Gubitosa si riprende la SAM: «Orgoglioso di tornare, ma penso ancora all'unione con il Lugano»

«Ancora tu. Non mi sorprende, lo sai. Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?». Lucio Battisti sembra rivolgersi proprio a Robbi Gubitosa, protagonista di un nuovo ritorno sulla panchina della SAM Massagno, due anni dopo aver portato la squadra alla finale dei playoff. È un ritorno che non sorprende, appunto. «La verità, purtroppo o per fortuna, è che io e la SAM non ci siamo mai lasciati», ci dice sorridendo il quasi 53.enne (li compirà il 22 agosto, auguri!). Nelle ultime due stagioni, Gubitosa è stato infatti il general manager della società ed è tornato a operare in quel settore giovanile che lo aveva lanciato come allenatore. Dopo le parentesi con Totò Cabibbo e Alain Attallah, avare di soddisfazioni, la società ha quindi deciso di riaffidare la prima squadra a colui che la conosce meglio di tutti. «Nel 2024 dissi che era il momento giusto per fermarmi ed ero sincero. Dopo dodici anni intensi, pieni di emozioni e di crescita, sentivo che il mio ciclo si era chiuso». Ora il dietrofront: «C’è anche una ragione personale. Mia figlia è cresciuta e – sebbene lei non ne sia entusiasta (ride, ndr.) – avrò più tempo da dedicare al basket. Confesso che tornare in sella non era nei miei piani, ma la partnership con il nuovo sponsor A++ Group ha portato nuova energia, visione e ambizione. Sono stati proprio loro a chiedermi di riprendere in mano la squadra in SB League. Mi ha fatto piacere, ho avvertito la loro stima. E così, dopo averci pensato un po’, ho seguito l’istinto e l’orgoglio, dicendomi che sì, avrei potuto riprovarci». Per la terza volta, ma con una motivazione diversa: «Lo scopo non è ripetere ciò che è stato, ma costruire qualcosa di nuovo».
L'uomo giusto
Gubitosa sente di essere la persona giusta: «Nelle ultime due stagioni, ho visto giocatori rendere al di sotto del loro potenziale. Credo che ci sia stato un problema di chimica con l’allenatore. È venuta meno un po’ di motivazione. La SAM ha bisogno di un coach che metta la squadra e la società al di sopra delle proprie aspirazioni personali e di carriera». Due anni fa, Robbi aveva lasciato una squadra ambiziosa, l’unica in grado di insidiare lo strapotere dell’Olympic Friburgo. «Ma credo che anche negli ultimi due anni ci fossero i presupposti per fare meglio. L’ossatura non è mai cambiata ed è sempre stata formata dai due fratelli Mladjan e da tre americani. Io avevo qualche svizzero d’esperienza in più, ma non si trattava di elementi determinanti. Dal 2024 abbiamo effettivamente deciso di puntare maggiormente sui nostri giovani e questo non cambierà. Lo zoccolo duro deve restare ticinese. Poi, certo, tornerò a scegliere stranieri che piacciono a me. E sono convinto che arriveremo tra le prime quattro».
Il braccio destro
In questi giorni la SAM Massagno comunicherà i nomi dei tre nuovi americani e degli altri innesti. Per ora sono stati confermati i veterani Dusan e Marko Mladjan e i giovani Kian Picco, Edin Karabasic e Axel Mazambi. Dal movimento giovanile verranno inseriti anche Emmanuel Gervasoni (2008), Majk Stojicevic (2009) e Imran Yorou (2008). Gubitosa sarà affiancato da Milutin Nikolic, tecnico di grande esperienza e dalla profonda conoscenza del basket svizzero e ticinese (ha lavorato con i Lugano Tigers dal 2002 al 2005 e con la SAM nella stagione 2011-12). La sua presenza garantirà continuità fra la prima squadra e le formazioni giovanili, visto che ricoprirà anche la posizione di head coach della U23 in Prima Lega. «Con Milutin al mio fianco e con una sinergia sempre più forte con il vivaio, vogliamo dare continuità alla storia della SAM, ma anche aprire una nuova fase», afferma Robbi.
Unione delle forze
Non è un mistero che negli scorsi mesi lo stesso Gubitosa sia stato tra i più attivi promotori del progetto per una squadra unica nel Luganese e della fusione con i Tigers, soprattutto in vista del nuovo palazzetto: «Tornare ad allenare la SAM non significa rinunciare a quell’idea. Continuerò a portare avanti il progetto dell’unificazione, perché ritengo che quello sia il solo futuro possibile. Il presidente Cedraschi fa tantissimo per i Tigers, ma è solo. Unendo le forze, si potrebbe fare qualcosa di bello».

