Televisione

La Legge di Lidia Poët ai titoli di coda

Disponibili su Netflix i sei episodi delle terza e conclusiva stagione della saga dedicata alla prima avvocata d’Italia
Matilda De Angelis è la protagonista della serie. ©LUCIAIUORIO
Red. Cultura&spettacoli
16.04.2026 06:00

Se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà». L’avvocata più irriverente e brillante d’Italia, interpretata da una sempre ipnotica e brava Matilda De Angelis torna con il capitolo conclusivo della sua avventura: dopo il successo delle stagioni precedenti, i sei episodi della terza e ultima stagione de La Legge di Lidia Poët sono infatti disponibili da ieri su Netflix. Nel cast Eduardo Scarpetta nel ruolo del giornalista Jacopo Barberis mai dimenticato amore di Lidia; Pier Luigi Pasino in quello del fratello della protagonista Enrico Poët; Sara Lazzaro in quello della moglie di Enrico e Gianmarco Saurino nei panni del magistrato Pierluigi Fourneau. Alla stagione finale si uniscono Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, rispettivamente nei ruoli di Grazia Fontana e del procuratore del Re Cantamessa.

In questi nuovi episodi la serie compie un salto rispetto alle passate stagione, guarda quasi all’oggi per tematiche e modernità di temi trattati. Le vice nde si svolgono a partire dall’aprile 1887: Enrico, il fratello di Lidia, è diventato deputato, fa spesso su e giù tra Roma e Torino ed è riuscito a portare la legge di Lidia in commissione. Lidia sa che deve fidarsi di lui. Founeau ha avuto una promozione sul lavoro, è in Corte d’Assise adesso e il suo banco di prova per dimostrare il suo valore è l’accusa di omicidio di una donna ritenuta colpevole di aver ucciso il marito. Il problema è che l’imputata è la più cara amica di Lidia, Grazia Fontana, il cui processo per legittima difesa scuoterà l’opinione pubblica e i loro rapporti.

«La serie tratta temi che ancora oggi sono drammaticamente molto veri, molto presenti», spiega Matilda De Angelis. «Io e l’autore ci siamo interrogati sulla credibilità di questa vittoria alla fine della stagione intorno al tema della legittima difesa, quando ancora oggi è una cosa veramente complicata da portare in tribunale, da sostenere e da far valere. Alla fine c’è una dedica a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di cambiare la realtà, immaginandola molto diversa da quella che era: è anche un augurio alle generazioni presenti e future». Aggiunge ancora De Angelis: «Nella serie Lidia insegna a giovani ragazze che già si trovano in un’aula universitaria, cosa non scontata all’epoca. Una di loro le chiede: “Ma lei non è la stessa donna che dipende ancora da un uomo per esercitare la sua professione, ovvero suo fratello?” È una domanda che apre un tema enorme: certo, sono esistiti uomini femministi e sensibili, ma dovrebbero essere la normalità. Invece in certi movimenti più radicali sembra quasi una guerra tra sessi». L’attrice – che lo ricordiamo ebbe la prima notorietà grazie ad una produzione ticinese, Atlas di Niccolò Castelli – rivendica anche «il lato ironico della serie, che fa bene». E sottolinea: «Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti. È un movimento che evolve, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati».