Brilla la stella di von Allmen: il re assoluto della velocità

Von Allmen, von Allmen e ancora von Allmen. Un, due, tre: stella! Sì, ai Giochi di Milano-Cortina brilla una stella ed è quella di Franjo. Il bernese - laureatosi campione olimpico già in discesa libera e poi in combinata, in coppia con Tanguy Nef – ha conquistato la medaglia più preziosa pure in superG. Un tris di ori, in appena cinque giorni, dal sapore leggendario e che consacra il rossocrociato come il protagonista assoluto di questa rassegna a cinque cerchi. Nel settore maschile dello sci alpino, sin qui, ha vinto sempre lui. Le note del Salmo svizzero - che una volta di più sono risuonate in quel di Bormio - hanno peraltro accompagnato sul podio anche Marco Odermatt, terzo di giornata e premiato quindi con il bronzo.
Un trionfo da record
La prima partecipazione alle Olimpiadi di Franjo von Allmen non poteva andare meglio di così. Letteralmente. L’elvetico, infatti, ha sbaragliato la concorrenza, vincendo ognuna delle tre gare alle quali ha preso parte, riscrivendo la storia - svizzera e non solo - dei Giochi. Sulla mitica Stelvio, il 24.enne è stato incoronato in qualità di re indiscusso della velocità. Mai nessuno - nel settore maschile, mentre tra le donne c’era riuscita Michaela Dorfmeister a Torino 2006 - aveva centrato la doppietta discesa libera-superG. Lui, invece, grazie a un’altra prova magistrale si è messo nuovamente davanti a tutti. E, non bastasse, nel mezzo ci ha pure infilato un oro in combinata. Un tris olimpico in una sola edizione – prima di lui, nello sci alpino, Toni Sailer (1956), Jean-Claude Killy (1968) e Janica Kostelic (2002) – che lo lancia già tra gli atleti elvetici più vincenti ai Giochi invernali.
«Non mi rendo ancora bene conto di quello che sta succedendo» - ha raccontato l'eroe di Boltigen, un piccolo Comune della Simmental ormai divenuto la nuova capitale dello sci alpino. «In questo momento, tutto si incastra alla perfezione. Basti pensare alla combinata a squadre, dove Tanguy mi ha salvato, poiché io non avevo fornito la migliore delle mie prestazioni. In superG – ha continuato - ho avuto la fortuna di avere un numero di pettorale basso, perché successivamente la pista è diventata un po' più lenta. Onestamente, quando ho tagliato il traguardo non pensavo davvero che la mia prova sarebbe bastata per salire sul podio».
Non è più «soltanto» discesista
Un campione di umiltà, Franjo. Forse perfino troppo severo con sé stesso. Lui, che seguendo alcune indicazioni essenziali recapitategli in partenza, ha saputo sciare in maniera diretta, senza però eccedere in termini di aggressività. Una sbavatura appena – quella commessa tra il secondo e il terzo intertempo – gli ha fatto perdere qualche centesimo di secondo nei confronti dei rivali, in una prova altrimenti pressoché impeccabile.
Malgrado il suo primo successo in Coppa del Mondo – giunto a Wengen, nel 2025 – sia arrivato proprio in superG, è sempre parso chiaro a tutti che - per caratteristiche, fisiche e tecniche - von Allmen fosse maggiormente adatto per la disciplina regina, la discesa libera. Lì, sulla Stelvio, ha fatto valere i favori del pronostico, mentre oggi – dove l’uomo più atteso era sì uno svizzero, ma non lui – ha saputo imporsi con sorprendente autorevolezza. È pur vero, però, che dei segnali – di inequivocabile crescita – vi erano pur stati, in stagione. Tanto che i tre podi di CdM ottenuti in superG quest’anno, equivalgono a quelli raccolti nel resto della sua ancor giovane carriera. E chissà, allora, che questo prestigiosissimo trionfo non possa essere replicato anche in futuro.
Il bronzo insperato di Odi
E se il bernese ha saputo volare sulle ali dell’entusiasmo, lo stesso non si può dire di un Marco Odermatt che, dal canto suo, al momento non vanta neppure la stessa leggerezza d’animo. Il nidvaldese, inutile nasconderlo, era il grande favorito in questa disciplina. «Certo - ha affermato il campione iridato in carica - avrei voluto conquistare l’oro, ma Franjo è semplicemente in forma smagliante». Alla fine, invece, Odi si è dovuto accontentare - è proprio il caso di dirlo - del bronzo, perché davanti a lui è giunto pure l’americano Ryan Cochran-Siegle (che ha così confermato l’argento di quattro anni or sono). Un podio, per certi versi, addirittura insperato. «Finendo al terzo posto con il pettorale numero 10 - ha spiegato - non mi aspettavo di vincere una medaglia. Pensavo che almeno un altro atleta mi avrebbe scavalcato in classifica».
Così, invece, non è stato. Odermatt, comunque, ha dimostrato di non aver completamente assimilato questa pista, nonostante le sei occasioni (tra i tre allenamenti, la discesa libera, la discesa valida per la combinata e il superG) in cui vi ha gareggiato. E non lo ha nascosto in sede di analisi. «Nella parte bassa, in particolare, non ho avuto la pazienza necessaria e in un paio di circostanze mi sono appoggiato troppo sullo sci interno».
Occhio, il campione è gigante...
Effettivamente, il nidvaldese - a differenza del vincitore connazionale - ha commesso, qua e là, delle sbavature che lo hanno portato al di fuori della linea ideale. E ancor più delle sue parole, è stato il «non detto» a far percepire appieno la delusione di Odermatt, apparso comprensibilmente poco appagato dal risultato. D’altronde, complice lo status (impareggiabile) che si è costruito all’interno del Circo Bianco, l’elvetico porta sulle spalle un peso non indifferente. Un fardello fatto di pressioni e aspettative astronomiche che, tuttavia, non devono far dimenticare che il nidvaldese ha comunque già vinto due medaglie - più una, indesiderata, di legno - in questa edizione dei Giochi. A questo punto delle competizioni ci si aspettava qualcosa in più? Probabilmente sì, ma - a dire la verità - poteva anche andare peggio. Il bronzo in superG, soffiato al francese Nils Allegre, poteva svanire per soli 3 centesimi, mentre ne sarebbero bastati 4 in più per restare fuori dal podio anche in combinata.
È una questione di piccoli dettagli, ma Bormio, almeno finora, ci sta restituendo un’immagine più umana del fuoriclasse rossocrociato, apparso finalmente battibile, vulnerabile. Ora, per lui, un breve riposo: «Poi ci sarà l'ultima occasione per conquistare l'oro» - ha detto Odi, che ha messo nel mirino una gara - la sua gara - che potrebbe riconsegnarci il campione elvetico in tutta la sua grandezza: il gigante di sabato.
Altra delusione per Monney
A differenza del nidvaldese - che può per l’appunto consolarsi con due medaglie, nella speranza di una terza - in questi Giochi non ci saranno più occasioni per Alexis Monney. Il friburghese - 10. e meno veloce rispetto alle prove in discesa libera - non ha nascosto la sua delusione. Infine, è giunto in 9. posizione il quarto rossocrociato in gara, Stefan Rogentin, autore del suo miglior risultato olimpico.
