Dispatch, alla guida della banda di supereroi più sbandati di sempre

Siamo tutti d’accordo: essere un supereroe che deve prendere a schiaffoni titani arrabbiati con l’universo, mutanti troppo cresciuti e pazzoidi che vanno in giro su uno skateboard volante è sicuramente un duro lavoro. Ma quanto potrà essere pesante e frustrante gestire supereroi indisciplinati e arroganti, decidere che missioni e cattivoni far affrontare loro, e quando tenerli in panchina? È la sfida lanciata da Dispatch, un gioco originale e anticonvenzionale da diversi punti di vista.
Andiamo con ordine. L’eroe del gioco è Robert, che vive in una Los Angeles alternativa dove i supereroi esistono e vivono fra noi. Non sono gli esseri superiori e perfetti di cui abbiamo letto negli albi classici di DC e Marvel, anzi. Soffrono la paura, l’ira e l’invidia come tutti gli umani, solo che sparano raggi mortali dagli occhi, spiccano il volo quando vogliono e sollevano massi come fossero palline da golf. Robert non è esattamente un supereroe – non ha dei poteri particolari, tranne il fatto di aver ereditato un robot gigantesco dal padre. Per qualche tempo, Robert mantiene viva la tradizione di famiglia, andando a caccia di cattivoni con il suddetto robot. Purtroppo, un brutto giorno, il robottone viene danneggiato irrimediabilmente e la carriera da quasi-supereroe di Robert sembra essere arrivata al capolinea.
In suo soccorso arriva l’affascinante Blonde Blazer, che gli propone di diventare un «dispatcher», ovvero un coordinatore di supereroi. In città ci sono così tanti supereroi che c’è bisogno di una centrale operativa che smisti le chiamate e che, soprattutto, trovi per ogni emergenza il supereroe più adatto.
In Dispatch, quindi, non sarete chiamati a picchiare i cattivoni (come succede invece in videogame più classici come LEGO Avengers o Spider-Man), ma dovrete sedervi davanti a un PC – anche un po’ antiquato, a dire il vero – e accoppiare a ogni situazione l’eroe giusto.
Per esempio, se c’è un furto con sparatorie è meglio mandare un supereroe grande e grosso, capace di menare come un fabbro e di incassare colpi. Ci sono dei bulli che si comportano male a scuola? Meglio inviare un’eroina-influencer che, con il suo innegabile carisma, li convincerà a tornare sulla retta via, piuttosto che un castigamatti che con i suoi sberloni potrebbe renderli ancora più «cattivi». Un incendio alla fabbrica di mattoni? Niente di meglio che un supereroe fiammeggiante e immune al calore.
Quindi, un gioco originale e diverso dal solito, con supereroi non convenzionali e molto più umani– e già questo basterebbe a rendere Dispatch degno di nota. Quello che lo trasforma in un titolone che vi consigliamo di provare è che vivrete l’avventura di Dispatch come se fosse una serie TV animata di otto episodi, in cui, tra un turno e l’altro davanti al computer dell’operatore, scoprirete una magnifica storia matura e piena di bivi narrativi, che rivaleggia senza grossi problemi con la maggior parte delle serie TV di supereroi che avete visto finora.
Vedrete Robert innamorarsi e disperarsi; ritrovare vecchi amici e scoprirne di nuovi. Finire prevedibilmente in risse da cui non può uscire vincitore, o cercare di riunire vecchi compagni. Lo guiderete mentre cerca di cementare il suo team di supereroi scapestrati, e sarete al suo fianco mentre vive delusioni profondissime e successi clamorosi – anzi, sarà merito (o colpa) vostra se Robert riuscirà o fallirà nella sua missione. In un momento in cui le major prendono ispirazione dai videogame – come nel caso di Fallout e The Last of Us – è singolare trovare un gioco come Dispatch che porta nei videogame la narrazione tipica delle serie TV. Non si tratta delle solite sequenze animate che introducono al videogioco vero e proprio e poi spariscono fino ai titoli di coda – quelle che solitamente «saltiamo» a piè pari, ansiosi di passare all’azione, alle sparatorie e alle corse in auto.
Qui la narrazione è parte integrante del videogioco, perché, a intervalli regolari, verrete chiamati a scegliere cosa far fare a Robert. Un supereroe vi bullizza? Sarete voi a scegliere se versargli addosso il vostro drink, sapendo che rischiate grosso, o mandare giù il rospo per il quieto vivere. Quando un giornalista vi insulta alla conferenza stampa, potrete decidere se rispondergli semplicemente a tono oppure tirargli un destro micidiale. E quasi ogni scelta avrà un effetto sull’evoluzione della trama, visto che i personaggi attorno a voi si ricorderanno delle vostre azioni, nel bene e nel male.
Il risultato è che le fasi da videogioco di Dispatch, in cui guiderete un gruppo di supereroi più sbandati e irriverenti di quelli di The Boys e Suicide Squad messi assieme, sono piacevoli e impegnative, ma il divertimento vero arriva nel seguire la storia di Robert, gustarsi le animazioni magnifiche di questa graphic novel digitale ed essere lì al suo fianco nel prendere le decisioni più importanti, per vedere non solo «come andrà a finire», ma anche «se avete preso la decisione giusta».
Dispatch è disponibile su PC, Nintendo Switch (1 e 2) e PlayStation 5, e ha un PEGI con età consigliata 18+. Il gioco è tradotto (solo testi) in italiano – e forse è meglio così, considerando che il doppiaggio in lingua originale è opera di un cast eccezionale, che include Aaron Paul (Breaking Bad).

