Sport e clima

A quanti gradi si ferma lo sport?

L’estremo caldo mette in difficoltà anche gli atleti - Parecchie federazioni hanno già preso provvedimenti - Diversi studi pubblicati evidenziano l’impatto negativo delle temperature sulle prestazioni - E il futuro non è roseo
Idratarsi e cospargere il corpo di acqua sono tra le misure più rapide per aiutare l’organismo a contrastare l’eccesso di calore. ©EPA/Thibault Camus
Maddalena Buila
11.08.2026 06:00

Fa caldo, sempre più caldo. Tutti ne risentono, anche gli atleti. I 35 gradi sul termometro hanno un impatto ben diverso se li si sopporta all’ombra di un albero o facendo uno sforzo fisico, impedendo al corpo di disperdere normalmente il calore in eccesso. Sì, il cambiamento climatico sta dando del filo da torcere anche allo sport. E il futuro è tutto fuorché roseo. Ecco perché diverse federazioni hanno già preso provvedimenti. Come la FIFA, che, al di là degli introiti finanziari che la modifica nasconde, ha introdotto l’hydration break ai recenti Mondiali americani. Ma andiamo con ordine.

Faticando sui pedali

Innanzitutto, va specificato che non è soltanto la temperatura dell’aria a decretare se per uno sportivo il contesto si fa troppo duro o meno. Ecco perché i ricercatori hanno sviluppato il WBGT, Wet Bulb Globe Temperature, ovvero un indice che tiene insieme temperatura, umidità, radiazione solare e movimento dell’aria. Un valore di 30 gradi con aria secca e vento, per capirci, non equivale a 30 gradi con umidità elevata, sole diretto e aria ferma. In quest’ultimo caso, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il corpo perde una delle sue principali capacità di raffreddamento.

Uno degli studi più interessanti pubblicati quest’anno sull’argomento è stato quello apparso su Scientific Reports lo scorso 24 febbraio. Ivana Cvijanovic e colleghi hanno analizzato cinquant’anni di condizioni di stress termico durante il Tour de France come caso di studio, per poi estendere il discorso al futuro degli sport estivi all’aria aperta in Europa. I ricercatori hanno ricostruito l’andamento orario del WBGT nel mese di luglio e lo hanno confrontato con le località attraversate dalla corsa. Ebbene, i dati emersi sono tutto fuorché rassicuranti. In Francia lo stress termico di luglio è aumentato nel corso degli ultimi decenni. A Parigi, considerando tutte le giornate di luglio dal 1974 al 2023, il WBGT ha superato i 28 °C - la soglia di alto rischio utilizzata dall’UCI - in cinque occasioni. Niente di incredibile, verrebbe da dire. Quattro di queste, tuttavia, si sono verificate dal 2014 in poi. Il Time si è invece concentrato sul Tour di quest’anno, con l’ondata di calore che ha già costretto gli organizzatori a modificare la corsa, accorciando una tappa di 30 chilometri, mentre corridori e squadre hanno dovuto ricorrere a misure straordinarie per contenere la temperatura corporea.

Troppi match bollenti

Anche nel mondo del calcio sono stati fatti degli studi. La rivista Temperature, in un lavoro pubblicato nel 2026, ha analizzato 57 partite del Mondiale per club dello scorso anno, per un totale di 1.070 osservazioni relative ai giocatori. In 31 di queste 57 partite il WBGT medio ha superato i 28 °C. Secondo gli esperti dell’American College of Sports Medicine, queste 31 partite avrebbero dovuto essere cancellate. I ricercatori hanno infatti evidenziato che sotto stress termico il calciatore non fa “semplicemente” più fatica, ma modifica il proprio comportamento fisico, riducendo il lavoro che riesce a sostenere. Un’analisi pubblicata da The Guardian dopo la conclusione del Mondiale americano ha preso invece in esame tutte le 104 partite, ricostruendo il WBGT attraverso dati meteorologici. Ebbene, 20 partite su 104, quasi una su cinque, si sono disputate con un WBGT di almeno 28 gradi, la soglia alla quale FIFPRO sostiene che una partita dovrebbe essere rinviata o spostata a un orario più fresco. Il dato più estremo riguarda Francia-Paraguay, giocata il 4 luglio a Philadelphia a una soglia di WBGT di 33,9 °C. In condizioni di calore estremo, il corpo aumenta il flusso sanguigno verso la pelle e utilizza il sudore per sottrarre caldo all’organismo. Ma se l’ambiente è troppo caldo e umido, e in aggiunta i muscoli si muovono producendo altro calore, il meccanismo diventa sempre più difficile. Da qui possono arrivare le reazioni fisiche che gli atleti, per quanto allenati, non sempre riescono a nascondere, come nausea, capogiri, debolezza e, nei casi più estremi, vomito.

Le reazioni di ATP e FIA

Il tennis non fa eccezione. Ci ricordiamo tutti l’ultimo Australian Open, quando vennero registrate temperature estremamente elevate. E proprio l’ATP ha introdotto dal 2026 una nuova Heat Rule. Quando il WBGT raggiunge 30,1 gradi, in determinate condizioni può essere attivata una pausa di raffreddamento di dieci minuti dopo il secondo set. Se il WBGT supera i 32,2, il gioco viene sospeso. Anche la Formula 1 ha dovuto adattarsi. Dal 2025 la FIA può dichiarare un Heat Hazard quando le previsioni indicano temperature ambientali di almeno 31 gradi durante Sprint o Gran Premio. In quel caso le squadre devono predisporre un sistema di raffreddamento per il pilota. Nel 2026 il sistema è diventato una parte concreta della gestione delle gare considerate a rischio.

Il problema non appare immediatamente risolvibile, ma esistono diverse opzioni che si potrebbero prendere in considerazione per permettere agli atleti di gareggiare in buone condizioni, senza che queste vadano a impattare sulla salute. Si potrebbero cambiare gli orari delle gare, con più competizioni al mattino o alla sera. Potrebbero cambiare i calendari, spostando alcuni eventi fuori dai mesi più caldi. Potrebbero aumentare le pause, le zone d’ombra, i sistemi di raffreddamento e i controlli medici. In alcuni casi potrebbe diventare necessario progettare stadi e circuiti mettendo al centro il clima. Resta però il fatto che, nonostante alcune federazioni abbiano già introdotto regole specifiche per gestire il caldo estremo, non esiste ancora una soglia universale oltre la quale lo sport debba fermarsi. Ma la questione è urgente. La World Meteorological Organization ha confermato che il periodo 2015-2025 comprende gli undici anni più caldi mai registrati e il 2026 sta già battendo tanti record. È quindi tutt’altro che assurdo immaginare che anche il mondo dello sport debba presto prendere ulteriori provvedimenti per tutelare i suoi protagonisti.