Basket

I Tigers danno battaglia, ma il Ginevra è troppo forte

Per tre quarti abbondanti, il Lugano ha cercato di tenere viva la partita - Si è già infortunato il nuovo americano Harge - Valter Montini: «Sono comunque contento, le partite da vincere sono altre» - Ad esempio lo scontro diretto di sabato a Monthey
Andrea Broggi cerca di sfuggire alla difesa ospite. © Ti-Press/Pablo Gianinazzi
Mattia Meier
10.03.2026 22:59

Tutto come da copione all’Istituto Elvetico tra Lugano Tigers e Ginevra Lions, incrocio valido per la 22. giornata di campionato. A uscire con i due punti in tasca dalla casa bianconera sono stati i campioni in carica: netta la differenza di valori in campo, ciò malgrado i ticinesi hanno avuto per lo meno il merito di tenere il campo e dare un senso a un match già chiaramente indirizzato dagli ospiti verso i loro favori nel corso del primo quarto.

Sfortuna e orgoglio

Non ha dunque deluso le aspettative dei pronostici la sfida tra la seconda forza del campionato e la penultima. Eppure, come detto, i Tigers sono stati bravi a provare a essere migliori della distanza tecnica che li separa dai ginevrini, come pure a essere più forti della sfortuna. Appena arrivato, e debuttante sabato nel successo a Neuchâtel, l’americano Harge è dovuto rimanere seduto in panchina per tutti i quaranta minuti, vittima di un acciacco proprio negli ultimi minuti della trasferta in terra neocastellana. Non certo lo scenario ideale per una squadra già corta di suo. Certo, la sua presenza probabilmente avrebbe cambiato di poco il destino dei suoi compagni, passati dal 10-10 del 4’, frutto di un approccio decisamente aggressivo al match, al 13-23 pochi minuti più tardi (8’), colpiti da un Mbala in gran spolvero (15 punti nel primo quarto, 31 finali). Una distanza che i padroni di casa, da quel momento, non sono più riusciti a ridurre. Ma pur relegati al ruolo di inseguitori fino alla sirena finale, i ragazzi di Montini hanno per tre quarti abbondanti impedito agli avversari di chiudere la pendenza con largo anticipo, rivitalizzandosi costantemente e rispondendo ai tentativi altrui di anticipare i titoli di coda, riuscendo, pur senza mai riaprirlo davvero, a mantenere vivo l’interesse dei pochi presenti all’Elvetico. Merito anche della buona serata offensiva di Broggi e Donnelly, per tre quarti ultimo baluardo bianconero insieme a Moses, prima del risveglio sul finale di Sassella. Difficile chiedere di più di fronte a un avversario nettamente più completo e forte, uscito dai quaranta minuti in riva al Ceresio con il 57,6% dal campo (45,7% per il Lugano), 13/28 dalla lunga distanza (8/24) per i Tigers, e sole 9 palle perse contro le 9 recuperate (14 e 4 i ticinesi).

Gruppo compatto

«Sono comunque contento», dice coach Valter Montini nel dopo partita. «I ragazzi hanno risposto presente dopo che nelle ultime settimane alcune situazioni esterne e interne alla squadra avevano portato qualche nube. Invece, ho visto un gruppo coeso, con voglia di giocare fino alla fine e di farlo insieme. Questo mi fa piacere. Le partite da vincere ovviamente sono altre, a cominciare dalla prossima, per la quale spero di recuperare Harge, anche se notizie in tal senso le avremo solo nei prossimi giorni (si parla di uno strappo allo coscia, ndr.)». La partita a cui fa riferimento il coach italiano è quella di sabato prossimo a Monthey. Contro i vallesani, appaiati al momento in classifica con i bianconeri, il suo Lugano si giocherà parecchio del suo destino, legato all’accesso ai playoff. Con gli scontri diretti in parità (1-1), la vincente della sfida diretta farà un bel passo avanti rispetto alla concorrente, con ancora solo quattro giornate di stagione regolare da disputare dopo il match della Reposieux.

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