Addio a Jacques Cornu, icona svizzera delle due ruote

Il motociclismo svizzero perde uno dei suoi volti più riconoscibili, uno di quelli che hanno attraversato un’epoca lasciando un segno concreto e umano insieme. Jacques Cornu se n’è andato lunedì, a 72 anni, dopo una lunga malattia.
Meccanico di professione
La carriera del pilota di Neuchâtel comincia però lontano dai grandi circuiti e dai fari della ribalta. Cornu era meccanico di formazione ed era entrato nel mondo delle corse quasi più per necessità economica che per passione. Il costo di un’auto era infatti fuori portata per il suo stipendio, e così aveva scelto le due ruote. Una decisione pragmatica, che mai si sarebbe aspettato che si sarebbe trasformata in una carriera lunga oltre un decennio nel Motomondiale. Non subito, naturalmente. Prima del salto internazionale, Jacques si era affermato a livello nazionale, conquistando diversi titoli svizzeri alla fine degli anni Settanta. Nei primi anni Ottanta riesce a compiere il grande balzo, inizialmente come pilota privato, in un contesto in cui le differenze tecniche e di budget tra i team erano spesso determinanti. Nonostante i mezzi limitati, Cornu riesce rapidamente a farsi notare nella classe 250. Il risultato che segna la sua affermazione internazionale è il secondo posto ottenuto ad Assen nel 1984, durante il Dutch TT, una delle gare più prestigiose del calendario. Una prestazione costruita contro avversari ufficiali e con un materiale tecnico meno competitivo.
Il salto del 1985
L’anno successivo arriva la definitiva svolta. Nel 1985 diventa infatti pilota ufficiale con il progetto Parisienne, guidato da Michel Métraux. Da lì in avanti, la sua presenza nel Mondiale diventa stabile. Il periodo più prolifico del pilota neocastellano arriva però qualche anno dopo, tra il 1988 e il 1989. Sempre nella categoria 250, Cornu ottiene tre vittorie in Gran Premio - in Austria e Francia nel 1988 e in Belgio nel 1989 - chiudendo entrambe le annate al terzo posto nella classifica iridata. In totale colleziona 21 podi nel Motomondiale, risultato che lo colloca tra i campioni svizzeri della sua epoca.
Grazie all’endurance
Accanto alla carriera in pista, Cornu si distingue anche nell’endurance. Nel 1982 conquista il titolo mondiale della specialità, mentre nel 1983 vince la 24 Ore di Le Mans. Proprio le corse di resistenza rappresentano anche una base economica importante per la sua permanenza nel Motomondiale. Sono infatti i guadagni ottenuti nell’endurance a permettergli di prendere parte ai Gran Premi.
Il ritiro e la scuola
La sua carriera non è stata lineare. Diversi infortuni ne hanno condizionato il percorso, costringendolo a più riprese a fermarsi ai box e ripartire. Ogni volta, però, è riuscito a rientrare mantenendo competitività fino al ritiro, arrivato all’inizio degli anni Novanta, dopo quasi undici stagioni nel Motomondiale e oltre cento presenze. Conclusa l’attività agonistica, Cornu è rimasto legato al motociclismo attraverso la Cornu Master School, un progetto formativo dedicato ai giovani piloti e agli appassionati. L’obiettivo era trasmettere le sue conoscenze, senza però perdere di vista l’attenzione alla sicurezza in pista e su strada.
Negli ultimi anni le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate, ma Cornu aveva continuato a restare vicino al paddock e al mondo delle due ruote. La sua scomparsa chiude la parabola di un pilota che ha attraversato gli anni Ottanta partendo da condizioni non privilegiate e riuscendo a ritagliarsi uno spazio stabile ai massimi livelli del motociclismo mondiale.