L'intervista

«Aspetto Gattuso al Mondiale, ce la farà al 100%, anzi al 95»

A tu per tu con Carlo Ancelotti, commissario tecnico del Brasile
© Fotoarena
Alberto Cerruti
25.03.2026 06:00

Le vacanze in Canada, nella terra della inseparabile e splendida moglie Mariann, sono ormai un ricordo lontano. Da domani a Boston, nell’amichevole contro la Francia, Carlo Ancelotti penserà soltanto al suo primo Mondiale alla guida del Brasile. Un’esperienza inedita per uno come lui, abituato ad andare in campo tutti i giorni, spinto da un intero Paese che lo ha subito adottato, come ci racconta nel suo ristorante preferito a Rio de Janeiro, città dove non era mai stato prima.

Il tecnico italiano si racconta e racconta ritmi e colori della nuova vita. «Sembrerà strano, ma come calciatore, allenatore, o semplice turista, non ero mai venuto qui. Eppure, mi sono ambientato benissimo, vivo a Barra da Tijuca dove vedo il mare davanti tutti i giorni, senza lo stress di allenare quotidianamente e così ho anche tempo per andare in palestra, fare ginnastica e correre in salita. Vivo il calcio in modo diverso e se avessi saputo che mi sarebbe piaciuto così tanto, avrei fatto prima questa scelta. Ma a parte l’aspetto personale, mi ha conquistato l’affetto dei tifosi e della gente comune. Appena esco di casa mi fermano tutti, chiedendomi foto o autografi e anche per questo, al di là delle possibili brutte sorprese in una città non del tutto sicura, mi hanno messo a disposizione due guardie del corpo che mi accompagnano ovunque».

Il Brasile non vince un Mondiale dal 2002: è l’anno buono per spezzare il digiuno?
«Il Brasile parte sempre per vincere e noi non possiamo nasconderci, poi vedremo che cosa dirà il campo. Intanto noi ci alleniamo per vincere».

E lei si allena anche per cantare l’inno?
«Lo sto studiando, ma non è facile. A Madrid ho imparato lo spagnolo e adesso prendo lezioni di portoghese per farmi capire da tutti».

Intanto ha già chiarito perché non ha richiamato Neymar, la stella del Brasile, assente da più di due anni.
«Neymar non si discute, ma non è al cento per cento fisicamente e quindi per queste due partite di preparazione ho chiamato soltanto chi sta bene».

Prima la Francia a Boston, poi la Croazia a Orlando: è il vero collaudo per il Mondiale?
«Direi proprio di sì, per questo non farò esperimenti contro due avversari difficili che ci faranno capire a che punto siamo. E dopo la prima partita con la Francia, mi farà piacere ritrovare Modric, al quale riserveremo un trattamento particolare».

Qual è stata la difficoltà principale cha ha trovato fin qui?
«Il problema di seguire i giocatori, perché i migliori sono quasi tutti in altri campionati, molti in Europa, e malgrado la tv le distanze non aiutano».

Tra quelli lontani ci sono Bremer e Wesley, gli unici due in arrivo dall’Italia: che cosa si aspetta da loro?
«Bremer è un gradito ritorno dopo tanto tempo, un rinforzo molto importante per la difesa. Wesley sta facendo benissimo nella Roma sulla fascia e potrebbe essere una delle rivelazioni».

In tema di rivelazioni, quale potrebbe essere la squadra sorpresa?
«La Norvegia, che ha stravinto il girone con l’Italia, potrà dare fastidio a tutti. È una squadra matura, in cui non c’è soltanto Haaland».

A proposito di Italia, domani giocherà contro l’Irlanda del Nord e poi eventualmente contro il Galles o la Bosnia: ce la farà il suo ex allievo Gattuso a qualificarsi?
«Gli mando un grande “in bocca al lupo” e lo aspetto al Mondiale. Ce la farà al cento per cento, anzi per scaramanzia al novantacinque per cento».

Le piacerebbe trovarsi di fronte l’Italia, o sarebbe meglio evitarla?
«Lasciamo al destino. L’unica certezza è che l’Italia si troverebbe in un girone non tremendo in cui l’unica squadra forte è la Svizzera». 

La Svizzera, però, ha già dato grossi dispiaceri all’Italia…
«Perché la Svizzera negli ultimi dieci anni è cresciuta tantissimo. Ormai è una realtà, non è più una sorpresa. Non a caso si è qualificata per il Mondiale senza passare per gli spareggi e sono convinto che supererà il girone».

Le squadre italiane, intanto, sono uscite in fretta e male dalla Champions: come lo spiega?
«La penso come Capello, che ha sottolineato la differenza di ritmo tra il campionato italiano e gli altri. Quando si alza il livello in Champions, purtroppo si nota la differenza perché non è un caso che il Napoli campione d’Italia, l’Inter finalista l’anno scorso e la Juventus non abbiano superato la prima fase, mentre l’Atalanta che lo ha fatto ha incassato dieci gol dal Bayern tra andata e ritorno».

Anche così, tornando a Modric, si spiega il fatto che a 40 anni sia ancora decisivo nel Milan?
«Modric è un caso a parte, perché con me nell’ultimo anno, quando ne aveva 39, non ha saltato un allenamento. Lui c’è con il fisico oltre che con la testa, il problema quindi è più generale e riguarda il ritmo di tutte le squadre».

Per concludere, che cosa farà dopo aver guidato il Brasile?
«Intanto penso a godermi questa meravigliosa esperienza. La Federazione mi ha già proposto il rinnovo del contratto per i prossimi quattro anni. Presto firmerò senza aspettare l’esito del Mondiale e questa è la migliore dimostrazione di stima nei miei confronti. Poi mi piacerebbe andare a vivere in Canada, un Paese meraviglioso che ho scoperto grazie a mia moglie».

Anche se Ancelotti, ormai, è un cittadino del mondo e proprio per questo sogna di vincere il Mondiale, l’unico successo che gli manca.

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