Berna, un’altra rivoluzione dopo sette anni di letargo

Tra il 2004 e il 2019, il Berna è stato capace di azzannare il campionato, lasciando agli avversari soltanto pochi resti. In quei 15 anni, la compagine capitolina ha conquistato il titolo di National League sei volte e in altre due occasioni si è dovuta arrendere solamente in finale. Tuttavia, dall’ultimo titolo in poi – risalente alla stagione 2018-19 – il club bernese si è clamorosamente fermato. Dopo l’abbuffata di titoli, gli Orsi si son presi qualche anno di letargo.
«Obiettivi mancati»
Il Berna non è più capace di vincere. Nelle ultime sette stagioni, addirittura, non è nemmeno più stato in grado di superare un singolo turno di playoff. Il loro percorso, quest’anno, si è arenato già al secondo turno dei play-in contro il Rapperswil. Un k.o. che non è passato in sordina. Emblematiche, in questo senso, le parole del dirigente Martin Plüss: «Abbiamo chiaramente mancato i nostri obiettivi e siamo consapevoli che siano necessarie delle correzioni. Abbiamo apportato i primi cambiamenti, ne seguiranno ulteriori». Già, perché in settimana sono giunte diverse novità, che si vanno ad aggiungere ad altri stravolgimenti rivelati a inizio 2026.
Procediamo con ordine, partendo da gennaio e dalle dimissioni di Marc Lüthi. Dopo ben 28 anni di attività – conditi da sette titoli nazionali e tre successi in Coppa Svizzera – Lüthi ha deciso di lasciare tutte le sue funzioni operative all’interno della società bernese. A ereditare la sua carica di CEO è stato Jürg Fuhrer. Sulla scia di questo cambiamento, inoltre, meno di un mese dopo è stato annunciato «un ampio riassetto strutturale» volto a «riorganizzare e rafforzare in modo mirato il settore sportivo e quello commerciale». Il risultato? L’ennesima rivoluzione.
Tanti, troppi cambiamenti
I problemi recenti del Berna, in fondo, sembrano provenire dall’alto. Ma negli ultimi anni, più di tutto, a regnare è stato il caos. I numeri, in questo senso, sono impietosi: si sono alternati cinque diversi direttori sportivi (Alexander Châtelain, Florence Schelling, Andrew Ebbett, Patrick Bärtschi, Diego Piceci) e sette allenatori (Kari Jalonen, Hans Kossmann, Don Nachbaur, Johan Lundskog, Toni Söderholm, Jussi Tapola, Heinz Ehlers). In tutto ciò, poi, va ricordato il quadriennio in cui a livello dirigenziale è stato coinvolto Raeto Raffainer, e non va dimenticata la figura del già citato Martin Plüss, l’unico – tra gli svariati nomi menzionati – a figurare tuttora nel club.
Plüss – tornato all’ovile nel maggio del 2024 – è una sorta di direttore sportivo supremo e si occupa di guidare tutta la divisione sportiva del club. Lui supervisiona due aree – quella legata alla prima squadra e quella adibita al settore giovanile – che il Berna ha deciso di separare.
Scartato pure il capitano
Insomma, il recente passato è stato caratterizzato da un assurdo viavai di persone, che – unito a uno spropositato numero di cariche, talvolta perfino create ex novo – ha reso tutta la struttura societaria incredibilmente articolata. E, come detto, la squadra – non poteva essere altrimenti – ne ha pagato le conseguenze. Stando agli sviluppi emersi in settimana, a lasciare il club saranno in diversi: nello staff non sono stati confermati l’head coach e l’allenatore dei portieri (Heinz Ehlers e Simo Vehviläinen), mentre a livello di roster – con tanti giocatori giunti in scadenza di contratto – non si sono meritati un rinnovo Aleksandr Iakovenko, Andri Henauer, Victor Ejdsell, Mike Sgarbossa e Noah Fuss. A breve, infine, verranno ufficializzate le partenze di Hardy Häman Aktell, Joël Vermin e – udite udite – pure del capitano delle ultime due stagioni, ossia Ramon Untersander. Con loro, infatti, si sta cercando una soluzione consensuale per terminare un accordo ancora in essere.
Il Berna, in sostanza, sta cercando di fare piazza pulita e rimediare agli errori, parecchi, commessi negli ultimi anni. Lo storico blocco svizzero – considerando il ritiro di Simon Moser, passato nelle vesti di team manager, e la permanenza certa del solo Tristan Scherwey – si è ormai sciolto, mentre il pacchetto stranieri – spesso assai deludente – è destinato a rivoluzionarsi una volta di più. Altre novità, in tal senso, potrebbero arrivare sul fronte portieri, dopo il fallimento dell’operazione Adam Reideborn. Il Berna, non a caso, pare essere sulle tracce di Connor Hughes.
Alla riconquista del pubblico
Il club si augura di riassaporare, al più presto possibile, il gusto del successo e riavvicinare un pubblico sempre presente in massa, anche se in misura minore rispetto al passato. Altre realtà – pensiamo a Zurigo, Friburgo e Losanna – hanno investito sulle proprie piste, colmando una parte del gap che avevano nei confronti degli Orsi. Anche da questo punto di vista, però, qualcosa si sta muovendo. L’annuncio di un rafforzamento pure del settore commerciale – con tanto di nuova figura, il Chief Sales Officier – è infatti orientato verso il progetto di una nuova pista. I mezzi, è evidente, ci sono. Per svegliarsi dal letargo, però, servono anche le idee giuste.
