Svizzera

«A Crans Montana un weekend bellissimo, ma siamo ripiombati nell'incubo»

Lo sgomento del pubblico accorso nel comune vallesano per assistere alla Coppa del Mondo di sci: «È come se non riuscissimo mai a staccarci da questa tragedia»
Mattia Sacchi
01.02.2026 16:30

«Per un attimo sembrava di respirare qualcosa di molto simile alla normalità. Tutto ad un tratto abbiamo capito di essere tornati nell'incubo». La notizia della 41. vittima dell’incendio di Capodanno è arrivata così, mentre sulle piste di Crans-Montana si stavano svolgendo le gare di Coppa del mondo di sci. Un weekend sportivo che, per qualche ora, aveva restituito alla località l’immagine consueta delle grandi occasioni: pubblico, atleti, telecamere puntate sulle discese. Ma lontano dal traguardo, davanti al memoriale delle vittime, qualcosa aveva già iniziato a incrinarsi.

Già in mattinata, con il senno del poi, si poteva intuire che ci fosse qualcosa di anomalo: decine di troupe televisive schierate davanti ai fiori e alle candele, invece che lungo il parterre di gara. Un segnale che ha trovato conferma poche ore dopo, con l’annuncio ufficiale del Ministero pubblico vallesano: un 18.enne svizzero, ricoverato all’ospedale di Zurigo, è morto ieri, portando a 41 il numero delle persone che hanno perso la vita nel rogo del bar Le Constellation. È la prima volta, dal giorno della tragedia, che il bilancio viene ritoccato verso l’alto.

Dopo la comunicazione, il memoriale si è appunto riempito rapidamente. Centinaia di persone si sono fermate in silenzio, molte con ancora le fasce celebrative dell'evento. «Era stato un weekend bellissimo», racconta un giovane presente a Crans con un gruppo di amici. «Venerdì abbiamo cenato insieme alla nazionale svizzera di sci, poi abbiamo seguito le gare e la vittoria di Malorie Blanc. Quando abbiamo saputo della notizia ci siamo allontanati, non ci sentivamo più di festeggiare».

«Non eravamo nemmeno sicuri di venire a Crans per le gare», dice una ragazza. «Ma ormai ci eravamo organizzati e abbiamo deciso di partire lo stesso, per stare insieme, per svagarci. Questa notizia ci ha bloccati e ci ha fatto pentire di essere venuti. È come se non riuscissimo mai a staccarci da questa tragedia».

Tra i residenti, il sentimento è più duro. «Accresce ancora di più il sentimento di ingiustizia», racconta un’abitante della zona. «A Capodanno ho organizzato una festa con una quarantina di amici a casa mia e ci siamo assicurati che tutto fosse al massimo della sicurezza. Anche perché ogni anno dobbiamo fare controlli ai caminetti altrimenti prendiamo multe salatissime. E intanto, a pochi metri, succede questo a causa delle negligenze di chi gestisce locali pubblici».

In questo articolo: