La recensione

Halo: Campaign Evolved, il remake della prima avventura di Master Chief

E grande novità, Halo arriva anche sulla console arcinemica di sempre, la PlayStation 5!
Paolo Paglianti
03.08.2026 09:00

Lo ammettiamo, fa davvero un certo effetto vedere Halo su PS5. Per chi ha vissuto il periodo d’oro della “console war” tra Microsoft e Sony, fatta di esclusive e di titoli disponibili solo su una delle due, Halo e il suo protagonista iconico Master Chief sono talmente legati all’Xbox che c’è davvero pura incredulità. Peraltro, in queste ultime settimane Microsoft sembra aver (di nuovo) cambiato idea sulle esclusive, e ha già annunciato che i suoi giochi futuri non è mica detto che arriveranno anche sulla console eterna rivale. Al momento, però, Halo: Campaign Evolved c’è, anche su PlayStation 5 - e quindi godiamocelo.

Quando è uscito nel 2001, il primo Halo ha stupito tutti per la qualità del gameplay, la narrazione piena di colpi di scena, il setting favolosa. Da allora, il franchise di Halo ha venduto oltre 80 milioni di copie, divise in sette capitoli principali e svariati spin-off. Ha superato i confini del videogame, diventando una serie di romanzi e di fumetti, arrivando anche al piccolo schermo con una serie TV Paramount+. E soprattutto, è diventato il simbolo del videogame su Xbox, insieme a titoli come Forza Motorsport e Gears of War.

Per celebrare il quarto di secolo di attività e distruzione di alieni virtuali, Microsoft lancia questo remake: il gioco è praticamente identico all’originale, anche se ovviamente con una grafica completamente nuova e al passo con i tempi. Halo: Campaign Evolved, visivamente, se la gioca con i migliori titoli più recenti, anche se dobbiamo segnalare qualche sbavatura – rallentamenti nei momenti più affollati, oppure qualche volto dei soldati che sembra ancora fermo ai tempi di Xbox 360.


Si parte subito con il botto: iniziamo la nostra avventura su una astronave terrestre, la Pillar of Autumn, che se la sta passando davvero male. Circondata dai vascelli Covenant, l’alleanza aliena che ha deciso di sterminare gli umani ovunque si trovino, non riuscirà a sopravvivere molto a lungo. Dopo un disperato quanto inutile tentativo di respingere gli abbordaggi alieni, il nostro eroico Master Chief non ha altra alternativa che naufragare sul pianeta più vicino.

E non è un pianeta “normale”: ha la forma di anello, con le terre esplorabili nella corona interno – particolarità che per inciso dà il nome all’intero franchise. Sulla superficie del pianeta, Master Chief guiderà i sopravvissuti della Pillar of Autumn contro i Covenant, tra un colpo di scena e l’altro.

Il gameplay – per fortuna, ci sentiamo di aggiungere – non è stato modificato nel moderno remake: nel 2001 era fenomenale, e sarebbe stato quasi un torto ritoccarlo. Certo, nella versione remake possiamo correre, e avremo a disposizione delle armi che in realtà nell’originale non c’erano e sono arrivate nei capitoli successivi, ma non sono elementi che stravolgono l’equilibrio e la purezza del gameplay del 2001. Alcuni punti del gioco, in particolare il livello Biblioteca, sono stati rivisti, ma nel complesso l’esperienza rimane la medesima.

Microsoft non ha aggiunto nemmeno il multiplayer competitivo – non c’era nell’originale, ma nei capitoli successivi è diventato un aspetto fondamentale del franchise. Potremo però giocare tutta la campagna single player insieme a un amico sulla stessa console, condividendo lo schermo, oppure fino a quattro giocatori online, e per di più in cross platform, quindi con giocatori Xbox e PS5 che condividono la stessa partita. Inutile dire che se il gioco è già bello in single player, in co-op diventa un’esperienza fenomenale.

Arrivano però, sparsi in ogni livello del gioco, i celebri Teschi nascosti, da raccogliere e attivare per modificare il gameplay del gioco: possono renderlo più semplice, indebolendo i nemici, oppure più letale, facendovi camminare sulla lava per tutto il tempo e facendovi perdere continuamente energia. Oppure introdurre elementi di gameplay come la capacità di volare o di giocare in terza persona. I Teschi sono un altro tratto distintivo del franchise, ma sono arrivati dal secondo capitolo. In questo remake sono una sorta di “retrospettiva” bonus. Interessante anche la campagna bonus Operation: Meteorite, in cui Master Chief assalta una nave Covenant un annetto prima degli eventi del gioco principale, in una sorta di gustoso prequel. L’esperienza dura circa un’oretta e non c’è motivo di perdersela.

Vale la pena giocare Halo: Campaign Evolved? Se non lo avete mai frequentato, magari per una questione di età o perché fedeli giocatori “solo PlayStation”, Halo rimane un inossidabile sparatutto che scritto le regole del genere – se oggi giochiamo abitualmente a sparatutto in cui possiamo disporre di sole due armi, o in cui l’energia si ricarica autonomamente quando ci mettiamo al riparo invece di dover raccogliere medikit, lo dobbiamo a Halo. La storia, l’ambientazione, persino la colonna sonora sono tra i più affascinanti mai creati in un videogioco, e sarebbe un peccato perderseli. Per i veterani del gioco il discorso cambia: l’aspetto visivo è letteralmente un altro pianeta, ma il gioco è rimasto pressoché identico. Sarà quindi un po’ come gustarsi una seconda volta la versione “enhanced” di un classico del grande schermo!

Halo: Campaign Evolved è disponibile su Xbox Series X|S e PC, e su entrambe le piattaforme è incluso nell’abbonamento Game Pass. Inoltre, per la prima volta, lo trovate anche su PlayStation 5. Il PEGI è 16+ e il gioco è completamente tradotto in italiano.

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