La domenica del Corriere

Il divieto del telefonino a scuola accende il confronto Carobbio-Fonio

La direttrice del DECS ha difeso l’entrata in vigore delle direttive che non permettono l’uso dello smartphone nelle scuole dell’obbligo - Ma sul tavolo c'è un'iniziativa popolare
Lo studio di Teleticino con Giorgio Fonio e Marina Carobbio, moderati da Gianni Righinetti. ©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
12.04.2026 21:05

Scuola, telefonini e tecnologia. Dal 30 marzo, in Ticino, è in vigore il divieto di dispositivi mobili sia alle Elementari, sia alle Medie. Una direttiva del DECS che però si è sovrapposta a un’iniziativa popolare del Centro su cui si andrà a votare. La mossa del Dipartimento ha colto di sorpresa gli stessi iniziativisti, i quali avevano subito deplorato l’introduzione «anticipata» del divieto da parte del Governo. Chi ha ragione? Del tema, se n’è discusso a «La domenica del Corriere» in onda su Teleticino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righietti, Marina Carobbio - direttrice del DECS - e Giorgio Fonio, vicepresidente del Centro. L’improvvisa decisione di vietare il telefonino a scuola può coesistere con l’iniziativa su cui andremo a votare o è in contraddizione? «Era da tempo che stavamo lavorando su questa tematica e il consigliere nazionale Fonio può confermarlo, perché ne ho parlato proprio un anno e mezzo fa a un incontro con la deputazione ticinese alle Camere», ha spiegato Carobbio. La direttiva, prima di essere introdotta, è stata discussa ampiamente con tutti i portatori di interesse nel mondo della scuola, ha ricordato. «Non potevamo aspettare un iter parlamentare che non sappiamo quanto ci metterà e cosa succederà per emanare delle direttive che affrontano un tema di salute pubblica e di educazione», ha chiosato Carobbio. Ma, alla luce di questa decisione, gli iniziativisti si sono sentiti superati? «Non è un sentirsi superati», ha risposto Fonio, concordando poi sul fatto che il telefonino a scuola e ai giovani è un problema di salute pubblica. Tuttavia, ha ricordato, «le prime reazioni quando avevamo annunciato che stavamo lavorando un’iniziativa popolare sul tema, in particolare di chi dirige il CERD, erano contrarie». E anche Carobbio, ha spiegato, non era entrata nel merito del divieto. Inoltre, «l’iniziativa popolare dice che il telefonino, a scuola, non deve nemmeno arrivarci». È questa la differenza principale. Inoltre, secondo gli iniziativisti, il DECS non li ha coinvolti. «Mi spiace che su un tema così importante che riguarda i nostri giovani, invece di dire ‘adesso è stato fatto un passo’» si rivendichi il voler essere interpellati. «È un po’ mettere in discussione la necessità di intervenire in un ambito dove bisogna intervenire». Carobbio ha quindi insistito sul fatto di aver più volte detto pubblicamente che le direttive sarebbero arrivate. E ha anche sottolineato il fatto che, come DECS, si poteva intervenire solo entro il perimetro delle scuole, e quindi non si poteva imporre l’obbligo di lasciare il telefonino a casa, come invece vuole l’iniziativa. Un’iniziativa che va forse a ledere la libertà individuale? «La nostra iniziativa chiede qualcosa di molto chiaro: di non permettere agli smartphone di entrare all’interno del suolo scolastico. Questo per permettere ai ragazzi di vivere i momenti in cui sono a scuola liberi da quelle che sono le dinamiche negative che lo smartphone porta con sé». Non solo: «La risposta che volevamo noi è scritta nell’iniziativa popolare. Lo smartphone non deve entrare nelle scuole». E alle Elementari, ha ricordato Fonio, il telefonino non deve entrare nemmeno regolamentato. «Punto, stop». «Nelle scuole dell’obbligo ticinesi, Elementari comprese, è vietato l’utilizzo dei dispositivi», ha replicato Carobbio. «Non trovo che sia sbagliato discutere sulla vostra iniziativa, l’avete depositata. Farà il suo iter ma lei è un parlamentare non può andare a dire cose che sa benissimo che hanno un percorso» diverso. «Questo dossier l’ho preso in mano direttamente, mi assumo la responsabilità». Non è quindi responsabilità dei funzionari.

Tecnologia e giovani

Fonio, in seguito, ha osservato come l’atteggiamento del DECS rispetto al divieto dei telefonini a scuola sia cambiato dopo che l’iniziativa era stata depositata. Non solo: «L’obiettivo era quello di fare in modo che in tutte le scuole ci fossero le stesse regole e lo sa meglio di me che non in tutte le sedi sono state applicate allo stesso modo», ha detto ancora il vicepresidente del Centro.

La discussione si è quindi spostata sul tema, più generale, dell’uso della tecnologia a scuola. Come ad esempio l’intelligenza artificiale. Righinetti ha ricordato che il DECS ha da poco pubblicato una serie di documenti su questo dossier. «Uno strumento che i giovani devono saper utilizzare, ma con gli strumenti forniti dalla scuola, non con gli smartphone personali», ha aggiunto Carobbio.