Ajla e un'altra carriera: «Speravo nel ritorno della fenice»

Ajla Del Ponte è pronta a volare a Torun per andare a caccia di risultati ai Mondiali indoor. Risale a otto anni fa la sua prima, e finora unica, partecipazione. Nel 2021, sempre nella città polacca, la sprinter ticinese conquistava invece il titolo europeo. «Quel ricordo mi dà energia positiva, ma la vittoria più grande di quest’anno è stata portare a termine il mio primo inverno di allenamenti senza infortuni dopo anni di sofferenze».
Cosa direbbe Ajla Del Ponte alla sé stessa di cinque anni fa? «Buona fortuna», risponde scherzando la 29.enne. Partiamo dalla fine della nostra chiacchierata con la velocista ticinese. Dopo anni difficili, segnati da infortuni e stop forzati, Ajla ha finalmente trovato il modo di guardarsi indietro con un sorriso. «E sono la prima a essere contenta di riuscire a prendere la cosa con ironia. Ora che sono dall’altra parte possiamo anche riderci su».
Sono però serviti anni prima che riuscisse a vivere con rinnovata serenità la sua carriera sportiva. I primi segnali positivi sono arrivati a settembre dello scorso anno, quando la ticinese ha ritrovato velocità, e con essa la convocazione per la staffetta ai Mondiali di Tokyo. Là dove, nel 2021, si confermava la quinta sprinter sulla faccia della terra. Tra pochi giorni la ticinese tornerà ancora in un luogo che in passato le ha dato grande soddisfazione. A Torun, dal 20 al 22 marzo, si svolgeranno i Mondiali indoor. Lo stesso luogo in cui la 29.enne conquistava il titolo europeo indoor cinque anni fa. In Polonia, tra una manciata di giorni, ci sarà anche Ajla, grazie al tempo di 7’’15 ottenuto ai campionati svizzeri. «Sì, per me è un po’ una rivincita», ci racconta. «Non definirei la mia partecipazione una sorpresa, perché ne ero già certa dopo la gara a San Gallo. Le prime due posizioni avrebbero significato un pass per la Polonia. Mi sono presentata sulla linea di partenza per vincere. Ma in realtà l’argento conquistato per me vale molto di più. È stato fantastico tornare a gareggiare sapendo di avere tutte le carte in regola per impormi e confrontarmi con le avversarie. Sì, davvero una bella sensazione».
Il primo inverno sereno
Avevamo avuto modo di parlare di cambiamenti già lo scorso settembre, quando Ajla ci confidava di essere cambiata, diventando una velocista che non teme più nulla. All’alba della rassegna di Torun, la ticinese ce lo conferma, aggiungendo di essere diventata una versione di sé «più matura. Per cinque anni ho affrontato ogni preparazione atletica accompagnata da un problema fisico. Questo è stato il primo inverno in cui mi sono potuta allenare normalmente, senza dover modificare quasi nulla, fatta eccezione per qualche malanno stagionale. A livello fisico sono sempre stata bene. Per me questa è già una grandissima vittoria. Da qui mi porto dietro molta più maturità di quella che avevo cinque anni fa, quando andavo a Torun un po’ più spensierata e ingenua. Ora sono molto più consapevole del mio percorso, di ciò che conta davvero per me e anche di come svolgere diversamente il mio lavoro».
E con quella spensieratezza al suo fianco, Ajla conquistava il titolo europeo indoor. Non tornerà in quello stadio per la prima volta dal sette marzo del 2021. A metà febbraio, infatti, la sprinter ticinese ha partecipato a un meeting gold svoltosi proprio nella città polacca. Ciononostante, il ricordo di quella vittoria sarà vivido in lei e l’accompagnerà entrando nell’Arena. «La pista è cambiata rispetto al passato, perché è stata rinnovata in vista dei Mondiali. Non sarà dunque identica a quella in cui avevo corso anni fa, ma per me è stato bellissimo comunque tornarci. Torun è inoltre il luogo in cui ho partecipato al mio primo Mondiale indoor. Era il 2018. È un posto importante per me, che mi dà tanta energia».
