Turisti ticinesi e svizzeri in Italia, attenzione al conto: l'acqua del rubinetto può essere negata o fatta pagare

Turisti ticinesi e svizzeri, in Italia, potrebbero dover prestare particolare attenzione all'acqua del rubinetto. Il motivo? A fine consumazione, l'esercente potrebbe (legittimamente) chiedere di pagare. Quantomeno, è lo scenario che si prefigurano molti media, sia italiani sia internazionali, dopo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione lo scorso aprile. Il caso, nello specifico, riguarda una cliente che durante le festività di Natale, nel 2019, aveva soggiornato all'hotel Sassongher di Corvara in Badia, nel Trentino-Alto Adige. La donna era in regime di mezza pensione «bevande escluse» per un totale di 5.700 euro. A cena, leggiamo sul Post, le era stata negata la possibilità di bere acqua del rubinetto: la struttura le aveva messo a disposizione acqua minerale al prezzo di 7 euro a bottiglia. L’hotel si era pure rifiutato di portare, a pagamento, caraffe di acqua del rubinetto.
Di qui la richiesta di risarcimento di 2.763 euro da parte della cliente, basato sul fatto che l'acqua, citiamo, è «un bene naturale e un diritto umano universale di ciascun individuo». Non solo, a suo dire andava garantita «l’erogazione gratuita di un quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali». E ancora: «Chi soggiorna in una struttura alberghiera, a prescindere dal ceto, si aspetta legittimamente di poter bere acqua del rubinetto durante i pasti, così come dà per scontato il trovare un letto con le lenzuola, una stanza calda, il sapone nel bagno e così via».
La richiesta della donna, per contro, è stata sempre respinta, fino all'ultimo grado di giudizio. La Cassazione ha confermato che, nell'ordinamento giuridico italiano, non figurano norme che impongano a ristoratori o albergatori l'obbligo di servire acqua del rubinetto. Vale, riassumendo al massimo, il libero arbitrio. Silvio Belardi, avvocato dei proprietari dell’hotel Sassongher, ha spiegato che, con la sua ordinanza, la Cassazione ha ribadito «il concetto che non c’è l’obbligo per la struttura di fornire acqua potabile agli avventori» e che «può accadere che alcune strutture, per evitare l’eventualità di problemi legati all’acqua della rete, scelgano di agire alla radice, servendo acqua in bottiglia».
La sentenza è stata fortemente criticata dagli esperti del settore, proprio perché potrebbe fare da precedente e spingere altri esercenti a negare l'acqua del rubinetto o, in alternativa, a farla pagare Intervistato dal Fatto Alimentare, l’avvocato Paolo Martinello, docente di Tutela dei Consumatori all’Università IULM di Milano, si è chiesto «per quale motivo, in un Paese a vocazione turistica come l’Italia, sopravvivano ancora gabelle medievali quali il coperto nei ristoranti. Gli esercenti sono pronti a vantare comportamenti sostenibili, offrendo a caro prezzo piatti a chilometri zero, ma poi rifiutano di servire l’acqua del rubinetto. Un vero paradosso». Il Fatto Alimentare ha pure avanzato un'altra critica, legata alla decisione di alcuni ristoratori di offrire acqua microfiltrata a 2 o 3 euro al litro.
Altrove, fornire acqua potabile gratuita su richiesta è obbligatorio e stabilito dalla legge: in Inghilterra, Galles e Spagna, mentre in Francia l'obbligo e la gratuità sono ancorati all'ordinazione di altro da parte dei clienti (cibo, concretamente). Abbiamo citato i turisti svizzeri e ticinesi, concludendo, perché nel nostro Paese le cose, a livello generale, non sono così diverse rispetto all'Italia. Con un'eccezione, però. GastroSuisse, l'associazione mantello degli albergatori e dei ristoratori, scrive che «servire acqua del rubinetto corrisponde a una prestazione della ristorazione che genera costi». Di riflesso, «è una libera scelta imprenditoriale dell’azienda addebitare tali oneri al cliente». Allo stesso tempo, «gli imprenditori sono liberi di decidere se offrire gratuitamente il servizio alla clientela come gesto commerciale». Il Canton Ticino costituisce in tal senso un’eccezione. Sempre GastroSuisse: «Qui, infatti, la Legge cantonale sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione e il relativo regolamento obbligano a servire gratuitamente l’acqua del rubinetto a chi ne fa richiesta e consuma un pasto principale».
