È tornato il «soccer», ma New York pensa (ancora) ai Knicks

Sembra un déjà vu, ma a New York sperano in un epilogo diverso rispetto a 32 anni fa. I ricorsi storici ci riportano al giugno del 1994. In quella torrida estate, i Mondiali di calcio sbarcano per la prima volta negli USA. Il soccer è pronto a conquistare il Nuovo Mondo. Il 17 giugno, al Soldier Field di Chicago, Diana Ross dà ufficialmente inizio alla competizione cantando l’inno e sbagliando un rigore, rovinando la coreografia. Ma Manhattan, in quei giorni, è distratta. Ha altri sport per la testa. Il 14 giugno, dopo 54 anni di attesa, i New York Rangers sono tornati a vincere la Stanley Cup, battendo i Vancouver Canucks in gara-7 della finale NHL al Madison Square Garden. Fine di una maledizione. Il 17 giugno, mentre a Chicago si apre la Coppa del Mondo, Messier e compagni sfilano a Broadway, davanti a un milione e mezzo di persone. Non è tutto: nella Grande Mela, c’è anche il basket a rubare la scena alla FIFA. L’8 giugno 1994, infatti, iniziano le NBA Finals tra Houston Rockets e New York Knicks.
Delirio al Garden
Ed è qui – a metà strada tra il soccer e il basket – che il 1994 e il 2026 vivono un cortocircuito spazio-temporale su suolo americano: da una parte la Coppa del Mondo, dall’altra i Knicks a caccia del loro terzo titolo. L’ultimo risale al 1973. Come accennato all’inizio, 32 anni fa è andata male. Tra poco vedremo come. A questo giro, invece, tutto è apparecchiato per porre fine a un’altra maledizione. I NY Rangers aspettarono 54 anni per riconquistare la Stanley, ai NY Knicks potrebbero bastarne 53 per tornare a infilarsi l’anello.
Il sogno ha preso vigore nella notte su giovedì, in una gara-4 destinata a rimanere nella storia. Al Madison Square Garden, i San Antonio Spurs sono avanti di 29 punti, lanciati verso il 2-2 nella serie. Invece, nella seconda metà della partita, i Knicks ribaltano il confronto, imponendosi 107-106, sotto gli occhi di Taylor Swift e dell’immancabile Spike Lee. Il miracolo porta la firma di Oguogua Anunoby, autore del «tap-in» decisivo a 1,2 secondi dalla sirena: Garden in delirio, festa nelle strade. «Questo deve essere il tiro più iconico nella storia del basket newyorkese» dice il coach Mike Brown, uno degli artefici di questa cavalcata insieme al leader in campo, Jalen Brunson.
Nella storia delle finali NBA, soltanto una squadra è riuscita a rimontare dall’1-3: i Cleveland Cavaliers di LeBron James, che nel 2016 ribaltarono i Golden State Warriors di Stephen Curry. Per continuare a sperare, gli Spurs di Wembanyama dovranno innanzitutto vincere gara-5, domenica notte in Texas. Ma poi, per l’eventuale gara-6, si tornerebbe a Manhattan. Sì, per la squadra di New York il titolo è vicinissimo. A condizione che non torni il braccino del 1994.
La fuga di O.J.
La finale di 32 anni fa tra i Rockets (altra squadra texana...) e i Knicks viene ricordata per più motivi. Tanto per cominciare, è la prima stagione senza Michael Jordan: dopo tre titoli di fila, la superstar dei Chicago Bulls ha deciso di dedicarsi al baseball. E mentre lui si cimenta con i Birmingham Barons, il farm team dei Chicago White Sox nella Southern League, in Alabama, la NBA cerca un nuovo re. Jordan sarebbe poi tornato per vincere altri tre titoli tra il 1996 e il 1998, ma questa è un’altra storia.
L’8 giugno 1994, a Houston, iniziano dunque le NBA Finals. Dopo quattro partite, la serie è sul 2-2. Il 17 giugno, mentre i Rangers sfilano a Broadway con la Stanley e i Mondiali di calcio debuttano a Chicago (Germania-Bolivia 1-0), il Garden accoglie gara-5. All’inizio del secondo quarto, con i Knicks in vantaggio 34-32, la NBC interrompe la trasmissione per seguire in diretta la fuga di O.J. Simpson, accusato di duplice omicidio. A bordo di una Ford Bronco bianca, l’ex stella del football è inseguita da numerose auto della polizia. Per tutta la serata, il network alterna il basket e la caccia all’uomo. Vincono i Knicks, ma l’attenzione degli americani è focalizzata sulle autostrade di Los Angeles. Alle 19.45 californiane, la fuga di Simpson termina a casa sua, dove viene arrestato. Il 20 giugno si dichiara non colpevole. Il processo, lungo 267 giorni, spaccherà l’America. Ma anche questa è un’altra storia.
L’incubo di John Starks
Il 18 giugno 1994, la nazionale USA debutta ai Mondiali di calcio contro la Svizzera. Al Silverdome di Pontiac, sobborgo di Detroit, finisce 1-1 con reti di Bregy e Wynalda, entrambe su punizione. Tra il 19 e il 22 giugno, a Houston si consuma il dramma dei Knicks. In gara-6, la squadra di Pat Riley perde 86-84. John Starks ha in mano la «tripla» della vittoria allo scadere, ma viene stoppato da Olajuwon. In gara-7, i Knicks vengono affossati dallo stesso Starks, che tira con lo 0 su 11 dalla distanza. I texani si impongono 90-84 e si laureano campioni NBA per la prima volta. Concederanno il bis nel 1995. I Knicks, invece, ci riproveranno nel 1999, venendo travolti 4-1 dai... San Antonio Spurs. Ora è tempo di rivincita. E il soccer può attendere.