Tra obiettivi e responsabilità
Energia che in Polonia Ajla proverà a trasformare in un buon tempo. Il corpo, d’altronde, risponde bene, come confermano i risultati accumulati in questa stagione. «Mi piacerebbe correre il mio miglior tempo stagionale, perché questo significherebbe ottenere la mia seconda migliore prestazione di sempre. Puntare al personale potrebbe essere troppo ottimista, ma in un campionato non si sa mai. Ho già dimostrato agli svizzeri di poter salire di livello, quindi preferisco non pormi un tetto. Arrivare in semifinale, ad ogni modo, sarà l’obiettivo minimo».
La finalissima era invece sfuggita ad Ajla e compagne ai Mondiali di Tokyo qualche mese fa. La staffetta rossocrociata si era inceppata sull’ultimo cambio, quello tra Léonie Pointet e Del Ponte. «Non abbiamo commesso errori. Semplicemente c’è stato un problema tecnico: ci hanno dato troppi piedi nella misurazione. Sono volata in Giappone per supportare le ragazze e l’ho fatto. Alla fine, poi, è toccato anche a me scendere in pista: vedere lo stadio pieno è stato bellissimo. Quando ero stata a Tokyo era vuoto. È stata un’emozione forte, fantastica, ma non mi ha destabilizzata. Ero pronta a fare il mio lavoro».
A Tokyo, insomma, Ajla ricopriva inizialmente un ruolo di supporto. Mansione che la ticinese, che a luglio spegnerà 30 candeline, ricopre forte della sua ormai lunga esperienza in pista. «In un gruppo di staffettiste non servono molte parole. Lo scopo è che la mia presenza stabile, calma e determinata trasmetta energia anche al resto della squadra. Esprimo frasi di incoraggiamento brevi e dirette, ma l’essenziale è essere pronta a sostenere le compagne quando serve».
Dieci anni spezzati in due
All’interno della squadra svizzera che volerà in Polonia, Ajla non dovrà svolgere il ruolo di supporto morale. Tuttavia, porterà con sé l’etichetta di veterana del gruppo. Sarà lei la più anziana di un team comunque molto giovane. «Molto giovane, sì, ma già di grande successo», sottolinea la ticinese. «Andremo a caccia di bei risultati». Parole al miele spese anche per Léonie Pointet, l’altra svizzera che a Torun correrà i 60 metri. «È una persona molto carina, ci siamo sempre trovate bene. La conosco da quando era più giovane ed è bello vederla esprimersi così bene sui 60 m, non è la sua disciplina prediletta. Sono segnali incoraggianti in vista dell’estate». Anche quelli lanciati da Ajla sono positivi in vista della stagione outdoor. «Sia io sia il mio allenatore Laurent abbiamo fatto tutti gli scongiuri del caso perché potessi avere un inverno di lavoro normale. E il fatto che sia successo veramente è la nostra più grande vittoria».
L’impressione è che la sprinter ticinese, da questa stagione, sia entrata in una nuova dimensione, aprendo un nuovo capitolo. «Che io sia entrata in una seconda carriera me lo hanno già detto in diversi, e mi trovo abbastanza d’accordo. È come se la mia carriera fosse stata spezzata in due. Sono 10 anni che lavoro con Laurent, la metà dei quali costellati di infortuni. Abbiamo attraversato molti periodi difficili. Per me è davvero bello poter continuare questo percorso con lo stesso allenatore e con la fiducia che si è costruita in tutti questi anni. Ad un certo punto sì, ho anche messo tutto in dubbio, arrivando a chiedermi se fossi matta. Mi dicevo che forse era meglio appendere le scarpe al chiodo, ma non l’ho fatto. Ho sempre voluto vedere se fossi in grado di fare il famoso ritorno della fenice. Il fatto che alla fine tutto sia stato ripagato è davvero bello», conclude Ajla con un sorriso.
