La recensione

Stranger Things, un lungo viaggio dal finale breve: ma ne è valsa la pena

Dopo quasi dieci anni, su Netflix e nei cinema di Stati Uniti e Canada è uscito l'ultimo episodio della serie tv dei fratelli Duffer: una conclusione forse troppo frettolosa, ma tanto emozionante
©Evan Agostini
Federica Serrao
04.01.2026 06:00

Questa recensione contiene spoiler. Non leggere se non hai ancora visto l'ultima puntata di Stranger Things. 

E così, anche l'ultima avventura nell'Upside Down, il Sottosopra, è terminata. La battaglia decisiva è stata - ovviamente - vinta. Vecna è morto, così come il Mind Flayer. Will, Mike, Lucas e Dustin sono salvi. E lo sono anche Steve, Nancy, Jonathan, Robin, Max, Joyce e Hopper. Tutti i personaggi principali, insomma, hanno avuto il loro lieto fine. Tranne, va da sé, Eleven. Qualcuno, dopotutto, doveva sacrificarsi. Ce lo aspettavamo e, in fondo, va bene anche così. Non volevamo un finale tragico, ma nemmeno un finale senza colpi di scena. E i fratelli Duffer, lasciando agli spettatori la possibilità di interpretare dove sia finita, realmente, Eleven, hanno colto nel segno. C'è chi crede che la «ragazzina con i poteri» si sia sacrificata, per il bene di Hawkins e del mondo intero. E chi preferisce la versione bittersweet, raccontata da Mike, può invece pensare che El sia scappata altrove, in Islanda, «un posto lontano, dove ci sono almeno tre cascate». Verso una nuova vita.

La notte del 1. gennaio, il grande viaggio di Stranger Things si è concluso. Un viaggio lungo dieci anni, ricco di emozioni, che è riuscito a far vivere la magia degli anni '80 anche a chi gli anni '80 non li ha mai vissuti. E a farci viaggiare, con la fantasia, come se Hawkins e il Sottosopra fossero esisti per davvero. Ci siamo affezionati ai personaggi di questa serie, come se fossero nostri amici. Abbiamo riso, tanto, e abbiamo anche pianto. Più volte. Ci siamo commossi quando Will è stato salvato nell'Upside Down alla fine della prima stagione. E non siamo riusciti a trattenere le lacrime quando, alla fine della quarta, Max è quasi morta, sotto la maledizione di Vecna. 

Anche durante l'ultima puntata queste emozioni non sono mancate. Al contrario, nel finale è stato racchiuso tutto ciò che ha reso Stranger Things così speciale per così tante persone. Azione e tensione hanno dominato nella prima parte della puntata, fino allo scontro decisivo. Anche se - vale la pena dirlo - resta la sensazione che l'ultima battaglia si sia conclusa fin troppo velocemente e senza grossi ostacoli. Vecna e il Mind Flyer sono stati eliminati, come previsto, in una sfida che, sullo schermo, è durata poco meno di un'ora. I fratelli Duffer, in questi mesi, avevano alzato le aspettative e ci avevano portati a credere che, come già accaduto nella quarta stagione, ci aspettassero puntate lunghe, lunghissime. In realtà, fatta eccezione per le due ore del finale, gli altri sette episodi non hanno raggiunto la lunghezza di quelli della stagione precedente. Una mancanza che si è sentita, soprattutto, nel finale, dove tutto è sembrato concludersi in maniera estremamente frettolosa. Anche durante l'ultimo colpo di scena, con «l'addio» a Eleven, rivelatasi però, ancora una volta, la vera protagonista di questo show, nonostante nelle prime puntate della quinta stagione sotto i riflettori ci fossero Will e altri personaggi. La fretta, va da sé, fa sì che non tutte le domande dei fan abbiano trovato risposte. Indubbiamente, molte persone avrebbero desiderato conoscere di più del passato di Henry Creel (Vecna), o capire meglio le origini della materia esotica. Aspetti trattati nello spettacolo teatrale «The First Shadow», ma non sul grande schermo. 

Al di là degli aspetti negativi, come abbiamo detto, l'episodio The Rightside Up (Il mondo reale, ndr) è stato anche molto altro. Nella «seconda parte» della puntata, ci siamo, di nuovo, emozionati. Ma in maniera diversa. Da un lato, è stato strano ritrovarsi in una Hawkins così tranquilla, senza portali verso il Sottosopra e senza demogorgoni. Come dice Robin, da quando tutto è finito, «non è più la stessa cosa». Dall'altro lato, però, vedere i protagonisti liberi, ognuno pronto a viversi il suo futuro, non può non commuovere. 

