Una famiglia e un segreto inconfessabile

Nel suo lungometraggio d'esordio Il Nido, la regista ticinese Klaudia Reynicke e la sua cosceneggiatrice Tianna Majumdar-Langham hanno compiuto una scelta intelligente nel non riproporre in alcun modo i tragici fatti accaduti a Veysonnaz (VS) nel 2002 che videro il gravissimo ferimento di un bambino, sbranato dal suo cane (secondo gli abitanti del villaggio e gli inquirenti), picchiato a sangue da altri bambini del paese (secondo i genitori del piccolo). Un mistero irrisolto che nel film torna a galla a decenni di distanza dai fatti con il ritorno di Saverio (un ottimo Fabrizio Rongione), il fratello della vittima che – dopo la sua morte – è pronto a mettere tutto a soqquadro pur di far trionfare la verità. L'interlocutrice privilegiata dell'uomo diventa Cora (la promettente Ondina Quadri), perfetta outsider che fa parte del clan dei «colpevoli» ma che essendo cresciuta altrova fatica a farsi accettare. Sfruttando questa breccia, Saverio pensa di poter far saltare in aria la baracca, ma gli interessi in gioco sono troppo alti. Dentro Il Nido infatti si cela anche una dimensione legata alla credenza religiosa vista come un business estremamente redditizio. E qui il film rischia davvero grosso, poiché la sovrapposizione di questi due filoni drammaturgici può confondere le piste e gettare lo spettatore nel dubbio. Una questione di equilibrio non facile da calcolare nell'ambito di un film così complesso (forse troppo per un esordio) ma che risulta comunque ricco di momenti emozionanti.
A pag. 29 dell'edizione del CdT di venerdì 24 febbraio un'intervista con la regista Klaudia Reynicje.
