La RAI ha censurato Ghali durante la cerimonia d'apertura di Milano-Cortina 2026?

Ghali, infine, si è esibito. All’interno di una cerimonia in sospeso fra arte, bellezza, cultura e, soprattutto, armonia. Quella fra città, Milano, e montagna, Cortina ma anche Livigno e Predazzo. Meno armoniosa, invero, è stata la RAI. Capace di un’autocensura tanto ridicola quanto rumorosa, a maggior ragione nell’era dei social.
Ghali, rapper e cantautore italiano di origine tunisina, ha recitato una poesia di Gianni Rodari contro la guerra, intitolata Promemoria. Ha recitato in italiano, in francese e in inglese, accompagnato sul palco di San Siro da ballerini vestiti di bianco. Gli stessi che, finita l’esibizione, hanno formato una colomba umana per richiamare il concetto di pace.
Ghali, e qui apriamo una parentesi, centrale però per comprendere ciò che potrebbe aver fatto la RAI, giorni fa sui social si è sfogato. In vista della cerimonia e rispetto a ciò che, a suo dire, avrebbe voluto proporre. «So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l'inno d'Italia». E ancora: «So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all'ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro».
Sulla RAI, durante l’esibizione, Ghali non è stato minimamente nominato. Non è stato fatto un accenno nemmeno al fatto che ci fosse qualcuno, sul palco, a parlare di pace. «È davvero molto strano» ha scritto al riguardo il Post, nel suo live dedicato alla cerimonia d’apertura. Strano, molto strano perché Ghali – fra i rapper italiani più famosi – era citato nel kit che viene fornito ai giornalisti per orientarsi fidare la cerimonia. Non solo, era cosa nota la sua partecipazione. Della serie: anche non (ri)conoscendo Ghali, chiunque avrebbe potuto (e dovuto) nominarlo affidandosi al kit. E, di riflesso, spiegare il senso e il significato dell’esibizione.
Viene da pensare, al netto delle posizioni della RAI, che la scelta di non nominare Ghali sia stata presa consapevolmente. In maniera, insomma, deliberata. Forse, chissà, perché lo stesso Ghali a suo tempo aveva litigato proprio con la RAI per aver espresso le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese durante il carrozzone del Festival di Sanremo.
È un dato di fatto, d’altro canto, che sulla presenza di Ghali alla cerimonia d’apertura alcuni esponenti della destra italiana hanno espresso forti critiche. «Non sappiamo perché i commentatori della RAI ce l’abbiano con Ghali, ma il momento è stato decisamente spiacevole» ha chiosato il Post. Ci sono cose da non fare, volendo parafrasare Rodari. Una di queste, è fare della goffa censura durante la telecronaca di un grande evento come le Olimpiadi.
