Arrivano su Netflix le indagini del tenebroso Hally Hole

Arriva giovedì 26 su Netflix una delle serie «crime» più attese dell’anno: Detective Hole, trasposizione televisiva della saga che lo scrittore norvegese Jo Nesbø ha dedicato a Harry Hole, poliziotto norvegese brillante ma introverso, ossessivamente orientato al raggiungimento di risultati, rispettato dai colleghi – coi quali ha comunque un rapporto spesso conflittuale – per acume investigativo e uno spiccato senso della giustizia, sebbene talvolta ricorra a metodi non ortodossi e illegali nelle sue investigazioni. A livello letterario Hole è ad oggi protagonista di una quindicina di romanzi, editi in italiano da Einaudi, che hanno quale fil-rouge oltre alla lotta del detective al crimine, la sua dipendenza dagli alcolici, la sua depressione che alterna ad una forte sofferenza mentale derivante dalla natura odiosa dei crimini dei quali si occupa. Tematiche che ricorrono anche nella serie di Netflix, che rappresenta il secondo tentativo di portare Hole sugli schermi dopo un poco riuscito film del 2017 (L’uomo di neve) diretto da Tomas Alfredson e interpretato da Michael Fassbender.
Stavolta il punto di partenza è il quinto romanzo che Nesbø ha dedicato al suo eroe, La stella del diavolo, dal quale sono stati tratti i nove episodi della prima stagione della serie, affidati alla regia di Oystein Karlsen e Anna Zackrisson, che si sono avvalsi della collaborazione dello stesso Nesbø per la sceneggiatura e che hanno affidato il ruolo principale a Tobias Santelmann, attore norvegese di origine tedesca noto internazionalmente per aver recitato nel film del 2012 candidato all’Oscar Kon-Tiki.

In Detective Hole il celebre investigatore è alle prese con un’indagine complessa che intreccia omicidi, ossessioni e segreti all’interno di una narrazione cupa e stratificata, in cui il confine tra giustizia e autodistruzione diventa sempre più sottile: un tesissimo giallo che ruota attorno alla caccia a un serial killer che aggredisce le donne di Oslo lasciando dietro di sé corpi mutilati. Accanto a questa indagine la serie propone il drammatico confronto tra due poliziotti che agiscono su fronti opposti della legalità: Harry Hole, appunto e il detective Tom Waaler, suo collega ma acerrimo nemico in quanto sospettato di essere corrotto, il tutto ambientato in una Oslo diversa dall’immagine da cartolina che la capitale norvegese da spesso di sé.
Una doppia indagine, tensione morale, rivalità tra poliziotti e quel mix di violenza e psicologia che ha reso celebre la saga letteraria sono dunque gli ingredienti di Detective Hole: una miscela che però – a detta dei critici che hanno visto la serie in anteprima – sullo schermo funziona in modo più ridotto rispetto ai libri a causa di un impianto narrativo che, dicono essere «solido ma prevedibile, capace di intrattenere ma senza mai sorprendere davvero». Un leggero difetto che tuttavia non inficia la bontà dell’operazione e che si pone nel solco degli obiettivi fissati da Netflix, ossia offrire un prodotto pulito, ordinato, adatto a una platea più ampia dei soli appassionati del genere e del particolare personaggio, attraverso una trama che scorre veloce, alla Criminal Minds, ma in versione scandinava, in grado di confermare il prestigio di quel «Nordic Noir» impostosi, nell’ultimo decennio come una delle più fortunate correnti del thrilling.