La recensione

Le eclissi killer di Saros

Esploriamo il lontano pianeta di Carcosa, per salvare i coloni dispersi ovunque. Ma chi salverà voi?
Paolo Paglianti
05.05.2026 10:00

«Saros» è una definizione astronomica che indica un ciclo di eclissi. Qua sulla Terra sono degli eventi affascinanti da seguire con le speciali lenti e cannocchiali, ma sul pianeta Carcosa, da qualche parte là fuori ai confini dello spazio conosciuto, sono eventi piuttosto frequenti e traumatici. Durante una eclissi, su Carcosa tutto diventa più spaventoso.

Il nostro alter ego Arjun, super agente della corporazione Soltari, è finito su Carcosa per cercare i sopravvissuti di tre squadre di coloni, mandati in questo remoto e sfortunato angolo del cosmo a caccia della Lucenite, una risorsa che si trova solo su questo pianeta. Appena Arjun si risveglia, emergendo da una strana pozza di melma, si rende conto che qualcosa non va da queste parti: non solo è pieno di alieni che gli sparano addosso una quantità imbarazzante di colpi, ma Arjun si ricorda che è già morto parecchie volte, su Carcosa.


Per capire cosa vi aspetta in Saros, partiamo dalla storia del developer Housemarque. Nati dalla fusione di due studios finlandesi, sono diventati famosi soprattutto per due giochi: Resogun e Nex Machina, due sparatutto frenetici molto in stile anni ’90, in cui il vostro alter ego deve letteralmente fare lo slalom tra i colpi dei nemici. I gamer li chiamano «Bullet Hell shooter», perché sono un inferno di proiettili multicolore sparati contro di voi. Sebbene possa sembrare difficile crederlo, nei giochi di questo tipo c’è sempre almeno un punto dello schermo dove potete spostarvi per evitare le migliaia di colpi che i nemici vi sparano con pattern prevedibili. Per capirci, questo è il trailer di Nex Machina:


Questa anima è rimasta costante nei giochi successivi: Saros è uno sparatutto che può sembrare apparentemente simile a giochi come Gear of War, ma in realtà è una versione evoluta di Nex Machina, con una grafica tridimensionale e quasi fotorealistica. Per esempio, ecco un classico combattimento che affronterete in Saros, dove noterete le somiglianze.

La seconda caratteristica peculiare del gioco riguarda il mondo di gioco, Carcosa. Ogni volta che ci lasciate le penne (e succederà spesso), ricominciate dalla base iniziale - quella dove emergete dalla melma, per intenderci - e la «mappa» del pianeta cambia completamente. Succedeva già in Returnal (altro titolone di Housemarque, uscito al lancio di PS5), di cui Saros è un po’ il seguito spirituale, anche se i due giochi sono distinti, con pianeti e personaggi tutti diversi. Nel caso di Returnal, affrontavate una serie di «stanze» piene di mostri, che sparavano simili ondate di proiettili tra cui fare slalom. Qui in Saros i livelli sono più lineari e continui, ma il loro layout si rinnova ad ogni «giocata», ovvero ogni volta che gli alieni vi fanno fuori.

È proprio la base del genere «roguelike»: sono giochi pensati per farvi fuori, in cui fallire fa parte del gameplay. Potete essere bravi e veloci quanto volete con il joypad, ma a un certo punto i nemici saranno così tanti che proprio non ce la farete. Ad ogni fallimento, ripartirete dalla base iniziale, conservando però la Lucenite, il materiale tipico di Carcosa – sono le «palline gialle» che lasciano i mostracci quando li fate fuori. Grazie a questa riserva che rimane appiccicata al vostro personaggio anche quando rinasce, potrete migliorare le sue abilità, rendendolo più forte, più corazzato e via dicendo.

Quando poi riuscite a superare una ambientazione del gioco, nella base troverete il modo per raggiungere quella nuova immediatamente, quindi alla fine non è che ripartite proprio sempre dall’inizio. Questo ciclo continuo di «esplora, affronta nemici, ci rimani secco e ricominci da capo» potrebbe sembrare frustrante, ma grazie all’esperienza di Housemarque nei bullet hell shooter, in Saros è incredibilmente appagante e soddisfacente. Rifarete magari lo stesso percorso diverse volte, ma sarà sempre un po’ diverso. Arrivare poi abbastanza potenti da distruggere quell’odioso boss di fine livello che vi ha già fatto fuori cinque o sei volte è una vera soddisfazione. A tenere tutto insieme, c’è anche una trama un po’ folle e dalla narrazione volutamente opaca, a metà strada tra un horror e un racconto sci-fi. Una storia che vi spinge non solo a seguire le vicende della sfortunata squadra Echelon IV, ma anche a rivivere i ricordi «terresti» del protagonista e andare a caccia dei collezionabili con schegge di informazioni su quello che è successo su Carcosa.


Lo stile unico di Saros lo rende uno dei migliori sparatutto su PlayStation 5 attualmente in circolazione – merita anche un plauso speciale per come utilizza profondamente bene il Dualshock. Chi ha giocato a Returnal si troverà a casa; se invece non avete mai provato un gioco del genere, Saros è un ottimo punto di partenza considerando che nell’evoluzione dal titolo precedente, Housemarque ha migliorato il gameplay e lo ha reso un pelo meno punitivo. Ricordatevi solo che fallirete, ma questo fa parte del gioco.

Saros è disponibile solo su PlayStation 5. Il gioco è tradotto in italiano ha un PEGI età consigliato di 12+.

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