genere, ma letterariamente non è stato affatto semplice trovare i toni giusti. Ritengo che se ne può parlare, e scrivere, in una fase più matura della propria vita avendo una certa esperienza delle vicende umane. È stato un libro davvero appassionante, mi ha emozionato scriverlo. Non è un caso che al centro di tutti i grandi romanzi ci sia sempre una storia d’amore, pensiamo ad esempio ad Anna Karenina o a Guerra e pace. Sono partita dal personaggio di Andrea, il capitano, e poi ho sviluppato o, piuttosto, “trovato” tutti gli altri personaggi, a partire da Patrizia che vuol essere Edith, un po’ anarchica, molto irrequieta, ma in cerca di quella solidità che rende la vita piacevole e degna di essere vissuta. Questa solidità, dopo molti alti e bassi, la troverà infine proprio in Andrea, l’amore di tutta una vita».

Triestina, 63 anni, discendente, da parte di madre di Italo Svevo, Susanna Tamaro ha esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989) e ottenuto un successo internazionale con Va’ dove ti porta il cuore (1994). Tra gli altri suoi libri Anima Mundi (1997), Ascolta la mia voce (2006), Per sempre (2011), La Tigre e l’Acrobata (2016). È anche autrice di libri per ragazzi come Cuore di ciccia (1992), Il cerchio magico (1995), Tobia e l’angelo (1998). Una grande storia d’amore, pubblicata da Solferino nell’autunno del 2020, ha per protagonisti Andrea, un capitano di traghetti tra Venezia e la Grecia e in seguito sulle navi di crociera nei tropici e Patrizia detta Edith, studentessa «alternativa» e poi laureata, con un interesse per la Cina. Una storia, la loro, semplice eppure deflagrante, che pone domande fondamentali: sui legami che forgiamo tra le anime, sulla nostra capacità di cambiare, sul destino che unisce e separa.
Triestina, 63 anni, discendente, da parte di madre di Italo Svevo, Susanna Tamaro ha esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989) e ottenuto un successo internazionale con Va’ dove ti porta il cuore (1994). Tra gli altri suoi libri Anima Mundi (1997), Ascolta la mia voce (2006), Per sempre (2011), La Tigre e l’Acrobata (2016). È anche autrice di libri per ragazzi come Cuore di ciccia (1992), Il cerchio magico (1995), Tobia e l’angelo (1998). Una grande storia d’amore, pubblicata da Solferino nell’autunno del 2020, ha per protagonisti Andrea, un capitano di traghetti tra Venezia e la Grecia e in seguito sulle navi di crociera nei tropici e Patrizia detta Edith, studentessa «alternativa» e poi laureata, con un interesse per la Cina. Una storia, la loro, semplice eppure deflagrante, che pone domande fondamentali: sui legami che forgiamo tra le anime, sulla nostra capacità di cambiare, sul destino che unisce e separa.

Andrea, «il capitano» è un personaggio solitario, che vive una buona parte della sua vita sul mare o accanto al mare, in un appartamento di Venezia. Patrizia, che però si fa chiamare Edith, di qualche anno più giovane, è invece una di quelle «donne in fuga» che hanno reso affascinante molta letteratura di qualità. Chi è Edith? E perché ha questa abitudine di fuggire, di scomparire?
«Sì, Edith è un personaggio scoppiettante, che appare e scompare, che manca magari di sicurezza ma è sempre alla ricerca, magari anche confusamente, di un paradiso in terra. Paradiso che nei decenni passati era proposto più che altro da delle ideologie, che si sono poi rivelate anche fallimentari. Edith fugge, certo, ma poi ritorna sempre. Le storie d’amore vere e profonde, quelle che poi durano appunto tutta una vita, sono contrassegnate da una sorta di destino che fa incontrare due persone che magari all’inizio non si capiscono completamente o si trovano magari antipatiche. Però, in occasione di questi incontri si verifica qualcosa che non può essere spiegato razionalmente, qualcosa che finisce per legarle per sempre».

D’altronde già Tolstoj affermava che le famiglie tranquillamente felici non fanno scrivere romanzi...
«Esattamente. Anche perché le storie d’amore che significano qualcosa, spesso sono contrastate, hanno un andamento movimentato. Non c’è nulla di strano in tutto questo, se si pensa che all’interno di esperienze così importanti spesso si va alla ricerca di se stessi. Non per caso a Patrizia non piace il suo nome, lei vuole essere un’altra, qualcosa d’altro, e si fa chiamare Edith. Ma anche la madre di Andrea cambia il suo nome. E persino io, che mi chiamo Susanna, avrei preferito un nome diverso da quello che porto».

Durante uno dei suoi «ritorni», Edith porta con sé una figlia, Amy, che però non è figlia di Andrea. La storia di quella nascita verrà spiegata con lo scorrere del romanzo, ma il capitano, fino alla fine, non vuole saperla. Amy, all’inizio, è una bambina amorevole ma poi, da adolescente, si ribella a Edith e Andrea e fugge anch’essa. Chi è Amy? E chi e che cosa rappresenta nell’economia del romanzo?
«Amy ha il carattere inquieto della madre e, come tante ragazze di oggi, anch’essa guarda con distacco e paura alla vita che le si apre davanti. Si tratta di una caratteristica generazionale, molte giovani donne hanno di queste paure che portano a un rifiuto del mondo in cui vivono. Amy troverà comunque il coraggio di riabbracciare colui che, in passato, aveva ribattezzato zio-papi e amato in quanto tale».

Le lettere sono il luogo della nostra memoria e delle nostre emozioni. Invito tutti a scrivere delle lettere, specie i giovani, i ragazzi

Una grande storia d’amore è anche il romanzo della natura, o di un certa natura che si potrebbe definire «marittima». L’orizzonte vasto del mare incornicia i personaggi e per certi versi, li definisce.
«Sono nata a Trieste, in riva all’Adriatico, ma, per una ragione o per l’altra, non ho mai parlato del mare nei miei romanzi. Sì, c’è tanto mare in Una grande storia d’amore, c’è una Venezia quotidiana non turistica e poi c’è l’isola al largo di Livorno dove Andrea ed Edith si ritirano per stare insieme dopo una vita altalenante. L’orizzonte aperto e la bellezza, la bellezza delle balene che costeggiano l’isola ad esempio, sono un traguardo. Come un traguardo sono le api coltivate da Edith e poi da Andrea. Pure io sono un’apicultrice, e ci tengo molto».

I suoi romanzi, pensiamo a Va dove ti porta il cuore hanno spesso e volentieri un’importante parte epistolare. Stavolta, in Una grande storia d’amore, la lettera, anzi, le due lettere, sono poste a conclusione della narrazione.
«Le lettere sono il luogo della nostra memoria e delle nostre emozioni. Certe cose possono essere dette solo in una lettera. Invito tutti a scrivere delle lettere, specie i giovani, i ragazzi. È fondamentale poter possedere un pezzo di carta su cui fondare la propria memoria e le emozioni da cui è composta».

Nella lettera che conclude il libro l’amore vince la morte.
«L’uomo ha sempre saputo che oltre la vita materiale ce n’è un’altra, la vita dello spirito, che si prolunga nell’eternità. L’amore è un sentimento che va al di là della contingenza della morte e in questo senso la sconfigge. È anche per questo che le storie d’amore sono le più belle sia da immaginare sia da scrivere».