Seconda Lega

200 volte Islamaj: «Tanti no per restare al Melide»

Lo storico capitano dei gialloblù: «Il no più difficile al Mendrisio di Roberto Gatti»
© Flavio Monticelli
Riccardo Vassalli
05.05.2026 06:00

Il Melide si coccola Sherbim Islamaj e l’attaccante gialloblù fa altrettanto. Una storia d’amore calcistico che manda al diavolo chi recrimina sull’assenza di bandiere nel mondo del calcio. Per amore di una maglia e di una società si possono dire no (anche) a progetti più strutturati e, diciamolo apertamente, e «rimborsi spese» difficilmente rifiutabili. Lo insegna bomber Islamaj, capitano storico del Melide, protagonista indiscusso della scalata dei gialloblù fino alla categoria regina del calcio regionale e oggetto dei desideri di tante, tantissime, società negli anni.

Dalla Quarta Lega alla Seconda: la cavalcata del Melide ha avuto in «Bim» il proprio punto di riferimento. Un legame calcistico che lo scorso weekend ha raggiunto l’importante e prestigiosa cifra delle 200 presenze. «Sono molto contento e orgoglioso di aver centrato questo traguardo con la società per me più importante della mia piccola carriera».

«Arrivai a Melide per questioni di amicizia e non mi sarei mai aspettato di starci così a lungo. I ricordi più belli sono sicuramente le due promozioni degli scorsi anni, ma sono sicuro che arriveranno altre soddisfazioni personali e di squadra».

Bomber capace di segnare reti a grappoli, Islamaj – abbiamo detto – è stato spesso il nome in cima alla lista dei desideri di tanti allenatori e società. «È vero, negli anni ho rifiutato molte chiamate sia in Ticino sia oltre Gottardo? La più clamorosa? Una Prima Lega in Svizzera interna». Il no più difficile da pronunciare, invece, è quello detto al Mendrisio di Roberto Gatti, sempre in Prima Lega. «Forse mi sarebbe piaciuto confrontarmi a livelli più alti quando l’età lo permetteva, ma non ho rimpianti e devo dire di essere felice così».

Oggi 31enne, bomber Islamaj si gode il Melide e i suoi affetti: «Da cinque mesi sono diventato papà e la famiglia è più importante del calcio, ma questo sport occupa sempre una grossa fetta dei miei pensieri».

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