Giubiasco, crescita e ambizioni partono sempre dai giovani

A Pietro Minotti basta voltarsi indietro per misurare la strada percorsa. Una ventina di bambini nella Scuola calcio, allora. Oltre 150 oggi. L’US Giubiasco, intanto, è entrata in una nuova dimensione. La collaborazione con il FC Lugano, l’approdo nel calcio Footeco ed Elite e il label «ASF Quality Club» non sono piovuti dal cielo. Anzi. Sono il frutto di un progetto cresciuto un passo alla volta o «mattoncino dopo mattoncino», per dirla con le parole del presidente Pietro Minotti.
Presidente Minotti, quali sono stati i primi pensieri al contatto con il Lugano?
«Sorpresa e orgoglio. Non capita tutti i giorni che una società professionistica scelga un club amatoriale, anche se, parlando di giovani, la distinzione conta poco. Per il Giubiasco è stato un segnale forte: il lavoro degli ultimi anni era stato notato da un club prestigioso. Una soddisfazione e la conferma che la strada intrapresa era quella giusta».
Come procedono i rapporti con i bianconeri?
«Subito intensi: il lavoro per arrivare pronti il 1. luglio 2026 era molto. Il dialogo è fitto ed è nato un rapporto di fiducia. Collaboriamo con persone che fanno della serietà e della professionalità pilastri: nella crescita dei ragazzi sono fondamentali».
Questa partnership era già un vostro obiettivo?
«No, entrare nella gestione del calcio Footeco ed Elite non era un traguardo prefissato. Si procede un passo alla volta, mattoncino dopo mattoncino. Non sono da voli pindarici: prima si lavora in silenzio e si dimostra, poi si pensa all’obiettivo successivo. La partnership è stata una conseguenza logica di quanto costruito».
È difficile conservare l’identità del Giubiasco con un partner simile?
«La forza di un club consiste nel mantenere la propria identità, sapendo adattarsi ai cambiamenti. Siamo cresciuti grazie alle nostre idee, ma soprattutto per il lavoro e la passione di collaboratori e volontari. Il Lugano ci ricorda la responsabilità assunta e ci spinge a migliorare, prendendo esempio da chi vive il calcio come professione. Cresciamo senza perdere di vista ciò che siamo».
Siete il primo club ticinese con il label «ASF Quality Club». Che valore ha?
«È attribuito alle società che si distinguono per qualità gestionale, organizzazione e sviluppo sostenibile. Il percorso, durato un anno, ci ha permesso di confrontarci con club virtuosi della Svizzera tedesca e romanda, individuando pregi e aspetti da migliorare. Il label corona il cammino compiuto, ma è soprattutto un nuovo punto di partenza: attueremo le misure pianificate per continuare a crescere».
Qual è il bilancio dei primi mesi del calcio d’élite?
«È positivo e lo confermano ragazzi e genitori. Integrare il calcio Footeco ed Elite presentava difficoltà, ma il lavoro precedente ci ha permesso di farci trovare pronti. Abbiamo rafforzato gli ambiti amministrativo e sportivo e possiamo contare su staff preparati. Il punto debole sono le infrastrutture. Nel Bellinzonese manca un centro sportivo d’eccellenza come quelli presenti altrove, penso all’Al Maglio nel Sottoceneri. Mi auguro che la politica comprenda la necessità di investire, altrimenti le strutture rischiano di limitare la formazione».
La nuova dimensione aumenta la pressione sulla prima squadra?
«Non direttamente. Ho sempre distinto la formazione dei giovani dall’attività della prima squadra. Il Lugano non ci ha scelti per la categoria in cui militiamo, bensì per la qualità del settore giovanile. All’inizio era giusto concentrare le forze sulla Scuola calcio e sugli allievi: la solidità di una società si costruisce dalla base. Ora vogliamo alzare il livello della prima squadra e riportarla in categorie superiori, offrendo ai nostri ragazzi la possibilità di proseguire il percorso più in alto. È un obiettivo di medio termine».
Questo Giubiasco ha le carte in regola per tornare in Seconda Lega?
«Abbiamo gli elementi per provarci: giovani promettenti dei nostri allievi, giocatori con esperienza in categorie superiori, un allenatore forte e uno staff che gode della nostra fiducia. A fare la differenza sarà la fame dei giocatori. Vincere è difficile e ci sono diverse squadre costruite per la promozione. Dobbiamo lavorare e farci trovare pronti. Poi, come sempre, sarà il campo a emettere il verdetto».