Abbiamo conosciuto Will, Mike, Lucas e Dustin quando erano poco più che bambini. Oggi, sono dei giovani adulti. Non solo nella serie tv, ma anche nella realtà. Un po' come tutti noi. Negli anni, la più grande critica che è stata mossa ai Duffer e a Stranger Things in generale, è che i tempi di attesa, tra una stagione e l'altra, siano stati infiniti. Con i bambini - protagonisti dello show - che continuavano a crescere, riuscendo a fatica a vestire, ancora, i panni di 15.enni davanti le telecamere. Eppure, quello che a lungo è stato considerato il più grande punto di debolezza di Stranger Things, oggi si è rivelato essere anche il suo più grande punto di forza. 

In dieci anni sono cambiate tante cose. Noi stessi, gli spettatori, non siamo le persone che eravamo nel 2016, quando abbiamo iniziato, per la prima volta, a seguire le avventure del Sottosopra. C'è chi, in questi anni, ha cambiato lavoro, città, partner con cui guardare questa serie. Chi ha cominciato quando era un adolescente e oggi ha una famiglia. Ma una cosa ci accomuna: siamo tutti, inesorabilmente, rimasti qui. Incollati allo schermo, in attesa di una nuova avventura. 

Forse è vero che l'attesa aumenta il desiderio. Ma forse, è anche vero che questa serie ha avuto, fin dall'inizio, gli ingredienti giusti per diventare una storia indimenticabile. Stranger Things per alcuni è stato solo un show fantasy, ambientato in una cittadina fittizia dell'Indiana, con strani mostri. Per molti altri, è stato un vero e proprio viaggio. E anche un'occasione: quella di sentirsi parte di qualcosa di grande. Il finale di stagione, negli Stati Uniti e in Canada, è stato trasmesso nei cinema, proprio mentre veniva rilasciato su Netflix in tutto il resto del mondo. Un evento più unico che raro, che dimostra, una volta di più, quanto Stranger Things sia stato importante, sia per gli spettatori, che per il mondo delle serie tv. Come sia riuscito a creare qualcosa che, fino ad oggi, non avevamo ancora visto. 

Chi ha amato Stranger Things, indubbiamente, in queste ore, si è sentito parte di una storia. Non solo quella di Hawkins e del Sottosopra. Stranger Things è stato, per certi versi, un fenomeno sociale. Ma anche una pietra miliare nel campo delle serie tv, che tra qualche anno gli studenti di media e comunicazione studieranno e di cui si sentirà parlare a lungo. Forse, diventerà la nuova Lost di cui ci hanno sempre parlato i professori, sui banchi universitari, sottolineando come avesse sancito un prima e un dopo nel mondo delle serie tv. O forse diventerà anche qualcosa di più. 

Ci sono cose di Stranger Things che sarà impossibile dimenticare. Che mancheranno. A partire dalla meravigliosa colonna sonora, che ha accompagnato ogni avventura di questa magica serie. Dai Clash con Should I stay or should I go, passando per Never Ending Story cantata a squarciagola da Dustin e Suzie per «salvare il mondo», fino all'immensa Purple Rain di Prince con cui Mike e Eleven si dicono addio. Ma non solo. Di questo show rimarrà anche molto altro. Quella a cui abbiamo assistito, in tutti questi anni, va ribadito, è stata una grande storia: di amicizia, di coraggio, di unione. Dove le emozioni sono state così reali da rendere vero, per un attimo, anche tutto quello che non poteva esserlo. Persino un mondo - o, a questo punto sarebbe più corretto definirlo «un ponte» - come l'Upside Down, dove abitano terribili mostri, i bambini spariscono e le persone vengono stritolate da strani tralci. Ma dove, al contempo, si intrecciano vite, personaggi, legami. Che è quello che, più di tutto, contribuisce a rendere avvincente una storia. E vera. Quando, verso la fine della puntata, vediamo Steve, Nancy, Robin e Jonathan ricongiungersi sul tetto dello Squawk abbiamo l'impressione di vedere un gruppo di amici «vero», e non solo quattro attori che interpretano i loro personaggi. Come se quella promessa di rivedersi presto, carica di malinconia, «una volta al mese», fosse reale, e non solo parte del copione. 

I portali del Sottosopra, da oggi, si chiudono. Nessun demogorgone darà più la caccia a Will, Holly, o agli altri protagonisti. Ma le porte dell'Upside Down resteranno sempre spalancate per chi, in questi anni, in Stranger Things ha trovato molto più di una serie tv. È stato un viaggio lungo, per davvero. Ma che ci ha tenuti qui, in attesa, fino ad oggi. E alla fine, ne è valsa la pena.