«A Crans Montana un weekend bellissimo, ma siamo ripiombati nell'incubo»

«Per un attimo sembrava di respirare qualcosa di molto simile alla normalità. Tutto ad un tratto abbiamo capito di essere tornati nell'incubo». La notizia della 41. vittima dell’incendio di Capodanno è arrivata così, mentre sulle piste di Crans-Montana si stavano svolgendo le gare di Coppa del mondo di sci. Un weekend sportivo che, per qualche ora, aveva restituito alla località l’immagine consueta delle grandi occasioni: pubblico, atleti, telecamere puntate sulle discese. Ma lontano dal traguardo, davanti al memoriale delle vittime, qualcosa aveva già iniziato a incrinarsi.
Già in mattinata, con il senno del poi, si poteva intuire che ci fosse qualcosa di anomalo: decine di troupe televisive schierate davanti ai fiori e alle candele, invece che lungo il parterre di gara. Un segnale che ha trovato conferma poche ore dopo, con l’annuncio ufficiale del Ministero pubblico vallesano: un 18.enne svizzero, ricoverato all’ospedale di Zurigo, è morto ieri, portando a 41 il numero delle persone che hanno perso la vita nel rogo del bar Le Constellation. È la prima volta, dal giorno della tragedia, che il bilancio viene ritoccato verso l’alto.
Dopo la comunicazione, il memoriale si è appunto riempito rapidamente. Centinaia di persone si sono fermate in silenzio, molte con ancora le fasce celebrative dell'evento. «Era stato un weekend bellissimo», racconta un giovane presente a Crans con un gruppo di amici. «Venerdì abbiamo cenato insieme alla nazionale svizzera di sci, poi abbiamo seguito le gare e la vittoria di Malorie Blanc. Quando abbiamo saputo della notizia ci siamo allontanati, non ci sentivamo più di festeggiare».
«Non eravamo nemmeno sicuri di venire a Crans per le gare», dice una ragazza. «Ma ormai ci eravamo organizzati e abbiamo deciso di partire lo stesso, per stare insieme, per svagarci. Questa notizia ci ha bloccati e ci ha fatto pentire di essere venuti. È come se non riuscissimo mai a staccarci da questa tragedia».
Tra i residenti, il sentimento è più duro. «Accresce ancora di più il sentimento di ingiustizia», racconta un’abitante della zona. «A Capodanno ho organizzato una festa con una quarantina di amici a casa mia e ci siamo assicurati che tutto fosse al massimo della sicurezza. Anche perché ogni anno dobbiamo fare controlli ai caminetti altrimenti prendiamo multe salatissime. E intanto, a pochi metri, succede questo a causa delle negligenze di chi gestisce locali pubblici».
