QUARTA LEGA

«Drina Iragna, dove il pallone diventa famiglia»

Il presidente Milomir Djokic: «I risultati contano certo, ma è importante come si ottengono»
Riccardo Vassalli
06.10.2026 06:00

Quarantasei anni di storia, una nuova sala multiuso e un'identità che non si smarrisce. Il Drina Iragna, in Quarta Lega, è molto più di una squadra: è un punto di riferimento per chi nel pallone cerca amicizia prima ancora della classifica. Ne parla il presidente Milomir Djokic, attivo anche come allenatore nel Team 2 Ponti Allievi E.

Cosa significa, a livello personale, presiedere un club come il Drina Iragna?

«Molto più che gestire una società calcistica. Per me è una questione di passione, responsabilità e appartenenza. Significa dedicare tempo ed energie a un progetto che unisce persone con storie, culture e percorsi diversi, accomunate dall'amore per il calcio. Vedere nascere amicizie e un senso di famiglia che va oltre il campo è una soddisfazione».

Il calcio dilettantistico è spesso il primo motore di integrazione. Qual è la storia più bella di chi ha trovato da voi una seconda famiglia?

«Non c'è una storia sola, ma l'insieme di tante esperienze grazie a un'identità ben precisa. C'è chi arriva per giocare e col tempo trova un gruppo di amici, persone su cui contare, un ambiente in cui sentirsi accolto. Quando provenienze diverse condividono vittorie, sconfitte e momenti di vita, capisci che il calcio può diventare una seconda famiglia».

Da voi sono passati giocatori con un passato importante, come l'ex Super League Igor Mijatovic. Come si convince chi ha calcato palcoscenici importanti?

«Bisogna offrire qualcosa che vada oltre la categoria e il risultato. Chi ha un passato importante conosce già il calcio ad alto livello, ma può avere voglia di ritrovare il piacere di giocare, senza pressioni, in un ambiente sereno e genuino. Noi proponiamo un gruppo unito e un'atmosfera familiare, e la nuova sala multiuso ci aiuterà molto. Questi giocatori sono uno stimolo per tutta la squadra, perché condividono conoscenze ed esperienze».

Sul campo, quali sono gli obiettivi societari?

«Essere competitivi e affrontare ogni partita con la voglia di vincere. Vogliamo crescere e migliorare, mantenendo l'equilibrio tra ambizione sportiva e spirito dilettantistico. I risultati contano, ma conta altrettanto il modo in cui li raggiungiamo».

Come vede il club tra cinque anni? C'è il sogno di un settore giovanile o preferite restare un'isola felice per giocatori maturi?

«Vorrei un Drina più unito, solido e presente sul territorio, con una prima squadra competitiva e i Seniori sempre attivi. Le squadre 40+ e 50+ dimostrano che la passione non ha età e sono le prime ad aiutare quando si organizzano feste ed eventi: ne sono fiero. I giovani sono un'idea interessante, ma servono risorse, persone e organizzazione: non vogliamo fare il passo più lungo della gamba. Intanto alleno gli Allievi E del TP2, dove gioca mia figlia, una realtà ben organizzata con cui vorrei collaborare».

Il grazie finale va a dirigenti e comitato: «Siamo davvero una bella realtà».

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