Tour de Suisse

A Locarno sorride Grégoire; Pogacar dà spettacolo e poi corre in ospedale da Urska

Il francese della FDJ trionfa sulle strade ticinesi al termine di una tappa dal finale scoppiettante - Lo sloveno prima si spende per la squadra, poi si butta all’inseguimento dei battistrada, non riuscendo però nell’impresa - Brutta caduta per la sua compagna nella gara femminile
Tadej Pogacar, leader della generale. © KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER
18.06.2026 21:30

Alla vigilia della tappa ticinese del Tour de Suisse, una domanda ronzava nella testa di tutti: Tadej Pogacar sarebbe andato anche questa volta a caccia della vittoria? Un interrogativo che si era fatto più insistente in mattinata, quando si è sparsa la notizia che la compagna Urska Zigart si trovava in ospedale a seguito di una brutta caduta nella corsa femminile, causata da un dosso. «Pogi» avrebbe cercato un successo da dedicarle? Per molti chilometri la risposta sembrava scontata: no. Dopo gli sforzi profusi nella frazione inaugurale di Sondrio – nella quale il fuoriclasse sloveno, con una grandissima azione in solitaria, aveva di fatto chiuso con largo anticipo ogni discorso sulla classifica generale – oggi avrebbe approfittato del primo giorno di chiusura delle scuole nel nostro Cantone per concedersi anche lui una giornata di «vacanza». Tutto lasciava allora presagire che la corsa si sarebbe decisa all’interno del gruppetto di quattordici uomini andati in fuga nella prima parte di gara, e che all’imbocco del primo dei due GPM piazzati nel finale manteneva ancora due minuti di vantaggio sul gruppo. In effetti così è stato, con il successo che è andato al francese Romain Grégoire. Il copione, però, è stato tutt’altro che scontato. E il regista, ancora una volta, è stato proprio Tadej Pogacar.

L’aiuto e la rincorsa

Sulle rampe conclusive, lo sloveno non è però andato subito all’attacco. Tutt’altro. Per una volta ha invece svestito i panni del «cannibale» per indossare quelli del gregario di lusso, mettendosi al servizio della squadra e lavorando in prima persona per il compagno Jonathan Narvaez. Così, grazie anche al supporto della EF di Richard Carapaz (secondo nella generale), il gruppo dei migliori ha rapidamente ridotto il margine sui battistrada, portandolo sotto il minuto. Solo quando Narvaez ha ceduto, la maglia gialla si è lanciata a capofitto all’inseguimento del gruppo di testa (ormai ridotto a cinque uomini), trascinandosi a ruota Mathias Vacek, e infiammando il finale di corsa. Solo per un soffio il grande sforzo dello sloveno non è bastato a ricucire lo strappo: lui e Vacek hanno tagliato il traguardo a soli quattro secondi dal francese, che, dopo essersi attardato nell’ultima salita, è riuscito a rientrare sulla testa e a regolare i compagni di fuga in volata.

Pogacar subito da Urska

«Non ho guardato a quello che succedeva alle mie spalle», ha detto uno stremato Grégoire al termine della corsa. «Volevo solamente essere in testa all’ultima curva, a 200 metri dall’arrivo, e così ho fatto. Poi ho dato tutto quello che avevo e il margine si è rivelato sufficiente».

Sarebbe andata allo stesso modo se in casa UAE si fosse deciso di puntare da subito su Pogacar? Probabilmente no. Quel che è certo è che, alla fine della giornata, le priorità nella testa dello sloveno erano ben altre: «Ha voluto andare subito in ospedale per stare vicino alla compagna Urska», ci fa sapere Simone Pedrazzini, tra i direttori sportivi della squadra emiratina. «Dal canto nostro, oggi avevamo deciso di puntare su Narvaez. La fuga però era troppo numerosa e abbiamo controllato troppo. Inutile pensare a cosa sarebbe successo se avessimo dato subito il via libera a Tadej. Anche se devo dire che, da ticinese, sarebbe stato bello poter festeggiare un successo qui». Poco male, comunque. Come se non bastasse, infatti, il divario in vetta alla generale si è ulteriormente allargato. Il vantaggio della maglia gialla è ora di 2’50’’ su Richard Carapaz e di 3’07’’ sull’italiano Bagioli.

Un successo quasi casalingo

Come detto, in mattinata si è svolta la corsa femminile, purtroppo priva della nostra Linda Zanetti. La 24.enne di Camignolo ha vissuto una giornata difficile nel corso della prima frazione a Sondrio ed è stata costretta a gettare la spugna prima ancora di arrivare al traguardo. Sarebbe comunque stato difficile immaginarla nelle prime posizioni oggi, sul tracciato di casa, dove a giocarsi il successo sono state le atlete chiamate a fare classifica. A vincere è comunque stata un’altra grande conoscitrice di queste strade: Elisa Longo Borghini. La campionessa di Verbania ha piazzato lo strappo decisivo sull’ultima delle due salite conclusive quando ormai il gruppo, sotto il forcing di Kasia Niewiadoma (poi quarta), si era ridotto a poche unità. Per lei la gioia è stata doppia: successo di tappa e maglia gialla sfilata a Femke De Vries. «È una vittoria speciale per me, perché è molto vicino a casa» ha detto a fine corsa Longo Borghini. «A volte vengo qui ad allenarmi... avevo la mia famiglia qui che guardava la gara, i miei amici, ed è quindi fantastico». Alle sue spalle hanno chiuso la canadese Sarah Van Dam (a 30’’) e l’elvetica Steffi Häberlin (a 47’’). Quest’ultima ha approfittato di un clamoroso errore di Marlen Reusser - che a pochi chilometri dal termine ha imboccato una strada sbagliata, inducendo in fallo anche Niewiadoma - per raggiungerle e beffarle in volata. Secondi persi, per la svizzera e la polacca, che pesano: le due pagano ora in classifica generale quasi un minuto da Longo Borghini.