Tutte le bugie di «Rolling Thunder Revue» secondo Dylan e Scorsese

«Avete mai avuto la sensazione di essere stati imbrogliati?», domanda Johnny Rotten al termine di The great rock’n’roll swindle, la grande truffa del rock’n’roll quando si rende conto che lui e gli altri Sex Pistols sono stati plagiati dal manager Malcolm McLaren. La stessa sensazione è corsa come un brivido lungo la schiena dei dylanologi che si sono diligentemente sintonizzati su Netflix per gustarsi Rolling Thunder Revue, il documentario che Martin Scorsese ha dedicato a uno dei più celebri tour di Bob Dylan. Nel 1975 il futuro premio Nobel raccolse attorno a sé un gruppo esteso di amici – tra gli altri Joan Baez, Roger McGuinn, Ramblin’ Jack Elliott, il poeta beat Allen Ginsberg e Joni Mitchell – e partì per un pazzo giro di concerti in piccole sale, guidando personalmente uno dei camion, affidando il nuovo sound principalmente al violino di Scarlet Rivera, una bravissima musicista incontrata per caso per strada e portata in sala d’incisione li per lì. Scorsese aveva già firmato nel 2005 No Direction Home”, affascinante documentario sui primi anni dell’artista, sicuramente il migliore dedicato a Dylan. Il regista di Taxi Driver e Casinò (poi vedremo perché è importante citare proprio Casinò) ha un invidiabile pedigree rock: era a una delle macchine da presa che hanno filmato il festival di Woodstock e Dylan lo ha visto all’opera quando riprese The Last Waltz, il concerto d’addio di quella band che poteva permettersi di chiamarsi solo The Band. Le aspettative erano altissime e anche questo documentario è illuminante, ma... C’è un ma lungo 2 ore e 22 minuti. Il filmato si apre con La signora scompare (Escamotage d'une dame au théâtre Robert Houdin, per la precisione), brevissimo film del genio Georges Méliès realizzato nel 1896, nell’infanzia del cinema. In un minuto, approfittando di un semplicissimo trucco ottico, l'illusionista fa sparire una signora. Già, ma cosa c’entra tutto questo con la Rolling Thunder Revue?
Lo scopriremo alla fine, come in un giallo. Tra le intervistate appare anche Sharon Stone. L’attrice racconta di come si unì al tour quasi casualmente, ancora adolescente, di come ebbe un filarino proprio con Dylan che portò a vedere i Kiss ed ecco che lui decise di dipingersi la faccia di bianco come Gene Simmons e compagni. Le disse anche che aveva scritto una canzone per lei, Just like a Woman. Ma poi Sharon scoprì che non era vero, che risaliva almeno a 10 anni prima. Ma anche tutta questa storia non è vera: la Stone non è mai stata dove dice di essere stata. Neppure quando la vediamo in foto (potenza di Photoshop). Però ha recitato in Casinò e si è prestata al gioco per accontentare gli amici «Marty» e Bob. Un po’ come Stefan van Drop, lo stizzito film-maker responsabile dei metri e metri di pellicola affidati a Scorsese: parla, racconta, rivela, ma è un personaggio totalmente inventato. Nel caso di Jack Tanner, politico vicino al presidente Carter che ricorda il suo legame con Bob, si tratta addirittura di un personaggio inventato ...da un altro! È stato Robert Altman a realizzare un mockumentary, un finto documentario su di lui (l’attore è lo stesso, Michael Murphy). Jim Gianopulos è stato fino a poco tempo fa alla guida della Paramount. Può sembrare strano che, nel 1975, fosse salito anche lui sul carrozzone occupandosi di affari loschi. E infatti non è vero.
Tutte queste false testimonianze sono rafforzate dal Dylan di oggi, insospettabilmente ciarliero, un po’ caustico e un po’ ironico mentre pregusta questa bellissima beffa, scritta dal più grande regista (A story of Bob Dylan by Martin Scorsese, recitano i titoli dove Revue è scritto Re vue, una vera e propria revisione). E la signora che scompare? In tutto il film non c’è traccia di Sara Dylan, presentissima, invece, perché è una delle protagoniste di Renaldo and Clara, il film girato da Dylan stesso durante il tour dove lui e lei interpretano i ruoli del titolo, mentre il cantante Ronnie Hawkins è Dylan, Joan Baez è la «Signora in bianco», tranne quando anche lei interpreta Dylan. Insomma, un nuovo trucco del maestro.