La recensione

Resident Evil Requiem, ritorno a Raccoon City!

Due protagonisti e due modi diversi di affrontare i mostri: una con l’ingegno, l’altro con la motosega
Paolo Paglianti
19.03.2026 06:00

Trent’anni e se la passa benissimo. Il franchise di Resident Evil è nato tre decadi fa sulla prima PlayStation, quando il primo capito ha stabilito gran parte delle regole dei survival horror moderni: ci si spaventa molto, si spara poco perché le munizioni sono sempre scarsissime, e si risolvono enigmi cercando di fare lo slalom tra mandrie di mostri assetati di sangue – il nostro. Un blockbuster da oltre 180 milioni di copie vendute su cinque generazioni di console e oltre 30 titoli tra saga principale, spin-off e remake, e un successo tale da trasformare il gioco in sei film con Milla Jovovich come protagonista e una serie TV su Netflix. E non è finita, considerando che il prossimo settembre arriverà un altro film a tema Resident Evil.

Il nuovo Requiem è un po’ un ritorno alle origini della serie, visto che ci farà visitare quella Raccoon City dove è iniziato tutto, con la scoperta dei biechi esperimenti della terribile Umbrella Corporation e dei suoi mostri fuori controllo. Iniziamo l’avventura guidando Grace, una analista dell’FBI che capiamo subito essere più a suo agio davanti a un PC che impugnando la pistola d’ordinanza. Grace deve indagare sulla scena di un omicidio particolarmente efferato, che la porta proprio in quell’hotel dove, decenni prima, è stata uccisa sua madre. Neanche il tempo di rivere il trauma come si deve, che un tizio grosso come un titano e pieno di cicatrici la rapisce.

L’azione allora passa a Leon, protagonista veterano della serie dai primi capitoli, che ormai con zombi e mostri ci sa decisamente fare. Se chiunque sano di mente di fronte a un’orda di mangiacervelli scapperebbe a gambe levate, Leon vede solo bersagli da far fuori, teste da prendere a sprangate e mostracci da massacrare anche a mani nude. 

Grace finisce nei sotterranei della clinica degli orrori di Raccoon City. La ritroviamo appesa a testa in giù, in una stanza che fa paura – aggeggi medici da tutte le parti, letti con manette, stanze buie. La sua avventura è fatta di molti spaventi, pochissimi preziosi proiettili nascosti nei posti più impensabili, e una buona dose di enigmi da risolvere con astuzia. Come da tradizione del franchise, ci sono un sacco di porte e scatole chiuse, che dovremo aprire trovando codici e oggetti speciali. Naturalmente, per arrivare alle «chiavi», dovrete guidare Grace nei labirintici corridoi della clinica, evitando il più possibile zombi e mostri anche peggiori, spesso (almeno inizialmente) invulnerabili alle vostre armi. 

A fasi alterne, che scattano nei momenti salienti della trama, Leon e Grace si passano il testimone, e noi prenderemo il controllo dell’altro personaggio. In pratica, Resident Evil Requiem è due giochi in uno. Le parti di Leon sono praticamente degli sparatutto a tema zombi, dove Leon può scaricare interi caricatori della sua arma contro i mostri o addirittura farli a fette con una motosega. Quelle di Grace sono fasi piene di tensione, da survival horror più classico. Con Grace, ogni zombi è un ostacolo impegnativo. Decideremo di far fuori quel mostraccio usando i tre proiettili a nostra disposizione, o proveremo a distrarlo con rumori e bottiglie infrante? 

Sono due metà perfettamente complementari, due stili di gioco quasi agli antipodi che di sicuro rendono Resident Evil Requiem uno dei giochi meno prevedibili e scontati della saga. Personalmente, abbiamo apprezzato soprattutto le parti di Grace, concentrate nella prima metà delle 12-14 ore di gioco che portano ai titoli di coda, in cui abbiamo ritrovato gli aspetti più classici e caratteristici della serie. Le sezioni con Leon sono volutamente sopra le righe, ma non si dica che non è divertente far fuori gli zombi!

Resident Evil Requiem è disponibile su PC, Xbox Series X|S e PlayStation 5. Il PEGI età consigliata è ovviamente 18+ (alcune scene sono davvero forti!), e il gioco è totalmente tradotto in italiano. 

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